IL PENSIERO DEL GIORNO

14 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice: «Esaltate il Signore, nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi. Egli è santo!» (98 [99],5; Cf Salmo Responsoriale).


Vincenzo Paglia (I Salmi)

Il salmo 99, che chiude gli «inni a Jhwh re», è scandito come gli altri dai tratti teofanici: Dio siede sui cherubini, i popoli tremano e la terra si scuote. La sottolineatura della grandezza di Dio spinge il credente a lodarlo, a esaltarlo e a prostrarsi ai piedi del suo trono. «Il Signore regna: tremino i popoli» (v. l) canta il salmista, forse al termine di una processione in onore del Signore re. Jhwh infatti è un re potente che ama la giustizia: «Forza del re è amare il diritto» (v. 4). Egli attua la giustizia e la ama. E ovviamente si compiace di chi la mette in pratica, come Mosè, Aronne e Samuele. Costoro invocano il Signore ed egli risponde; parla con loro ed essi obbediscono; li perdona anche se castiga le loro colpe. Quel che appare chiaro nel salmo è il legame tra la regalità di Dio e la sua santità. Per tre volte il salmo è interrotto dalla proclamazione: «Santo egli è». L’aggettivo «santo» significa «separato», ossia Altro. Ma il Dio santo (separato) è lo stesso dell’Alleanza. Ciò che lo rende «santo» è il suo infinito amore. Ed è in questa stessa santità che Dio vuole accogliere l’uomo. Nel Levitico la pretende: «Il Signore parlò a Mosè e disse: “Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: ‘Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo’”» (19,1-2). La santità non è altro che la piena appartenenza al Signore. Non è una qualifica morale ma, appunto, di appartenenza. Santo perciò è l’uomo (o il popolo) che si pone dalla parte di Dio separandosi dall’idolatria del mondo. La santità separa dal destino triste del mondo per appartenere al Signore. Ovviamente questo non significa disinteresse. Al contrario impegna totalmente il credente a mettersi al servizio dell’uomo, imitando Jhwh che ama l’uomo di un amore generoso, fedele e persino generoso. La santità dell’uomo si definisce su quella stessa di Dio: «Siate santi come io sono santo». L’esempio perfetto della santità ce l’ha dato Gesù, il quale ha mostrato la sua regalità nell’amore senza limiti per l’uomo. È venuto per servire e non per essere servito; ha lavato i piedi ai discepoli dicendo di stare in mezzo alla sua comunità come colui che serve; e sulla croce manifesta il culmine del suo amore e quindi della sua regalità. Quando l’evangelista Luca riporta le parole della condanna: «Questi è il re dei giudei», afferma che proprio sulla croce la regalità di Gesù si manifesta in tutto il suo splendore. Gesù muore come è vissuto: per amare. Così Dio si è manifestato tra noi. È questa la via della nostra santità.


Compendio Catechismo della Chiesa cattolica

Siamo tutti chiamati alla santità?

428 Tutti i fedeli sono chiamati alla santità cristiana. Essa è pienezza della vita cristiana e perfezione della carità, e si attua nell’unione intima con Cristo, e, in lui, con la Santissima Trinità. Il cammino di santificazione del cristiano, dopo essere passato attraverso la Croce, avrà il suo compimento nella Risurrezione finale dei giusti, nella quale Dio sarà tutto in tutte le cose.


Paolo Molinari (Santo - Santità, Dizionario di Mistica)

Il Santo

In modo piuttosto sintetico possiamo dire che «santa» è quella persona che, essendosi aperta alla grazia di Cristo e seguendo docilmente l’azione del suo Spirito, si è lasciata conquistare dall’amore di lui e vi ha corrisposto con la spontaneità dell’amore: cosi essa si è incondizionatamente data a lui, quindi, in modo costante e crescente (nonostante le debolezze e gli errori), si è conformata a lui, al suoi criteri e alle sue «vie». Perciò, in unione a Cristo, essa ha vissuto facendo in tutto ciò che piace al Padre, accogliendo amorosamente da lui i suoi piani ed i progetti che su di essa aveva, allo scopo di formarne tramite l’azione dello Spirito creatore, I suoi doni e carismi - quel membro del Corpo mistico di Cristo a cui competeva non solo svolgere un determinato compito e missione ma anche evidenziare qualche aspetto particolare della fisionomia spirituale di Cristo.
Conseguentemente a tutto ciò, si comprende agevolmente come perché le persone che si lasciano animare In tutta la loro vita ed attività dallo Spirito di Cristo e partecipano alla sua vita continuano e completano l’opera salvifica di Cristo anche in quanto lo rendono visibile agli altri uomini nelle loro persone, nelle circostanze concrete dell’ambiente e del mondo cui esse vivono. Ogni persona, infatti, che nell’ambito delle sue limitate ma irrepetibili caratteristiche, qualità e circostanze personali vive la vita di Cristo Capo, fa sì che Cristo Capo, nell’ambito delle possibilità offertegli dal libero contributo e dalle qualità di questa persona, viva in essa, co-me in un suo membro, la sua stessa vita: ogni persona quindi che partecipa, profondamente della vita e dell’amore di Cristo, diffonde intorno a sé il calore dell’amore di lui e lo splendore della sua vita e fa vedere l’amabilità di lui nelle circostanze in cui ella si trova; ogni persona che è unita intimamente a Cristo attira gli uomini verso di lui, perché essi, colpiti ed affascinati dalla sua bontà, salgono al capo che ne è la sorgente. Il Concilio stesso ha ben voluto porre in luce questa realtà dicendo: «Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo [Cf 2Cor 3,18], Dio manifesta vivamente agli uomini la sua presenza e il suo volto. In loro è Egli stesso che ci parla, e ci mostra il contrassegno del suo regno» (LG 50). Ed è così che Cristo, appunto mediante l’esempio concreto e vivo di coloro che a lui si danno incondizionatamente, continua a far vedere agli uomini di tutti i tempi nuove forme e stili autentici di vita cristiana, modi pratici di attuare, nelle circostanze sempre varianti della vita, l’ideale cristiano di unione e conformità a lui; egli continua a fare vedere come ogni uomo nelle circostanze e modalità particolari della sua vita, può e deve lasciar vivere Cristo in sé affinché tutto ciò che è autenticamente umano venga da lui elevato e santificato a maggior gloria di Dio, diventi cioè di Cristo come Cristo è del Padre.
Il santo è appunto una persona che vive cosi.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** “Tutti dobbiamo amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze, mentre dobbiamo respingere, sotto pena di dannazione eterna, ciò che è incompatibile con questo amore. Tutti, allo stesso modo, siamo chiamati a salire verso il culmine della perfezione: a salire, dal piano in cui il movente normale e predominante della condotta è il timore di perdere la grazia, al piano in cui l’anima si fa più volentieri guidare dal desiderio di progredire nella virtù; a salire ancora più in alto, fino al totale distacco dal creato e allo spirito di unione a Dio, per lui solo” (Card. Désiré Mercier).
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…