IL PENSIERO DEL GIORNO
24 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Ti renderò luce delle nazioni» (Is 49,6 Cf I Lettura).
Il servo Iahvè è presentato come un profeta oggetto di una predestinazione divina e di una missione che supera quella degli altri profeti poiché egli stesso sarà reso «luce delle nazioni» (v. 5). Il vecchio Simeone stringendo tra le braccia il bambino Gesù presentato al tempio, si ispirerà proprio a questo passo per proclamare l’infante «luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,32). Infine, forte della forza di Dio, compirà un’opera di liberazione e di salvezza «fino all’estremità della terra» (v. 6).
Bibbia di Gerusalemme: “Io ti renderò luce delle nazioni: questo versetto viene citato in At 13,47 per spiegare il dovere degli apostoli di predicare il Vangelo anche ai pagani (vedi anche Lc 2,32)”.
Luce delle nazioni - Isaia rivela nel suo poema che il servo è stato chiamato da Dio prima della nascita (Cf. Is 49,5); la sua missione è rivolta oltre che alla conversione d’Israele, a quella delle nazioni pagane delle quali sarà la luce: «Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra» (Is 49,6). Una missione quindi ad ampio respiro, universale: la salvezza di tutte le nazioni e la restaurazione d’Israele. Una missione la cui prospettiva è puramente spirituale. Si tratta «di un ritorno a Dio del resto purificato, dei “superstiti d’Israele”. Il compito del servo è quello di portare alla conversione, alla riconciliazione del popolo eletto con Dio, dopo la grande prova dell’esilio» (A. Poppi).
Una missione che sarà violentemente osteggiata.
Il servo sarà perseguitato e sembrerà fallire, ma proprio con questa sofferenza e con questo fallimento, Dio realizzerà il suo disegno di salvezza.
Il servo risponderà alle ingiurie con la morte vicaria e con la carità della preghiera: «io [...] offro la vita per le pecore ... Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Gv 10,15; Lc 22,34).
Il servo è il messaggero ultimo, finale della promessa fatta ad Israele in Abramo, rinnovata nel corso dei secoli attraverso le disfatte militari, le tragedie nazionali, la deportazione, l’apostasia e le infedeltà del popolo eletto. Ma deluderà le aspettative di molti; non sarà il re temporale trionfante sognato dal popolo eletto, ma l’uomo «dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3). Obbediente alla volontà di Colui che lo ha mandato, accetterà deliberatamente gli insulti, le sofferenze immeritate, atroci, devastanti.
La sua innocenza e la sua dolcezza otterranno la riconciliazione del popolo infedele con il suo Dio e insieme il recupero delle nazioni immerse nelle tenebre dell’ignoranza, del peccato e del paganesimo. Una profezia che si realizzerà pienamente in Gesù di Nazaret.
Gesù è il Servo che «è stato trafitto per i nostri delitti»: «come agnello condotto al macello» (Is 53,7) ha «consegnato se stesso alla morte» (Is 53,12) per i peccatori. Gesù è il Servo, luce delle nazioni, che ha offerto se stesso perché il mondo creda che il Padre lo ama e ha mandato il Figlio per la sua salvezza.
Natività di san Giovanni Battista
Enzo Lodi (I Santi del Calendario Romano)
Messaggio e attualità
a) Nella Messa della vigilia e della festa le orazioni sono evidenziate con due temi, che sono costitutivi dei testi evangelici dove Giovanni è presentato come il precursore del Messia «che ha preparato la via della salvezza davanti alla sua venuta» (colletta della vigilia); e «il profeta che indicò nel Cristo l’Agnello mandato ad espiare i peccati del mondo» (orazione dopo la comunione della vigilia e della festa).
b) Il prefazio della Messa del giorno con sei frasi scolpisce tutta la vita e la missione del Precursore. Anzitutto si giustifica il motivo di questa solennità, che per grado precede perfino quella della beata Vergine (che è solo festa): sono le meraviglie operate in Giovanni Battista, che fra tutti i nati di donna Dio ha eletto e consacrato a preparare la via a Cristo Signore. Infatti «presentendo la sua venuta, egli sussultò di gioia nel seno materno e nella nascita prodigiosa preannunciò la gioia della redenzione. Inoltre, solo fra tutti, Giovanni indicò finalmente l’ Agnello del nostro riscatto; poi egli battezzò nelle acque del Giordano lo stesso Figlio di Dio autore del battesimo; infine suggellò la sua testimonianza con l’effusione del sangue». Egli è dunque più che profeta (cfr. Mt 11,9), perché non solo predica la conversione in quanto è imminente il regno di Dio ma annuncia anche Cristo «presente in mezzo agli uomini» (cfr. orazione dopo la comunione).
Il profetismo di Giovanni è eroico fino al martirio; è umile fino a mettersi in disparte (Gv 3,30); integrale (regno di Dio imminente) ma non integrista, perché si proclama solo «amico dello sposo». Questa integralità di testimonianza non comporta alcun integrismo, come illustra Agostino nel suo Discorso presentato nell’ufficio di lettura, confrontando Cristo con Giovanni. È una lezione di attualità odierna dove è così difficile l’equilibrio fra l’integrità della fede e l’integrismo o il permissivismo della così detta tolleranza. La risposta del Cristo al profeta precursore è valida anche per noi: «Beato chi non si scandalizza di me» (Mt 11,2-6).
Card. Tarcisio Bertone (Omelia, 24 Giugno 2010)
Tutta la grandezza di Giovanni sta nell’essere il Precursore, il testimone di Gesù Cristo. Sul finire della sua missione, egli dirà: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali” (At 13,25). Diceva sant’Agostino che la grandezza di Giovanni sta proprio in questo: nel fatto che si sarebbe potuto fare passare per il Messia, perché la gente aveva per lui una stima così grande, aveva visto in lui in modo così evidente l’azione e la presenza di Dio che lo avrebbe riconosciuto e accettato come Messia. Ma quando Giovanni dice: “io non sono quello che voi pensate”, significa che Giovanni non ha chiesto alla gente la sua identità: chi sono io? Non è andato in prestito di una vocazione dalle attese o dalle pretese delle persone. Questa sua identità l’aveva riscoperta stando davanti a Dio nella percezione della sua volontà; e l’aveva scoperta come missione di preparazione e di attesa, quindi vissuta in funzione di un altro: “Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”. Giovanni è tutto riferito a Gesù, non solo con la voce, ma con le scelte di vita. E’ profeta non solo con le parole che dice, ma con la stessa vita e persona. Giovanni è al servizio della vera novità della storia: Gesù Cristo. Dall’incontro con Gesù sono nate in ogni tempo persone nuove, che hanno contribuito alla costruzione di un mondo nuovo.
Ogni comunità cristiana è chiamata a introdurre continuamente nella storia quella novità che genera passione per il presente e lo apre con speranza al futuro. Non una novità qualsiasi, come se tutto quello che oggi emerge o che l’uomo persegue sia costruttivo della dignità e della promozione dell’uomo, ma quella novità che nasce dal legare l’uomo, la sua origine, il suo destino, a Dio. C’è una condizione che la figura del Battista indica per realizzare tutto questo, ed è la scelta del deserto, cioè la capacità di tirarsi un po’ fuori dal flusso caotico degli eventi, non per evadere, ma per ricuperare l’essenziale e per saper cogliere meglio le domande vere, la voce del cuore e dell’intelligenza, e le risposte da dare per la costruzione della civiltà della verità e dell’amore.
In vista dell’edificazione di un mondo nuovo, basato sui presupposti evangelici, vorrei rivolgere una speciale parola di incoraggiamento alle ragazze e ai ragazzi dell’età della cresima. Ne ho incontrato un folto gruppo a Roma durante il loro pellegrinaggio, accompagnati dall’Arcivescovo, e mi piace, seppur brevemente, continuare il nostro dialogo. Cari ragazze e ragazzi, ad imitazione di Giovanni Battista, anche voi impegnatevi a crescere e fortificarvi nello spirito, costruendo rapporti di amore e di pace per voi stessi, per i vostri compagni e per il mondo presente e futuro. Coltivate, in particolare, la vostra relazione con Gesù, cercando un rapporto personale con Lui nella comunione della sua Chiesa: è nella Chiesa, infatti, che si incontra Gesù Cristo, il quale vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Lui solo può soddisfare le vostre attese più profonde e dare pienezza di significato alla vostra esistenza.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Coltivate, in particolare, la vostra relazione con Gesù, cercando un rapporto personale con Lui nella comunione della sua Chiesa.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che hai mandato san Giovanni Battista a preparare a Cristo Signore un popolo ben disposto, allieta la tua Chiesa con l’abbondanza dei doni dello Spirito, e guidala sulla via della salvezza e della pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo.