IL PENSIERO DEL GIORNO

16 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice: «Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna» (Mt 5,29).

Ortensio da Spinetoli (Matteo): Il consiglio di Gesù a lasciarsi amputare la mano o a cavare l’occhio (il destro indica la parte preferita) è un’iperbole ordinata a sottolineare la gravità del pericolo.
Nel Talmud (Niddā 13.b) si legge: «non commettere adulterio, né con la mano, né col piede o con l’occhio o col cuore» (cfr. Mc 9, 45, l’unico evangelista che fa menzione del piede). L’occhio e la mano non indicano particolari modi o gradi di adulterio (col cuore, con lo sguardo, con le azioni), ma ricordano i mezzi indispensabili della fornicazione.


Catechismo della Chiesa Cattolica

La Nuova Legge

1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata. È opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: «Io stipulerò con la casa d’Israele [...] un’alleanza nuova [...] Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (Eb 8,8.10).

1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità, si serve del Discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo: «Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana... Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana».

1972 La Legge nuova è chiamata legge d’amore, perché fa agire in virtù dell’amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; legge di libertà, perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l’impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo «che non sa quello che fa il suo padrone» a quella di amico di Cristo «perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15), o ancora alla condizione di figlio erede.


Giovanni Paolo II (Discorso ai giovani dei Paesi Bassi 14 maggio 985)

Voi avete ancora molti pregiudizi e sospetti nell’incontrare la Chiesa

 [Cari giovani] Voi avete ancora molti pregiudizi e sospetti nell’incontrare la Chiesa. Mi avete fatto sapere che voi considerate spesso la Chiesa come un’istituzione che non fa che promulgare regolamenti e leggi. Voi pensate che essa metta molti parapetti nei diversi campi: la sessualità, la struttura ecclesiastica, il posto della donna in seno alla Chiesa. E la conclusione a cui giungete è che esiste un profondo iato tra la gioia che promana dalla parola di Cristo e il senso di oppressione che suscita in voi la rigidità della Chiesa.
Cari amici e amiche, consentitemi di essere molto franco con voi. Io so che parlate in perfetta buona fede. Ma siete proprio sicuri che l’idea che vi fate di Cristo corrisponda pienamente alla realtà della sua persona? Il Vangelo, in verità, ci presenta un Cristo molto esigente, che invita alla radicale conversione del cuore (cf. Mc 1,5), al distacco dai beni della terra (cf. Mt 6,19-21), al perdono delle offese (cf. Mt 6,14-15), all’amore per i nemici (cf. Mt 5,44), alla sopportazione paziente dei soprusi (cf. Mt 5,39-40), e perfino al sacrificio della propria vita per amore del prossimo (cf. Gv 15,13). In particolare, per quanto concerne la sfera sessuale, è nota la ferma posizione da lui presa in difesa dell’indissolubilità del matrimonio (cf. Mt 19,3-9) e la condanna pronunciata anche nei confronti del semplice adulterio del cuore (cf. Mt 5,27-28). E come non restare impressionati di fronte al precetto di “cavarsi l’occhio” o di “tagliarsi la mano” nel caso che tali membra siano occasione di “scandalo” (cf. Mt 5,29-30)?
Avendo questi precisi riferimenti evangelici, è realistico immaginare un Cristo “permissivo” nel campo della vita matrimoniale, in fatto di aborto, di rapporti sessuali prematrimoniali, extra-matrimoniali o omosessuali? Certo, permissiva non è stata la comunità cristiana primitiva, ammaestrata da coloro che avevano conosciuto personalmente il Cristo. Basti qui rimandare ai numerosi passi delle lettere paoline che toccano questa materia (cf. Rm 1,26ss; 1 Cor 6,9; Gal 5,19). Le parole dell’apostolo non mancano certo di chiarezza e di rigore. E sono parole ispirate dall’alto. Esse restano normative per la Chiesa di ogni tempo. Alla luce del Vangelo essa insegna che ciascun uomo ha diritto al rispetto e all’amore. L’uomo conta! Nel suo insegnamento la Chiesa non pronuncia mai un giudizio sulle persone concrete.
Ma a livello dei principi, essa deve distinguere il bene dal male. Il permissivismo non rende gli uomini felici. Ugualmente la società dei consumi non porta la gioia del cuore. L’essere umano realizza se stesso solo nella misura in cui sa accettare le esigenze che gli provengono dalla sua dignità di essere creato a “immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1,27).
Pertanto, se oggi la Chiesa dice delle cose che non piacciono, è perché essa sente l’obbligo di farlo. Essa lo fa per dovere di lealtà. Sarebbe in realtà molto più facile tenersi sulle generalità. Ma talvolta essa sente di dovere, in armonia con il Vangelo di Gesù Cristo, mantenere gli ideali nella loro massima apertura, anche a rischio di dover sfidare le opinioni correnti.
Non è dunque vero che il messaggio evangelico sia un messaggio di gioia? Anzi, è verissimo! E come è possibile? La risposta sta in una parola sola, una parola breve, ma dal contenuto vasto come il mare. Questa parola è: amore. Il rigore del precetto e la gioia del cuore possono conciliarsi perfettamente fra loro, se la persona che agisce è mossa dall’amore. Chi ama non teme il sacrificio; anzi cerca nel sacrificio la prova più convincente dell’autenticità del suo amore. Non è forse questa l’esperienza che fate voi stessi nei confronti della persona che amate? Per quanto esigenti siano le richieste che essa vi propone, voi non provate fatica nell’adempierle, e il sacrificio stesso che tale adempimento vi costa diventa per voi fonte di gioia.
Ecco, cari giovani, il segreto di una vita cristiana insieme coerente e gioiosa: il segreto sta in un amore sincero, personale, profondo per Cristo. Il mio augurio è che ciascuno di voi scopra un simile amore, perché allora i valori che stanno alla base della norma vi si riveleranno nella loro verità e le difficoltà che incontrate nell’attuarli si allevieranno. Dice Agostino: “In ciò che si ama o non si fatica o si ama la stessa fatica” (S. Agostino, De Bono Viduitatis, 21,26).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** [La Chiesa] Alla luce del Vangelo essa insegna che ciascun uomo ha diritto al rispetto e all’amore.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...