IL PENSIERO DEL GIORNO

22 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole» (Mt 6,7).

I credenti quando pregano non devono essere prolissi, come i pagani che “credono di venire ascoltati a forza di parole”. Dio conosce le nostre necessità, e se ci invita a pregare è perché possiamo prendere coscienza che tutto è dono, e amore: “Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1,17). In questa luce la preghiera del Padre nostro è la via maestra che conduce all’umiltà, e all’abbandono filiale alla Provvidenza divina.


Bibbia di Gerusalemme (Nota: Mt 6,9): Nella redazione di Matteo, il Pater contiene sette domande. Questo numero è caro a Matteo: tre volte 7+7 generazioni nella genealogia (Mt 1,17); sette beatitudini (Mt 5,3+, Mt 5,5); sette parabole (Mt 13,3+); perdonare non sette volte, ma settanta volte sette (Mt 18,22); sette maledizioni dei farisei (Mt 23,13+); sette parti del Vangelo (cfr. introduzione ai Vangeli sinottici: Matteo). Forse per ottenere questo numero sette Mt ha aggiunto al testo-base (Lc 11,2-4) la terza (cf. Mt 7,21, Mt 21,31, Mt 26,42) e la settima domanda (cfr. il «maligno»: Mt 13,19, Mt 13,38).

Catechismo della Chiesa Cattolica

“La Preghiera del Signore”

2765 L’espressione tradizionale “Orazione domenicale” (cioè “preghiera del Signore”) significa che la preghiera al Padre nostro ci è insegnata e donata dal Signore Gesù. Questa preghiera che ci viene da Gesù è veramente unica: è “del Signore”. Da una parte, infatti, con le parole di questa preghiera, il Figlio Unigenito ci dà le parole che il Padre ha dato a lui: è il maestro della nostra preghiera. Dall’altra, Verbo incarnato, egli conosce nel suo cuore di uomo i bisogni dei suoi fratelli e delle sue sorelle di umanità, e ce li manifesta: è il modello della nostra preghiera.

La preghiera della Chiesa

 2767 Questo dono inscindibile, delle parole del Signore e dello Spirito Santo che le vivifica nel cuore dei credenti, è stato ricevuto e vissuto dalla Chiesa fin dalle origini. Le prime comunità pregano la Preghiera del Signore “tre volte al giorno”, in luogo delle “Diciotto benedizioni” in uso nella pietà ebraica.

2768 Secondo la Tradizione apostolica, la Preghiera del Signore è essenzialmente radicata nella preghiera liturgica: Il Signore ci insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti egli non dice Padre mio che sei nei cieli, ma Padre nostro, affinché la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa. In tutte le tradizioni liturgiche la Preghiera del Signore è parte integrante delle Ore maggiori dell’Ufficio divino. Ma il suo carattere ecclesiale appare in tutta evidenza particolarmente nei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana.

2769 Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna (“traditio”) della Preghiera del Signore significa la nuova nascita alla vita divina. Poiché la preghiera cristiana è parlare a Dio con la Parola stessa di Dio, coloro che sono stati “rigenerati... dalla Parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23 ) imparano ad invocare il loro Padre con la sola Parola che egli sempre esaudisce. Ed ormai lo possono, perché il sigillo dell’unzione dello Spirito Santo è impresso, indelebile, sul loro cuore, sulle loro orecchie, sulle loro labbra, su tutto il loro essere filiale. Per questo la maggior parte dei commenti patristici del Padre nostro sono destinati ai catecumeni e ai neofiti. Quando la Chiesa prega la Preghiera del Signore, è sempre il Popolo dei “rinati” che prega e ottiene misericordia.

2770 Nella liturgia eucaristica la Preghiera del Signore appare come la preghiera di tutta la Chiesa. E’ lì che si rivela il suo pieno senso e la sua efficacia. Posta tra l’Anafora (preghiera eucaristica) e la Liturgia della Comunione, essa da un lato ricapitola tutte le domande e le intercessioni espresse lungo lo sviluppo dell’epiclesi, e, dall’altro, bussa alla porta del Banchetto del Regno, di cui la Comunione sacramentale è un anticipo.

2771 Nell’Eucaristia, la Preghiera del Signore manifesta anche il carattere escatologico delle proprie domande. Essa è la preghiera tipica degli “ultimi tempi”, i tempi della salvezza, che sono cominciati con l’effusione dello Spirito Santo e che si compiranno con il Ritorno del Signore. Le domande al Padre nostro, a differenza delle preghiere dell’Antica Alleanza, si fondano sul mistero della salvezza già realizzato, una volta per tutte, in Cristo crocifisso e risorto.

2772 Da questa fede incrollabile sgorga la speranza che anima ognuna delle sette domande. Esse esprimono i gemiti del tempo presente, di questo tempo della pazienza e dell’attesa, in cui “ciò che noi saremo non è stato ancora rivelato” (1Gv 3,2 ) L’Eucaristia e il “Padre nostro” sono protesi verso la venuta del Signore, “finché egli venga!” (1Cor 11,26 ).


François de La Mothe Fénelon,

Pregare significa elevare il cuore a Dio

Tutta la vita cristiana è una lunga e continua tensione del nostro cuore verso quella giustizia eterna che desideriamo ardentemente fin da quaggiù. La nostra felicità sta tutta nell’esserne sempre assetati. Questa sete costituisce veramente una preghiera: desiderate dunque senza tregua questa giustizia e non smetterete mai di pregare. Non crediate che - per pregare Dio - sia necessario pronunciare una lunga serie di parole e concentrarsi molto. Rimanere in preghiera, significa domandargli che la sua volontà si compia, suscitare qualche buon desiderio, elevare a Dio il proprio cuore, desiderare i beni che egli promette, gemere di fronte alle nostre miserie e ai pericoli di dispiacergli e di violare la sua legge. Ora questa preghiera non richiede né scienza, né metodo, né ragionamenti; non deve essere affatto un lavoro della mente: bastano un istante e un moto profondo del cuore.
Si può pregare senza bisogno di formulare un pensiero preciso; basta un movimento del cuore, che dura un attimo; questo stesso momento può essere utilizzato anche per fare qualche altra cosa. La condiscendenza di Dio verso la nostra debolezza è così grande da permetterei di dividere questo momento - secondo la necessità - fra lui e le creature. Sì, in questo momento dedicatevi alle vostre occupazioni: basta che offriate a Dio o che compiate, con l’intenzione generale di glorificarlo, le cose più comuni che vi siete impegnati a fare.
Questa è la preghiera ininterrotta a cui ci invita san Paolo (cfr. 1Tess. 5,17); preghiera che molti fedeli credono impraticabile, la cui pratica invece sarà molto facile a chiunque comprenderà che la migliore di tutte le preghiere è agire con retta intenzione, risvegliando spesso in sé il desiderio di fare tutto secondo Dio e per Dio.
Ebbene, cosa c’è di fastidioso e di scomodo in questa legge della preghiera, dato che essa si riduce solo ad acquistare l’abitudine di agire liberamente, in una vita ordinaria, per salvarsi e piacere al sovrano Maestro? È forse esigere troppo dagli uomini, volerli sottomettere a chiedere spesso a Dio ciò che non possono trovare in se stessi? Non è infatti cosa giustissima rimanere in questo stato in cui l’uomo vive in dipendenza da Dio, sentendo ad ogni istante la propria debolezza e la necessità del suo aiuto?
Per questo lo Spirito che forma i santi prega in loro e per loro «con sospiri ineffabili» (Rom. 8,26); per questo, possedendo le primizie dello Spirito Santo, desideriamo la pienezza di questo Spirito e gemiamo nell’attesa del perfetto compimento dell’adozione divina.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** ** Rimanere in preghiera significa domandare a Dio che la sua volontà si compia.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…