IL PENSIERO DEL GIORNO
25 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo» (Mt 10,28).
Ortensio da Spinetoli (Matteo): La proclamazione ufficiale o kerygmatica del messaggio evangelico è voluta da Gesù e dalla urgenza stessa del messaggio. Il «catacombismo» perciò e il «silenzio» in cui si vuol relegare la chiesa contrasta apertamente contro la volontà del suo fondatore. All’uno e all’altro tentativo si oppone il comando di Cristo: «Non temeteli». La parola d’ordine è ribadita come un ritornello insistente ma anche come una garanzia, un pegno di vittoria (cfr. vv. 26. 28. 31). Questa intrepida proclamazione del messaggio evangelico può richiedere anche il sacrificio della vita, ma è meglio perdere la vita presente, materiale che la vita eterna, divina. La conservazione dell’una può andare a discapito dell’altra. Gli «uomini» hanno potere sulla vita fisica, ma Dio sulla vita fisica e su quella spirituale. Temere quindi gli uomini e non temere Dio, che può perdere nella geenna corpo e anima, è rischioso. Dinanzi alla fede del cristiano ciò che uccide è la morte eterna, al resto si può sempre rimediare. La Provvidenza veglia su ciascun credente in un modo del tutto particolare. Dio che conosce il numero dei capelli del capo e si prende cura persino degli esseri di poco conto, di una coppia di passeri, non dimenticherà certamente i suoi fedeli. Nulla accade che non sia deciso e predisposto da lui: la fine degli uccelli come, ancor più, la morte dei cristiani. Questa certezza deve disporre ad accettare tutto, anche il martirio, serenamente. La fiducia in Dio non è la sicurezza di essere liberati dalla prova, ma la convinzione di saper giustificata e valorizzata la propria condanna.
La Geenna: Geenna (aramaico ge-hinnam, ebraico ge-hinnom). Nome della valle di Hinnon a Sud Ovest di Gerusalemme, quindi nome usato per indicare il luogo del giudizio e della pena. Secondo 2Re 16,3; 21,6; 23,10, la valle di Hinnon è il luogo dove si tiene il culto di Molok. Per questo Dio punirà il popolo e la valle di Hinnon si chiamerà valle della strage (Ger 7,31-34). A questa valle pensa sicuramente anche Is 66,22-24: essa diventerà un luogo di orrore. Il concetto di Geenna alla fine si distingue da quello della valle di Hinnon ed in particolare viene ad identificarsi con quello dello Sceol. Secondo testi giudaici del I sec. d.C., il peccatore dopo la morte va nella Geenna Nel Nuovo Testamento la Geenna appare pure come luogo dell’ultima pena (Mc 9,43.45.47 etc). L’ultimo giudizio viene chiamato in Mt 23,33 giudizio della Geenna
Catechismo della Chiesa Cattolica: L’Inferno
1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”.
1034 Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno... tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” (Mt 13,41-42), e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” (Mt 25,41).
1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.
1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14). Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti”.
1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole “che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9): “Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti”.
Giovanni Crisostomo (In Matth. 34, 2 s.): Il timore di Dio
“E non temete coloro che uccidono il corpo, ma che non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può e anima e corpo mandare in perdizione alla Geenna” (Mt 10,28) ... Voi temete la morte e questo timore vi trattiene dal predicare? Ebbene, proprio perché temete la morte dovete predicare, poiché solo ciò potrà salvarvi dalla morte vera. Anche se i vostri nemici vi uccideranno, per quanti sforzi facciano, non potranno toccare la più nobile parte di voi. Per questo egli non afferma che questi nemici non uccidono l’anima, ma dichiara esplicitamente che essi «non possono» ucciderla, per dimostrare che anche se lo volessero non potrebbero farlo. Dunque, se temete il supplizio, temete quello che è più terribile. Vedete che anche qui Gesù non promette ai suoi discepoli di liberarli dalla morte, ma permette che essi muoiano per elargire loro grazie ben più grandi di quelle che avrebbero ottenute se egli avesse evitato loro questo estremo dolore. È certo molto più grande convincere gli uomini a disprezzare la morte, anziché liberarli da essa. Vedete quindi che Cristo non abbandona i suoi apostoli nel mezzo del pericolo, ma dona loro un coraggio assai più forte di qualsiasi pericolo. Con brevi parole infonde in loro le verità riguardanti l’immortalità dell’anima, con due o tre espressioni incide profondamente nel cuore dei suoi discepoli la dottrina della salvezza e con altri argomenti li consola.
Per evitare, infatti, che essi si credano abbandonati da Dio nel momento in cui si troveranno in mezzo ai tormenti e al cospetto della morte, introduce di nuovo il suo insegnamento sulla provvidenza di Dio...
Se voi temete un uomo che dispone del potere di darvi la morte, quanto più dovete temere colui che può perdere la vostra anima e il vostro corpo, precipitandoli ambedue all’inferno. Non dice chiaramente di essere lui che può perdere l’anima e il corpo gettandoli nella Geenna, ma è facile trarre questa conseguenza da quanto ha detto prima, quando ha manifestato di essere il Giudice del mondo. Malgrado tutte queste esortazioni, noi facciamo ora il contrario di quanto comanda Cristo. Noi non abbiamo timore di chi può perdere le nostre anime, e temiamo invece coloro che uccidono il corpo. Eppure Dio può punire nello stesso tempo l’anima e il corpo, mentre gli uomini non solo non possono nuocere alla nostra anima, ma neppure ai nostri corpi. Essi possono, è vero, sottoporre a infiniti supplizi i nostri corpi, ma così facendo li rendono assai più gloriosi.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** ** La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Per il nostro Signore...