IL PENSIERO DEL GIORNO

21 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice: «Chi ha mani innocenti e cuore puro salirà sul monte del Signore, e starà nel suo santo luogo» (cfr. Sal 24,4.3; Antifona).


Vincenzo Paglia (I Salmi): Normalmente questo salmo è considerato legato alla liturgia di ingresso nel tempio al termine del pellegrinaggio. L’interrogativo rivolto al pellegrino giunto alla meta: «Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?» può riferirsi in verità all’intero cammino della vita del credente, come anche le scadenze liturgiche che è chiamato a vivere. Per il discepolo di Gesù possiamo perciò applicarlo all’itinerario settimanale che porta sino alla liturgia eucaristica del giorno del Signore. Ebbene, chi potrà giungere al monte santo? Chi può essere accolto all’Eucarestia? La risposta è semplice e concreta: «Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno» (v. 4). Il salmista parla di mani innocenti, ossia di mani buone, prive di violenza e di sopraffazione; parla poi di un cuore puro, ossia di un cuore pieno della parola di Dio. purificato e reso libero da ogni schiavitù, plasmato dalla generosità dell’amore.


Il Cuore nella Sacra Scrittura

Nella Sacra Scrittura il cuore non è né un semplice organo biologico, né la sede di un superficiale sentimentalismo, ma 1’«io» nascosto, la persona (1Pt 3,4), l’intimo dell’uomo (1Sam 16,7) con i vari sentimenti come: coraggio (2Cron 17,6), gioia (Dt 28,47; Gb 29,13), affetto (2Sam 15,13; Esd 6,22), preoccupazione (1Sam 9,20), dispiacere (Is 65,14; Ger 4,19). Dal cuore proviene l’impulso per operare (Es 36,2), per programmare e per volere (1Cron 22,19; Is 10,7; Ger 23,20). Il Patto con Dio è riposto nel cuore (Ger 31,33); nel cuore si avverte la nostalgia per la casa di Dio (Sal 42,5); nel cuore l’uomo percepisce la sua innocenza (Sal 24,4). Il cuore è il «posto» dove risiedono i segreti personali (Gdc 16,15.17s; lSam 9,19). L’allontanamento da Dio e lo indurimento (Es 4,21; 9,7; Is 29,13; Ez 6,9) saranno superati per mezzo della conversione e del rinnovamento operato dallo spirito di Dio (Ez 11,19; 18,31; 36,26s); l’uomo è giudicato e provato da Dio nel cuore (1Cron 29,17; Ger 11,20); perciò l’appello ad una vera, non esteriore, conversione è rivolto al cuore dell’uomo (Gl 2,12s). Nel Nuovo Testamento si parla del cuore in connessione con la gioia (Gv 16,22; At 2,26), l’amore (Fil 1,7), il desiderio (Lc 24,32; Rm 10,1), ma anche con l’ansietà (Gv 14,1), il dolore (Gv 16,16; Rm 9,2; 2Cor 2,4), i cattivi desideri (Mt 5,28; Rm 1,24; Gc 3,14). Il comportamento dell’uomo è già buono o cattivo in base al suo cuore, prima ancora che egli agisca (Mt 15,18). Dio scruta il cuore (Lc 16,15; Rm 8,27; 1Ts 2,4), in esso pone la sua legge (Rm 2,15; 2Cor 3,2) che può essere accolta nella fede (Mc 11,23; At 8,37) o può essere respinta col dubbio o con l’indurimento (Mt 13,15; Rm 1,21). Dio può aprire il cuore per accogliere il suo messaggio (Lc 24,45; At 16,14) e può condurlo al riconoscimento della sua gloria (2Cor 4,6). Lo Spirito di Dio riempie il cuore (Rm 5,5; 2Cor 1,22) e gli comunica la pace (Fil 4,7). L’amore proviene da un cuore purificato (At 15,9) e fortificato da Dio (1Ts 3,13). (Fonte: Piccolo Dizionario Biblico)


J. De Fraine e A. Vanhoye

Bisogno di un nuovo cuore.

Israele ha sempre più compreso che una religione esteriore non può bastare. Per trovare Dio occorre «cercarlo con tutto il cuore» (Deut 4,29). Israele ha compreso che deve, una volta per sempre, «fissare il suo cuore in Jahve» (1Sam 7,3) ed «amare Dio con tutto il suo cuore» (Deut 6,5), vivendo in una profonda docilità alla sua legge. Ma tutta la sua storia attesta la sua sostanziale impotenza a realizzare un simile ideale. E questo perché il male giunge fino al suo cuore. «Questo popolo possiede un cuore traviato e indocile» (Ger 5,23), «un cuore incirconciso» (Lev 26,41), «un cuore diviso» (Os 10,2). Invece di mettere la loro fede in Dio «essi hanno seguito l’inclinazione del loro cuore malvagio» (Ger 7,24; 18,12), cosicché calamità senza fine si sono abbattute su di essi. Non rimane più loro che «lacerare il loro cuore» (Gioe 2,13) e presentarsi dinanzi a Dio con un «cuore contrito, umiliato» (Sal 51,19), pregando il Signore di «creare loro un cuore mondo» (Sal 51,12). È questo appunto il disegno di Dio, il cui annuncio conforta Israele. Di fatto il fuoco di Dio è un fuoco d’amore; Dio non può aver di mira la distruzione del suo popolo; a questo solo pensiero il suo cuore si rivolta in lui (Os 11,8). Se egli ha condotto nel deserto la sua sposa infedele, lo ha fatto per parlare nuovamente al suo cuore (Os 2,16). Sarà quindi posto un termine alle prove, ed inizierà un’altra epoca, contrassegnata da un rinnovamento interiore che Dio stesso opererà. «Egli circonciderà il tuo cuore ed il cuore della tua posterità, così che tu ami Jahve tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, affinché tu viva» (Deut 30,6). Gli Israeliti non saranno più ribelli perché Dio, stabilendo con essi una nuova alleanza, «porrà la sua legge in fondo al loro essere e la scriverà nel loro cuor (Ger 31,33). Meglio ancora: Dio darà loro un altro cuore (Ger 32,39), un cuore per conoscerlo (Ger 24,7; cfr. Deut 29,3). Dopo aver aggiunto: «Fatevi un cuore nuovo» (Ez 18,31), Dio promette di realizzare egli stesso ciò che esige: «Io vi purificherò. lo vi darò un cuore nuovo, io porrò in voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne» (Ez 36,25s). Cosi sarà assicurata tra Dio e il suo popolo una unione definitiva. Questa promessa è stata adempiuta da Gesù Cristo.


Catechismo degli Adulti 907

Interiorità morale

La coscienza è una realtà complessa. L’Antico Testamento non usa quasi mai questa parola per indicare il centro intimo dell’uomo; si serve di un termine equivalente: cuore. Il cuore è la sede di pensieri, ricordi, sentimenti, desideri, progetti e decisioni, che poi emergono e traboccano all’esterno. Esso ha grande rilevanza morale. Con il cuore si distingue il bene dal male; si ama il Signore Dio e lo si tradisce; si ascolta la sua parola e la si respinge. Il cuore può essere indurito, traviato, sordo, cieco; oppure al contrario, per la grazia di Dio, può essere contrito, convertito, puro, nuovo.
L’insegnamento di Gesù, in conformità con l’Antico Testamento, pone il cuore al centro della vita morale. Dal cuore vengono i pensieri, le parole e le azioni, buone e cattive. Nel cuore nascono la fede e l’incredulità. La nuova giustizia evangelica trascende l’osservanza esteriore; esige un cuore retto, purificato dall’orgoglio, dalla cupidigia, dalla lussuria, da ogni disordine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). La luce interiore deve rischiarare l’intera condotta, come l’occhio limpido rischiara tutto il corpo e la lampada accesa sul candelabro rischiara la casa.
Nell’etica biblica il cuore si identifica in definitiva con l’uomo in quanto soggetto morale. Anche gli scritti apostolici del Nuovo Testamento si pongono su questa linea. Inoltre con lo stesso significato usano frequentemente la parola “coscienza”. La coscienza può essere buona o cattiva, macchiata o purificata, sincera o falsa, debole o forte. Nella coscienza tutti gli uomini, anche i pagani, portano scritta la legge morale: «Quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono» (Rm 2,15). La coscienza cristiana è l’uomo nuovo in Cristo, divenuto consapevole di sé nella fede. Egli vive «la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera» (1Tm 1,5). Attua le esigenze di essa, seguendo i suggerimenti dello Spirito Santo, cercando di «discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2) nelle situazioni concrete, vigilando su tutta la sua condotta. Nella coscienza si fa sentire la chiamata di Dio, che propone sia i valori e le norme, che orientano il cammino, sia gli appelli personali, che indicano i singoli passi da compiere.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Il comportamento dell’uomo è già buono o cattivo in base al suo cuore, prima ancora che egli agisca.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…