IL PENSIERO DEL GIORNO
8 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie» (Sal 128,1).
Gianfranco Ravasi (I Salmi): Questo delizioso quadretto familiare - che ha reso il salmo uno dei testi liturgici del matrimonio giudaico e cristiano - mette in scena un padre soddisfatto del suo lavoro, una moglie piena di vita e di fecondità come la vite, simbolo per eccellenza dell’Israele benedetto da Dio (vedi il Salmo 80), i figli pieni di energia e di vitalità come i polloni dell’ulivo, altro albero caro alla Bibbia. Un idillio pieno di pace, di serenità, di felicità. Ma la porta della casa sembra essere aperta su Gerusalemme, alla piccola famiglia ebraica subentra la grande famiglia della nazione sulla quale scende la stessa atmosfera di pace, di serenità, di felicità. Il carme sapienziale, fiorito all’interno di una casa, sfocia così nella liturgia del Tempio ove i sacerdoti, benedicendo quella famiglia, vedono in essa il segno della protezione divina e della pace-shalom (v. 5) su tutto Israele fedele.
P. Auvray e P. Grelot
DALLA PAURA UMANA AL TIMORE DI DIO
Dinanzi ai fenomeni grandiosi, anormali, terrificanti, l’uomo prova spontaneamente il sentimento di una presenza che lo trascende e dinanzi alla quale si sprofonda nella sua piccolezza. Sentimento ambiguo, in cui il sacro appare sotto l’aspetto del tremendum, senza rivelare ancora la sua natura profonda.
Nel VT questo sentimento è equilibrato dalla conoscenza autentica del Dio vivente, che manifesta la sua grandezza terribile attraverso i segni di cui la sua creazione è piena.
Il timore di Israele dinanzi alla teofania del Sinai (Es 20,18s) ha innanzitutto come causa la maestà del Dio unico, precisamente come il timore di Mosè dinanzi al roveto ardente (Es 3,6) e quello di Giacobbe dopo la sua visione notturna (Gen 28,17). Tuttavia ad esso, quando nasce in occasione di segni cosmici che evocano l’ira divina (uragano, terremoto), si mescola un terrore d’origine meno pura. Appartiene allo scenario abituale del giorno di Jahve (Is 2,10. 19; cfr. Sap 5,2). È. ancora il terrore delle guardie del sepolcro al mattino di Pasqua (Mt 28,4). Invece il timore riverenziale che si traduce con l’adorazione è la reazione normale dei credenti dinanzi alle manifestazioni divine: quello di Gedeone (Giud 6,22s), di Isaia (6,5), o degli spettatori dei miracoli compiuti da Gesù (Mc 6,51 par.; Lc 5,9-11; 7,16) e dagli apostoli (Atti 2,43). Il timore di Dio comporta quindi modalità diverse, che concorrono, ciascuna al suo livello, ad avviare l’uomo verso una fede più profonda.
TIMORE DI DIO E FIDUCIA IN DIO
Nella vita autentica di fede il timore trova d’altronde l’equilibrio grazie ad un sentimento contrario: la fiducia in Dio. Anche quando appare agli uomini, Dio non vuole terrorizzarli. Li rassicura: «Non temere!» (Giud 6,23; Dan 10,12; cfr. Lc l,13.30), frase ripresa da Cristo che cammina sulle acque (Mc 6,50). Dio non è un potente geloso del suo potere; circonda gli uomini di una provvidenza paterna che veglia sui loro bisogni. «Non ternere!» dice ai patriarchi notificando loro le sue promesse (Gen 15,1; 26,24); la stessa espressione accompagna le promesse escatologiche rivolte al popolo sofferente (Is 41,10.13s; 43,1.5; 44,2) e le promesse di Gesù al «piccolo gregge» che riceve il regno dal Padre (Lc 12,32; Mt 6,25-34). In termini simili Dio conforta i profeti affidando loro una dura missione: essi incontreranno opposizione negli uomini, ma non devono temerli (Ger l,8; Ez 2,6; 3,9; cfr. 2 Re 1,15).
Cosi la fede in lui è la fonte di una sicurezza che elimina persino la semplice paura umana. Quando Israele in guerra deve affrontare il nemico, il messaggio divino è ancora: «Non temere!» (Num 21,34; Deut 3,2; 7,18; 20,1; Gios 8,1). Quando il pericolo è più grave, Isaia ripete la stessa cosa ad Achaz (Is 7,4) e ad Ezechia (Is 37,6). Agli apostoli, che la persecuzione attende, Gesù ripete di non temere neppure coloro che uccidono il corpo (Mt 10,26-31 par.). Una lezione ripetuta così spesso finisce per passare nella vita. Forti della loro fiducia in Dio, i veri credenti eliminano ogni timore dal loro cuore (Sal 23,4; 27, 1; 91,5-13).
Amoris laetitia
I tuoi figli come virgulti d’ulivo
14. Riprendiamo il canto del Salmista. In esso compaiono, dentro la casa dove l’uomo e la sua sposa sono seduti a mensa, i figli, che li accompagnano «come virgulti d’ulivo» (Sal 128,3), ossia pieni di energia e di vitalità. Se i genitori sono come le fondamenta della casa, i figli sono come le “pietre vive” della famiglia (cfr 1Pt 2,5). E’ significativo che nell’Antico Testamento la parola che compare più volte dopo quella divina (YHWH, il “Signore”) è “figlio” (ben), un vocabolo che rimanda al verbo ebraico che significa “costruire” (banah). Per questo nel Salmo 127 si esalta il dono dei figli con immagini che si riferiscono sia all’edificazione di una casa, sia alla vita sociale e commerciale che si svolgeva presso la porta della città: «Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori […] Ecco eredità del Signore sono i figli, è sua ricompensa il frutto del grembo. Come frecce in mano a un guerriero sono i figli avuti in giovinezza. Beato l’uomo che ne ha piena la faretra: non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici» (vv. 1.3-5). È vero che queste immagini riflettono la cultura di una società antica, però la presenza dei figli è in ogni caso un segno di pienezza della famiglia nella continuità della medesima storia della salvezza, di generazione in generazione.
15. In questa prospettiva possiamo porre un’altra dimensione della famiglia.
Sappiamo che nel Nuovo Testamento si parla della “Chiesa che si riunisce nella casa” (cfr 1Cor 16,19; Rm 16,5; Col 4,15; Fm 2). Lo spazio vitale di una famiglia si poteva trasformare in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia, della presenza di Cristo seduto alla stessa mensa. Indimenticabile è la scena dipinta nell’Apocalisse: «Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3,20). Così si delinea una casa che porta al proprio interno la presenza di Dio, la preghiera comune e perciò la benedizione del Signore.È ciò che si afferma nel Salmo 128 che abbiamo preso come base: «Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion» (vv. 4-5).
16. La Bibbia considera la famiglia anche come la sede della catechesi dei figli. Questo brilla nella descrizione della celebrazione pasquale (cfr Es 12,26-27; Dt 6,20-25), e in seguito fu esplicitato nella haggadah giudaica, ossia nella narrazione dialogica che accompagna il rito della cena pasquale. Ancora di più, un Salmo esalta l’annuncio familiare della fede: «Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli, raccontando alla generazione futura le azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiuto. Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe, ha posto una legge in Israele, che ha comandato ai nostri padri di far conoscere ai loro figli, perché la conosca la generazione futura, i figli che nasceranno. Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli» (78,3-6). Pertanto, la famiglia è il luogo dove i genitori diventano i primi maestri della fede per i loro figli. È un compito “artigianale”, da persona a persona: «Quando tuo figlio un domani ti chiederà […] tu gli risponderai…» (Es 13,14). Così le diverse generazioni intoneranno il loro canto al Signore, «i giovani e le ragazze, i vecchi insieme ai bambini» (Sal 148,12).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** La Bibbia considera la famiglia anche come la sede della catechesi dei figli.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nella tua provvidenza tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza, allontana da noi ogni male e dona ciò che giova al nostro vero bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo…