IL PENSIERO DEL GIORNO
15 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto a giudizio» (Mt 5,22).
Catechismo della Chiesa Cattolica 2302: Richiamando il comandamento: «Non uccidere» (Mt 5,21), nostro Signore chiede la pace del cuore e denuncia l’immoralità dell’ira omicida e dell’odio.
L’ira è un desiderio di vendetta. «Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito»; ma è lodevole imporre una riparazione «al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia». Se l’ira si spinge fino al proposito di uccidere il prossimo o di ferirlo in modo brutale, si oppone gravemente alla carità; è un peccato mortale. Il Signore dice: «Chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,22).
L’ira
L’ira o collera è, in senso stretto, il desiderio disordinato della vendetta. Considerata in senso largo, la collera è una viva commozione dell’animo, che ci fa respingere con forza e sdegno ciò che ci dispiace. Chi è pazzo, parla ed opera senza riflettere; può recare del male a se stesso e agli altri. Non è però responsabile del suo agire. Chi si lascia dominare dalla collera, finché è in preda alla passione, è come un pazzo: non sa ciò che dice o fa.
L’ira è un moto impetuoso dell’anima, un violento bisogno di reazione contro ciò che contrasta con le proprie attese e desideri, contro sofferenze e contrarietà fisiche o morali. Si scatena allora una forte emozione che mobilita le forze allo scopo di vincere le suddette difficoltà e talvolta anche di vendicarsene. Per cui, ad esempio, se si è ricevuto un torto o una umiliazione da qualcuno, l’ira fa insorgere un desiderio violento di controbattere quel tale e di ritorcere su di lui il torto o l’accusa subiti.
Dall’ira proviene ogni sorta di mali: dalle orribili bestemmie, alle risse, dall’asocialità ai delitti più gravi. “Mantice per il carbone e legna per il fuoco, tale è l’attaccabrighe per attizzare le liti” (Pr 26, 21).
“L’ira è un disordinato desiderio di vendetta. Se questo desiderio è ordinato, è virtù, per esempio rimproverare certi difetti quando sono persistenti e vi è ostinazione. Così come Gesù scacciò i venditori del Tempio, come il padre castiga il figlio, e il padrone il servo; è virtù quando si fa con giustizia. Molti peccano perché non vengono rimproverati e castigati. È ira, quando si fa per amor proprio e non perché si deve fare. Può essere peccato grave quando si oppone direttamente alla carità e anche alla giustizia: per esempio il giudice irato contro S. Agnese romana. È peccato veniale quando è solamente eccesso nel modo. Le figlie dell’ira sono lo sdegno, il turbamento, le parole offensive, le risse” (Beato Giacomo Alberione).
Léon-Dufour (Ira, Dizionario di Teologia Biblica)
Dal messaggio del precursore (Mt 3,7par.) fino alle ultime pagine del Nuovo Testamento (Apoc 14,10), il vangelo della grazia conserva l’ira di Dio come un dato fondamentale del suo messaggio. Sarebbe rinnovare l’eresia di Marciane l’eliminarne l’ira, per voler conservare soltanto un fallace concetto di «buon Dio».
Tuttavia la venuta di Gesù Cristo trasforma i dati del Vecchio Testamento portandoli a compimento.
LA REALTÀ E LE IMMAGINI
1. Dalla passione divina agli effetti dell’ira. - L’accento si sposta. Certamente le immagini del Vecchio Testamento sopravvivono ancora: fuoco (Mt 5,22; 1Cor 3,13.15), soffio sterminatore (2Tess 1,8; 2,8), vino, calice, tino, trombe dell’ira (Apoc 14,10.8; 16,1ss). Ma non intendono più descrivere psicologicamente la passione di Dio, quanto piuttosto rivelarne gli effetti. Siamo entrati negli ultimi tempi.
Giovanni Battista annunzia il fuoco del giudizio (Mt 3,12), e Gesù gli fa eco nella parabola degli invitati indegni (Mt 22,7); anche per lui il nemico e l’infedele saranno annientati (Lc 19,27; 12,46), gettati nel fuoco inestinguibile (Mt 13,42; 25,41).
2. L’ira di Gesù. - Ma più terribile di questo linguaggio ispirato, più tragica dell’esperienza dei profeti schiacciati tra Dio santo ed il popolo peccatore, c’è la reazione d’un uomo che è Dio stesso. In Gesù l’ira di Dio si rivela. Gesù non si comporta come uno stoico che non si turba mai (Gv 11,33); egli comanda con violenza a Satana (Mt 4,10; 16,23), minaccia duramente i demoni (Mc 1,25), è fuori di sé di fronte all’astuzia diabolica degli uomini (Gv 8,44), e specialmente dei Farisei (Mt 12,34), di coloro che uccidono i profeti (Mt 23,33), degli ipocriti (Mt 15,7). Come Jahve, Gesù si adira contro chiunque si leva contro Dio.
Gesù rimprovera pure i disobbedienti (Mc 1,43; Mt 9,30), i discepoli di poca fede (Mt 17,17). Soprattutto si adira contro coloro che, come il fratello maggiore geloso del prodigo accolto dal Padre delle misericordie (Lc 15,28), non si mostrano misericordiosi (Mc 3,5). Infine Gesù manifesta l’ira del giudice: come il signore del banchetto (Lc 14,21), come il padrone del servo spietato (Mt 12,34), egli preannunzia sventura alle città che non si pentono (Mt 11,20s), scaccia i venditori dal tempio (Mt 21,12s), maledice il fico sterile (Mc 11,21). Come l’ira di Dio, cosi anche quella dell’agnello non è una parola vana (Apoc 6,16; Ebr 10,31).
Guido Gatti
Le emozioni
Le emozioni proprie dell’ira hanno profonde radici nella dimensione corporea della persona umana, ne mobilitano i dinamismi biopsichici e scatenano perturbazioni organiche chiaramente percepibili anche dall’esterno, più di quanto non avvenga per altre passioni. E la prova di quanto facilmente l’ira oscuri la capacità di valutare la realtà in maniera obiettiva, impedisca l’uso della ragione e sopraffaccia la libertà, perciò i suoi eccessi si accompagnano spesso a una certa diminuzione della responsabilità morale e della colpevolezza.
Ma le possibili gravi conseguenze dell’ira devono mettere seriamente in guardia coloro che vi sono, per temperamento, più proclivi.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Come l’ira di Dio, cosi anche quella dell’agnello non è una parola vana
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto,perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...