IL PENSIERO DEL GIORNO
17 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Il Signore è buono e grande nell’amore» (Dal Salmo 102 [103]; Cf. Antifona al Salmo responsoriale).
Angelo Lancellotti (I Salmi, Edizioni San Paolo): Il salmo 103 è annoverato fra le «perle» del Salterio non solo per la profonda spiritualità e la delicatezza del sentimento religioso che in esso si avvertono, ma anche per la originalità della sua composizione e l’alto senso poetico che lo pervade. Il Salmo 103 si può accostare molto bene al Salmo 23, il salmo del «Buon Pastore» e, per altri aspetti, al Salmo 71.
Il nostro salmo si presenta come un inno che celebra la «grande misericordia» di Jahwèh che si china sulla altrettanto grande miseria dell’uomo. Ma si tratta di un inno sbocciato da un cuore, da un individuo che ha sperimentato nella sua anima e nella sua esistenza tutta la ricchezza della divina bontà; un inno, dunque, innestato su un canto individuale di «azione di grazie», in cui il profondo senso di gratitudine ha consentito al salmista di superare i ristretti confini della sfera personale portandolo alla considerazione e contemplazione del divino comportamento a pro del popolo eletto e dell’umanità in genere segnato da fondamentale liberalità ed attiva volontà di salvezza. Per l’alto grado di maturità del suo pensiero religioso, come anche per alcuni aramaismi che si notano nella sua lingua, la composizione del nostro salmo viene riportata generalmente all’epoca postesilica tardiva. Genere letterario: inno sviluppato su un canto di ringraziamento individuale. Divisione: autoincitamento introduttivo (l-2); inno alla divina misericordia (3-13); il contrasto della caducità dell’uomo (14-18); lode finale a Jahwèh troneggiante in cielo (19-22).
Da una Catechesi di Benedetto XVI (22 Giugno 2011)
Il popolo di Dio che prega: i Salmi
Il Salterio si presenta come un “formulario” di preghiere, una raccolta di centocinquanta Salmi che la tradizione biblica dona al popolo dei credenti perché diventino la sua, la nostra preghiera, il nostro modo di rivolgersi a Dio e di relazionarsi con Lui. In questo libro, trova espressione tutta l’esperienza umana con le sue molteplici sfaccettature, e tutta la gamma dei sentimenti che accompagnano l’esistenza dell’uomo. Nei Salmi, si intrecciano e si esprimono gioia e sofferenza, desiderio di Dio e percezione della propria indegnità, felicità e senso di abbandono, fiducia in Dio e dolorosa solitudine, pienezza di vita e paura di morire. Tutta la realtà del credente confluisce in quelle preghiere, che il popolo di Israele prima e la Chiesa poi hanno assunto come mediazione privilegiata del rapporto con l’unico Dio e risposta adeguata al suo rivelarsi nella storia. In quanto preghiere, i Salmi sono manifestazioni dell’animo e della fede, in cui tutti si possono riconoscere e nei quali si comunica quell’esperienza di particolare vicinanza a Dio a cui ogni uomo è chiamato. Ed è tutta la complessità dell’esistere umano che si concentra nella complessità delle diverse forme letterarie dei vari Salmi: inni, lamentazioni, suppliche individuali e collettive, canti di ringraziamento, salmi penitenziali, salmi sapienziali, ed altri generi che si possono ritrovare in queste composizioni poetiche.
Nonostante questa molteplicità espressiva, possono essere identificati due grandi ambiti che sintetizzano la preghiera del Salterio: la supplica, connessa al lamento, e la lode, due dimensioni correlate e quasi inscindibili. Perché la supplica è animata dalla certezza che Dio risponderà, e questo apre alla lode e al rendimento di grazie; e la lode e il ringraziamento scaturiscono dall’esperienza di una salvezza ricevuta, che suppone un bisogno di aiuto che la supplica esprime.
Nella supplica, l’orante si lamenta e descrive la sua situazione di angoscia, di pericolo, di desolazione, oppure, come nei Salmi penitenziali, confessa la colpa, il peccato, chiedendo di essere perdonato. Egli espone al Signore il suo stato di bisogno nella fiducia di essere ascoltato, e questo implica un riconoscimento di Dio come buono, desideroso del bene e “amante della vita” (cfr Sap11,26), pronto ad aiutare, salvare, perdonare. Così, ad esempio, prega il Salmista nel Salmo 31: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso […] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa» (vv. 2.5). Già nel lamento, dunque, può emergere qualcosa della lode, che si preannuncia nella speranza dell’intervento divino e si fa poi esplicita quando la salvezza divina diventa realtà. In modo analogo, nei Salmi di ringraziamento e di lode, facendo memoria del dono ricevuto o contemplando la grandezza della misericordia di Dio, si riconosce anche la propria piccolezza e la necessità di essere salvati, che è alla base della supplica. Si confessa così a Dio la propria condizione creaturale inevitabilmente segnata dalla morte, eppure portatrice di un desiderio radicale di vita. Perciò il Salmista esclama, nel Salmo 86: «Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre, perché grande con me è la tua misericordia: hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi» (vv. 12-13). In tal modo, nella preghiera dei Salmi, supplica e lode si intrecciano e si fondono in un unico canto che celebra la grazia eterna del Signore che si china sulla nostra fragilità.
Proprio per permettere al popolo dei credenti di unirsi a questo canto, il libro del Salterio è stato donato a Israele e alla Chiesa. I Salmi, infatti, insegnano a pregare. In essi, la Parola di Dio diventa parola di preghiera - e sono le parole del Salmista ispirato - che diventa anche parola dell’orante che prega i Salmi. È questa la bellezza e la particolarità di questo libro biblico: le preghiere in esso contenute, a differenza di altre preghiere che troviamo nella Sacra Scrittura, non sono inserite in una trama narrativa che ne specifica il senso e la funzione. I Salmi sono dati al credente proprio come testo di preghiera, che ha come unico fine quello di diventare la preghiera di chi li assume e con essi si rivolge a Dio. Poiché sono Parola di Dio, chi prega i Salmi parla a Dio con le parole stesse che Dio ci ha donato, si rivolge a Lui con le parole che Egli stesso ci dona. Così, pregando i Salmi si impara a pregare. Sono una scuola della preghiera.
Laudis canticum (1 Novembre 1970)
La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 83: AAS 56 (1964), p. 121), nel senso che ognuno partecipa a questa preghiera, che è propria dell’intero corpo. Questa perciò esprime la voce della diletta Sposa di Cristo, i desideri ed i voti di tutto il popolo cristiano, le suppliche e le implorazioni per le necessità di tutti gli uomini.
Ma questa preghiera riceve la sua unità dal cuore di Cristo. Il nostro Redentore ha voluto infatti che quella vita che aveva iniziato con le sue preghiere e col suo sacrificio, durante la sua esistenza terrena, non venisse interrotta per il volgere dei secoli nel suo Corpo mistico, che è la Chiesa (Pio XII, Encicl. Mediator Dei, 20 novembre 1947, n. 2: AAS 39 (1947), p. 522). Avviene, perciò, che la preghiera della Chiesa è insieme la preghiera che Cristo con il suo Corpo rivolge al Padre (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra LiturgiaSacrosanctum Concilium, 85: AAS 56 (1964), p. 121). Mentre dunque recitiamo l’Ufficio, dobbiamo riconoscere l’eco delle nostre voci in quella di Cristo e quella di Cristo in noi (Cf S. AGOSTINO, Enarrationes in ps. 85, n. 1).
Perché questa caratteristica della nostra preghiera risplenda più chiaramente, è indispensabile che quella soave e viva conoscenza della sacra Scrittura (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 24: AAS 56 (1964), pp. 106-107) che emana dalla Liturgia delle Ore, rifiorisca in tutti, in modo che la sacra Scrittura diventi realmente la fonte principale di tutta la preghiera cristiana. Soprattutto la preghiera dei salmi, che senza interruzione accompagna e proclama l’azione di Dio nella storia della salvezza, deve essere compresa con rinnovato amore dal popolo di Dio. Perché sia raggiunto più facilmente questo scopo è necessario che il significato inteso dalla Chiesa, quando canta i salmi nella Liturgia, sia studiato più assiduamente dal clero e sia comunicato anche ai fedeli mediante opportuna catechesi. Questa più estesa lettura della sacra Bibbia, non solo nella Messa ma anche nella nuova Liturgia delle Ore, farà sì che venga continuamente ricordata la storia della salvezza e annunziata con grande efficacia la sua continuazione nella vita degli uomini.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...