IL PENSIERO DEL GIORNO

2 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice:  “Mi vuoi bene” (Gv 21,17).


Gv 21,15-19: Pietro sull’esempio di Gesù buon pastore, che dà la vita per le sue pecore, deve pascere il gregge con amore e non per vergognoso interesse. Gesù riabilita Pietro dopo il suo tradimento, lo costituisce capo degli Apostoli e gli affida una missione unica. Infine, gli predice il martirio, con questa morte egli avrebbe glorificato Dio. A Roma Pietro concluderà «con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio. La sede di Roma, dopo queste migrazioni di San Pietro, venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge» (Benedetto XVI).


Catechismo della Chiesa Cattolica

765: Il Signore Gesù ha dotato la sua comunità di una struttura che rimarrà fino al pieno compimento del Regno. Innanzitutto vi è la scelta dei Dodici con Pietro come loro capo. Rappresentando le dodici tribù d’Israele, essi sono i basamenti della nuova Gerusalemme. I Dodici e gli altri discepoli partecipano alla missione di Cristo, al suo potere, ma anche alla sua sorte. Attraverso tutte queste azioni Cristo prepara ed edifica la sua Chiesa.

880-881: Cristo, istituì i Dodici “sotto la forma di un collegio o di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro”. “Come san Pietro e gli altri Apostoli costituirono, per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi,  successori degli Apostoli, sono tra loro uniti”. Del solo Simone, al quale diede il nome di Pietro, il Signore ha fatto la pietra della sua Chiesa. A lui ne ha affidato le chiavi; l’ha costituito pastore di tutto il gregge. “Ma l’incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio  degli Apostoli, unito col suo capo”. Questo ufficio pastorale di Pietro e degli altri Apostoli costituisce uno dei fondamenti della Chiesa; è continuato dai vescovi sotto il primato del Papa.

552-553: Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto. Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Nostro Signore allora gli aveva detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18). Cristo, “Pietra viva” (1Pt 2,4), assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli. Gesù ha conferito a Pietro un potere specifico: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Il “potere delle chiavi” designa l’autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, “il Buon Pastore” (Gv 10,11) ha confermato questo incarico dopo la risurrezione: “Pasci le mie pecorelle” (Gv 21,15-17). Il potere di “legare e sciogliere” indica l’autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno.

882-883: Il Papa, vescovo di Roma e successore di san Pietro, “ è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia  della moltitudine dei fedeli”. “Infatti il romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”. “Il collegio o corpo episcopale non ha… autorità, se non lo si concepisce insieme con il romano Pontefice…, quale suo capo”. Come tale, questo collegio “è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del romano Pontefice”.
618: La croce è l’unico sacrificio di Cristo, che è il solo “mediatore tra Dio e gli uomini” (1Tm 2,5). Ma, poiché nella sua Persona divina incarnata, “si è unito in certo modo ad ogni uomo”, egli offre “a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale”. Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo, poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme. Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari. Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice.


Sr. Maria Pia Giudici

C’interessa cogliere che il ripetersi della domanda posta da Gesù segna un crescendo. È messo in chiara evidenza dall’uso progressivo del verbo amare che in italiano resta tale e quale ma nel testo originale vede l’alternarsi di due verbi. Gesù chiede per due volte mi ami, usando il verbo agapáō mentre Pietro risponde due volte ti amo col verbo pileo. La terza volta anche Gesù usa il verbo “pileo” che è meno intenso del primo; ma è come un volersi abbassare per raggiungere Pietro dentro il suo limite. Qui è proprio la nota esegetica circa l’uso di questi verbi del testo originale, che ci apre al significato profondo del testo e anche della sua attualizzazione per noi oggi. Gesù si rende conto che Pietro, in quel momento è incapace di “agape” [= amore fino al dono completo del dare la vita] e, nel suo infinito protendersi a salvare, si accontenta di “pileo”: un amore di amicizia profonda, dentro un rapporto di fiduciosa intimità. D’altro canto Gesù non sottace quel che chiede al leader della sua comunità di credenti: pascere vuol dire infatti procurare nutrimento, come ha fatto Gesù. Procurarlo con la Parola, l’Eucaristia, e una vita tutta donata fino al sacrificio totale di sé è quello che Gesù addita a Pietro, in una prospettiva di futuro che però è permeata di quella fiducia di cui si nutre il loro rapporto. Quel “seguimi” sfolgora di questa certezza: Gesù lo precederà sempre. E sarà Pastore e Vita, Pastore e Gioia, Pastore e Salvezza. Dentro questo testo la domanda è provocatoria e vitale per me, per te, per ogni uomo e donna. Perché AMARE È VIVERE. E AMARE GESÙ CHE È LA VITA, Colui che ha ingoiato la morte proprio per amore, mi apre i veri orizzonti della mia realizzazione personale e quella di una civiltà nuova: civiltà, appunto, non della violenza ma dell’amore. Anche il fatto che Gesù abbassa momentaneamente il tiro, usando l’espressione un po’ riduttiva di Pietro, dice che non ho da temere. Verrà anche la mia, la nostra maturazione totale. Come è avvenuta per Pietro.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** AMARE È VIVERE.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo.