IL PENSIERO DEL GIORNO
26 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Togli prima la trave dal tuo occhio» (Mt 7,5).
Felipe F. Ramos: Al fondo di questi e di altri proverbi, si trova il principio della retribuzione, basato su una norma di parità: quello che farai a un altro, sarà fatto a te. Richiama l’attenzione la forma passiva in cui sono enunciati tanto il proverbio del giudizio come quello della misura. Chi è colui che giudicherà o che misurerà? Perché sarai giudicato e misurato? In genere, quando compare questa costruzione passiva, il soggetto è Dio: sarai giudicato o misurato da Dio. E quindi i proverbi in questione acquistano un tono paradigmatico. Chi potrà resistere al giudizio o alla misura di Dio su di noi, se egli giudica misura come noi usiamo fare col nostro prossimo?
La Bibbia è profondamente cosciente dello stato di colpevolezza in cui vive ogni uomo; e ne era cosciente anche il giudaismo contemporaneo di Gesù. È di uno dei rabbini di quel tempo la seguente affermazione: «Non giudicare il tuo prossimo, per non trovarti nella stessa situazione di essere giudicato». Questa convinzione raccomandava la dolcezza, la comprensione e la tolleranza.
Rev. D. Jordi POU i Sabater (Sant Jordi Desvalls, Girona, Spagna)
Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi
Oggi, il Vangelo mi ha ricordato le parole della Marescialla del libro Il cavaliere della rosa, di Hug von Hofmansthal: «Nel come vi è la grande differenza». Dal come facciamo una cosa cambierà molto il risultato in molti aspetti della nostra vita, soprattutto quello spirituale.
Gesù dice: «Non giudicate per non essere giudicati» (Mt 7,1). Ma Gesù aveva detto pure che dobbiamo correggere il fratello che è in peccato, e perciò è necessario avere fatto prima qualche tipo di giudizio. Lo stesso San Paolo nei suoi scritti giudica la comunità di Corinto e San Pietro condanna di falsità Anania e sua moglie. In seguito a ciò, san Giovanni Crisostomo giustifica: «Gesù non dice che non dobbiamo evitare che un peccatore desista dal peccare, dobbiamo correggerlo, certo, ma non come un nemico che cerca la vendetta, ma come il medico che applica un rimedio». Il giudizio, dunque, sembra che dovrebbe essere con l’intenzione di correggere, mai con l’intenzione di vendetta.
Ma è ancora più interessante quello che dice Sant’Agostino: «Il Signore ci avverte di non giudicare precipitosamente ed ingiustamente (...). Pensiamo, in primo luogo, se noi non abbiamo commesso qualche peccato simile; pensiamo che siamo uomini fragili, e [giudichiamo] sempre con l’intenzione di servire Dio e non noi stessi». Se quando vediamo i peccati dei fratelli pensiamo ai nostri, non ci succederà, come dice il Vangelo, che avendo una trave nell’occhio, pretendiamo cacciare una pagliuzza dall’occhio del nostro fratello (cf. Mt 7,3).
Se siamo ben formati, vedremo le cose buone e le cattive degli altri, quasi in un modo incosciente: da ciò emetteremo un giudizio. Ma il fatto di guardare le mancanze altrui dai punti di vista citati ci aiuterà nel come dobbiamo giudicare: ci aiuterà a non giudicare per giudicare, o per dire qualcosa, o per occultare le nostre mancanze o, semplicemente perché tutti fanno così. E, finalmente, teniamo soprattutto presente le parole di Gesù: «con la misura con la quale misurate sarete misurati» (Mt 7,2).
Imitazione di Cristo (Libro II, 2-3)
Non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio
Quando uno riconosce umilmente i suoi difetti, placa agevolmente gli altri e accontenta facilmente quelli che sono in collera con lui. L’umile, Dio lo protegge e lo libera; l’umile, Dio lo ama e lo consola; verso l’uomo umile, egli si china; all’umile concede largamente la sua grazia in abbondanza, lo tira fuori dall’umiliazione e lo innalza alla gloria. All’umile svela i suoi segreti, lo attira dolcemente a sé e lo invita. L’umile, subìto un affronto, non cessa di stare nella pace, perché fa affidamento su Dio e non sul mondo. Se, in primo luogo, manterrai te stesso nella pace, potrai dare pace agli altri. L’uomo di pace è più utile dell’uomo di molta dottrina. L’uomo passionale tramuta in male anche il bene e crede facilmente al male. L’uomo buono e pacifico volge tutto in bene. Colui che sta nella pace non sospetta nessuno. Colui invece che è scontento e sta nel turbamento è agitato da vari sospetti; non è tranquillo lui e non permette agli altri di vivere nella tranquillità. Spesso dice quello che non dovrebbe dire e tralascia quello che gli converrebbe piuttosto fare. Sta attento a ciò che dovrebbero fare gli altri e trascura i propri doveri. Comincia dunque ad esercitare il tuo zelo con te stesso. Solo così potrai essere giustamente zelante con il tuo prossimo.
Catechismo della Chiesa Cattolica
Il Giudizio erroneo
1790 L’essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza. Se agisse deliberatamente contro tale giudizio, si condannerebbe da sé. Ma accade che la coscienza morale sia nell’ignoranza e dia giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute.
1791 Questa ignoranza spesso è imputabile alla responsabilità personale. Ciò avviene “quando l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato”. In tali casi la persona è colpevole del male che commette.
1792 All’origine delle deviazioni del giudizio nella condotta morale possono esserci la non conoscenza di Cristo e del suo Vangelo, i cattivi esempi dati dagli altri, la schiavitù delle passioni, la pretesa ad una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell’autorità della Chiesa e del suo insegnamento, la mancanza di conversione e di carità.
1793 Se - al contrario - l’ignoranza è invincibile, o il giudizio erroneo è senza responsabilità da parte del soggetto morale, il male commesso dalla persona non può esserle imputato. Nondimeno resta un male, una privazione, un disordine. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori.
1794 La coscienza buona e pura è illuminata dalla fede sincera. Infatti la carità “sgorga”, ad un tempo, “da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera”. Quanto più prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** «Non giudicare il tuo prossimo, per non trovarti nella stessa situazione di essere giudicato». Questa convinzione raccomandava la dolcezza, la comprensione e la tolleranza.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Per il nostro Signore...