IL PENSIERO DEL GIORNO

3 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice:  “Tu seguimi” (Gv 21,22).


Pietro per ben tre volte aveva rinnegato il Maestro, ora per tre volte dichiara il suo amore e la sua predilezione per Gesù: l’antica ferita del tradimento è stata così risanata. Solo ora, al termine di questo lungo cammino di purificazione, può, finalmente, risuonare nel cuore di Simone la voce di Dio che lo invita alla sequela: «E detto questo aggiunse: “Seguimi”» (Cf. 13,36: Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli risponde Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi»). La sequela è sempre un dono di Dio, mai iniziativa dell’uomo


Paolo VI 

Domandiamo umilmente al nostro Maestro Gesù: noi, chi siamo? Qual è, davanti a Lui, la nostra identità?
Una prima risposta ci è subito data. Noi siamo dei chiamati. Il nostro Vangelo comincia dalla nostra vocazione. (Ci sembra lecito ravvisare nella storia degli Apostoli quella di noi Sacerdoti). Per quanto riguarda dunque i primi che Gesù scelse come suoi, la storia evangelica è chiarissima e bellissima. L’intenzione del Signore è palese, e, considerata nel quadro messianico e poi nel quadro dell’economia del cristianesimo, interessantissima. È Gesù che prende l’iniziativa; Egli stesso lo farà notare: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» Gv 15,16); e le scene semplici e deliziose, che ci presentano la chiamata dei singoli discepoli, rivelano l’attuazione precisa di scelte determinate (cfr. Lc 6,13), sulle quali ci piacerà meditare.
Chi Egli chiama? Non sembra ch’Egli abbia riguardo alla classifica sociale dei suoi eletti (cfr. 1Cor 1,27), e non sembra nemmeno che Egli voglia profittare di chi con superficiale entusiasmo si esibisce (cfr. Mt. 8,19-22).
Questo disegno evangelico ci riguarda personalmente. Ripeto: noi siamo dei chiamati. La famosa questione della vocazione tocca la personalità e il destino di ciascuno di noi...


Pastores dabo vobis (35)

Ogni vocazione cristiana trova il suo fondamento nell’elezione gratuita e preveniente da parte del Padre «che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà».
Ogni vocazione cristiana viene da Dio, è dono di Dio. Essa però non viene mai elargita fuori o indipendentemente dalla Chiesa, ma passa sempre nella Chiesa e mediante la Chiesa, perché, come ci ricorda il Concilio Vaticano II, «piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse».
La Chiesa non solo raccoglie in sé tutte le vocazioni che Dio le dona nel suo cammino di salvezza, ma essa stessa si configura come mistero di vocazione, quale luminoso e vivo riflesso del mistero della Trinità santissima. In realtà la Chiesa, «popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», porta in sé il mistero del Padre che, non chiamato e non inviato da nessuno,tutti chiama a santificare il suo nome e a compiere la sua volontà; custodisce in sé il mistero del Figlio che dal Padre è chiamato e mandato ad annunciare a tutti il Regno di Dio e che tutti chiama alla sua sequela; ed è depositaria del mistero dello Spirito Santo che consacra per la missione quelli che il Padre chiama mediante il Figlio suo Gesù Cristo.
La Chiesa, che per nativa costituzione è «vocazione», è generatrice ed educatrice di vocazioni. Lo è nel suo essere di «sacramento», in quanto «segno» e «strumento» in cui risuona e si compie la vocazione di ogni cristiano; e lo è nel suo operare, ossia nello svolgimento del suo ministero di annuncio della Parola, di celebrazione dei Sacramenti e di servizio e testimonianza della carità.
Si può cogliere ora l’essenziale dimensione ecclesiale della vocazione cristiana: non solo essa deriva «dalla» Chiesa e dalla sua mediazione, non solo si fa riconoscere e si compie «nella» Chiesa, ma si configura - nel fondamentale servizio a Dio - anche e necessariamente come servizio «alla» Chiesa. La vocazione cristiana, in ogni sua forma, è un dono destinato all’edificazione della Chiesa, alla crescita del Regno di Dio nel mondo.
Ciò che diciamo di ogni vocazione cristiana trova una sua specifica realizzazione nella vocazione sacerdotale: questa è chiamata, mediante il sacramento dell’Ordine ricevuto nella Chiesa, a porsi al servizio del Popolo di Dio con una peculiare appartenenza e configurazione a Gesù Cristo e con l’autorità di agire nel nome e nella persona di lui Capo e Pastore della Chiesa. In questa prospettiva si comprende quanto scrivono i Padri sinodali: «La vocazione di ciascun presbitero sussiste nella Chiesa e per la Chiesa: per essa una simile vocazione si compie. Ne segue che ogni presbitero riceve la vocazione dal Signore attraverso la Chiesa come un dono grazioso, una gratia gratis data (charisma). È proprio del Vescovo o del superiore competente non solo sottoporre ad esame l’idoneità e la vocazione del candidato, ma anche riconoscerla. Un simile elemento ecclesiastico inerisce alla vocazione al ministero presbiterale come tale. Il candidato al presbiterato deve ricevere la vocazione non imponendo le proprie personali condizioni ma accettando anche le norme e le condizioni che la Chiesa stessa, per la sua parte di responsabilità, pone».


Catechismo degli Adulti (542)

La vita consacrata è dono divino

La vita consacrata è «dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore». Essa «imita più da vicino e rappresenta permanentemente nella Chiesa quella forma di vita che il Figlio di Dio scelse per se stesso quando venne nel mondo a fare la volontà del Padre, e che poi propose ai discepoli che lo seguivano». Ha il suo prototipo nell’esperienza di quei primi seguaci di Gesù. Tra quanti credono in lui, alcuni sono chiamati a lasciare per la causa del regno di Dio abitazione, professione e famiglia, abbracciando l’ideale della perfetta castità, che non tutti possono capire, «ma solo coloro ai quali è stato concesso» (Mt 19,11). Rinunciando ai beni materiali e al matrimonio, seguono più da vicino il Maestro e si dedicano più liberamente al servizio apostolico. Assumendo uno stile di vita diverso dall’ordinario, professano più apertamente la fede in lui e diventano un segno più evidente della nuova vicinanza di Dio e dell’inizio di un mondo nuovo che si compirà nella risurrezione futura, quando «non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo» (Mt 22,30)


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**  Noi siamo dei chiamati.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Dio onnipotente ed eterno, che ci dài la gioia di portare a compimento
i giorni della Pasqua, fa’ che tutta la nostra vita sia una testimonianza del Signore risorto. Egli è Dio, e vive e regna con te...