IL PENSIERO DEL GIORNO
6 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio” (Mc 12,17).
Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?: «La moneta, come indicava l’iscrizione, era data o proveniva da Cesare, di conseguenza era giusto che fosse restituita come pagamento a lui. Queste transazioni sono su un piano economico richiesto dalla vita civile, i diritti di Dio invece sono su un altro piano. Non vi è incompatibilità tra le esigenze della vita civile e i doveri religiosi che intercorrono tra l’uomo e Dio. In pratica gli Ebrei possedendo la moneta di Cesare non solo dovevano ammettere di essere soggetti al potere romano, ma in pari tempo, dovevano riconoscere di averne dei vantaggi; per questo essi sono tenuti a manifestare la loro obbedienza e sudditanza pagando il tributo all’imperatore che dà, ma vuole anche ricevere. Tuttavia il pagamento del tributo non comprometteva la loro sudditanza all’autorità di Dio. Il detto di Cristo: Rendete quel che è di Cesare a Cesare e quel che è di Dio a Dio, non contiene il principio delle due autorità parallele come se il Maestro intendesse affermare che Cesare ha un potere autonomo ed indipendente da quello di Dio. Per Gesù, come per gli Ebrei, era un fatto pacifico ed acquisito che Dio è il sovrano di tutti e che non esistono due poteri, bensì uno solo: quello di Dio al quale sono soggetti tutti i Cesari. Il Maestro, con la celebre risposta data ai Farisei ed agli Erodiani, illumina il suo programma messianico. Il messianismo di Cristo non è un movimento politico insurrezionale, destinato a liberare il popolo dal giogo romano [il pagamento del tributo testimoniava questa soggezione del popolo ebraico a Roma], ma ha un carattere spirituale; Gesù non prende nessun atteggiamento politico, poiché questo non rientrava nella sua missione, anzi riconosce il potere di Roma, poiché egli ordina di pagare il tributo a Cesare. Il Maestro sfugge al dilemma propostogli non già ricorrendo ad un compromesso, ma distinguendo i due poteri e riaffermando i sovrani diritti di Dio. La storica frase riempie di ammirazione il lettore, il quale constata che mentre Gesù, Figlio di Dio, proclama i diritti di Cesare, dall’altra parte non tutti i Cesari proclamano e riconoscono gli inalienabili e supremi diritti di Dio» (benedetto Prete, Vangelo secondo Matteo).
Catechismo della Chiesa Cattolica
Doveri dei cittadini
2238 Coloro che sono sottomessi all’autorità considereranno i loro superiori come rappresentanti di Dio, che li ha costituiti ministri dei suoi doni: “State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore [...]. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio” (1Pt 2,13.16 ). La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità.
2239 È dovere dei cittadini dare il proprio apporto ai poteri civili per il bene della società in spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà. L’amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall’ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica.
2240 La sottomissione all’autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l’esigenza morale del versamento delle imposte, dell’esercizio del diritto di voto, della difesa del paese: “Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto, il rispetto2 ( Rm 13,7). “I cristiani... abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri... Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi... Così eccelso è il posto loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo!”. L’Apostolo ci esorta ad elevare preghiere ed azioni di grazie “per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” (1Tm 2,2).
2241 Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.
2242 Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d’obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica. “Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21). “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29 ).
“Dove i cittadini sono oppressi da una autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale ed evangelica”.
2243 La resistenza all’oppressione del potere politico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando sussistano tutte insieme le seguenti condizioni: 1. in caso di violazioni certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali; 2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochino disordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo; 5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori.
Gaudium et spes, 16
Dignità della coscienza morale
Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa’ questo, fuggi quest’altro. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore: obbedire ad essa è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità tanti problemi morali che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale. Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità. Tuttavia succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità. Ma ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** L’amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall’ordine della carità.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nella tua provvidenza tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza, allontana da noi ogni male e dona ciò che giova al nostro vero bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo…