IL PENSIERO DEL GIORNO

19 LUGLIO 2017


Oggi Gesù ci dice: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,27). 

Il Nuovo Testamento (Ed. Paoline): Gesù può parlare di tutti i misteri perché è il “Figlio” che vive in stretta relazione con il Padre: dipende da lui rivelare a chi vuole ciò che gli “è stato dato”.

Conoscere Dio per lo più non significa averne una conoscenza teorica, ma farne l’esperienza attraverso la storia (cfr. Is 41,20; Sal 9,11); significa anche il riconoscimento di Dio (Rm 1,19); nel Nuovo Testamento ciò avviene attraverso il Cristo (cfr. 1Cor 4,6).


Benedetto Prete (Vangelo secondo Matteo): Il passo 11,25-27 non ha un nesso stretto con il contesto; Matteo lo introduce con un’espressione indeterminata (in quel tempo). Il versetto è concepito ed espresso alla maniera semitica; Cristo “benedice” (altri traducono: io ti lodo; io ti celebro) il Padre non per aver nascosto i misteri del regno (cf. Mt 13,11) ai sapienti, ma per averli rivelati ai piccoli. I sapienti sono i Farisei ed i loro dottori; i piccoli (letteralmente: i fanciulli, gli infanti) designano i discepoli.
Agli umili, ai semplici, ai sinceri è dato penetrare nel mistero del regno di Dio; a coloro invece che vanno superbi per la propria conoscenza della Scrittura (la Legge) non è dato penetrare nel piano della sapienza divina (cf. 1Corinti l,19-31). La vera sapienza che Cristo richiede non è lo studio compiacente della Legge, ma l’accettazione delle verità che egli annunzia. L’abbandono fiducioso dei semplici a Cristo permette loro di superare le difficoltà che presentano i misteri della rivelazione. Il detto supera la circostanza storica che lo ha suggerito al Maestro; esso non è rivolto unicamente agli Ebrei presenti, ma agli uomini di ogni tempo. Non l’in­telligenza altera e soddisfatta di sé, ma l’intelligenza umile e sinceramente aperta alla verità accoglie il mistero di Dio e ne intravede le manifestazioni create. Le verità propriamente eccelse non sono quelle che l’uomo scopre con la perspicacia della sua intelligenza, ma quelle che Dio gli rivela. Giustamente questo versetto è considerato come «la perla» del Vangelo di Matteo.
V. 27 Passo di stile giovanneo. Il testo dimostra che la tradizione dei Sinottici conosceva la filiazione divina di Cristo. Gesù ha tutto ciò che possiede il Padre e lo manifesta a chi vuole. La presenza in Matteo e Luca (Lc 10,21-22) di questo passo di contenuto giovanneo costituisce una preziosa testimonianza per la storicità del IV vangelo.

Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Padre rivelato dal Figlio

238 In molte religioni Dio viene invocato come “Padre”. Spesso la divinità è considerata come “padre degli dèi e degli uomini”. Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo. Ancor più Dio è Padre in forza dell’Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele, suo “figlio primogenito” (Es 4,22). È anche chiamato Padre del re d’Israele. In modo particolarissimo Egli è “il Padre dei poveri”, dell’orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezione amorosa.

239 Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità, che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, pur essendone l’origine e il modello: nessuno è padre quanto Dio.

240 Gesù ha rivelato che Dio è “Padre” in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo Unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11,27).

241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come “il Verbo” che “in principio [...] era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1), come colui che “è immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), e “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3).

242 Sulla loro scia, seguendo la Tradizione Apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è “consostanziale” al Padre, cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato “il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre”.


Vangelo secondo Matteo

11,25-27 Questi versetti sono d’una grandezza e d’un peso particolari. Possiamo mettere in evidenza due concetti:

Richard Gutzwiller (Meditazioni su Matteo)

In primo luogo la preghiera del Signore. È un canto di lode al Padre che è nei cieli, perché ha rivelato ai piccoli e ha nascosto ai dotti e ai sapienti.
I dotti si vantano della propria dottrina. Credono di saper tutto e sono inaccessibili alla parola di Dio.
I sapienti sono convinti di saper fare tutto. Perciò non hanno bisogno dell’aiuto di Dio. I piccoli invece sono consci di non sapere nulla delle cose risolutive. Stanno di fronte all’infinita grandezza di Dio, consapevoli della propria piccolezza e debolezza, pronti perciò ad accettare riconoscenti la forza che viene dall’alto. L’orgoglio della sapienza e la presunzione rendono inaccessibili alla grazia. La condizione preliminare necessaria della fede è l’umiltà. Soltanto l’uomo che riconosce i confini della propria sapienza e del proprio potere è capace d’accogliere la parola e l’azione di Dio. Il Signore abbandona a se stesso colui che crede di potersi aiutare da solo, e tutto finisce nel nulla. Il nichilismo è la conseguenza logica della filosofia dell’uomo senza Dio, come la grandezza in Dio è la teologia del credente.
Il secondo concetto è l’autorivelazione di Gesù. Le parole, «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, eccetto il Figlio», sono l’espressione della sua identità con il Padre. Soltanto uno ha la piena conoscenza del Figlio: il Padre, il quale genera attraverso la conoscenza della propria perfezione la sua immagine spirituale, il Figlio. E soltanto uno possiede la piena conoscenza del Padre: il Figlio, che è l’immagine del Padre, a cui perciò non può mancare nulla di ciò che ha il Padre. Egli è il Figlio e dice: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio». È la perfetta unità e identità del Padre e del Figlio. Tutti gli altri conoscono il Padre soltanto nella misura in cui il Figlio lo comunica, quindi attraverso la sua rivelazione.
Queste parole sono come un fulmine che divide le nuvole, come un passeggero aprirsi del cielo. Esse ci mostrano Cristo su un piano completamente diverso, completamente diviso dagli uomini. Eppure parla con voce umana. È l’autorivelazione dell’Uomo-Dio.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** I piccoli stanno di fronte all’infinita grandezza di Dio, consapevoli della propria piccolezza e debolezza, pronti perciò ad accettare riconoscenti la forza che viene dall’alto.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.



Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo...