13 GIUGNO 2017
Oggi Gesù ci dice: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro» (Mt 5,16; Cf Acclamazione al Vangelo).
Angelico Poppi (Sinossi e Commento Esegetico-Spirituale dei Quattro Vangeli)
Il sale della terra e la luce del mondo (5,13-16)
Le due similitudini, introdotte simmetricamente con l’espressione “Voi siete ...” (vv. 13.14), vanno connesse con il brano precedente. I discepoli di Gesù, benché insultati e perseguitati, devono avere la consapevolezza d’essere “il sale della terra che preserva l’umanità dalla degradazione e la luce del mondo irradiata fra tutte le genti con l’annunzio del Vangelo, convalidato da una condotta irreprensibile.
v. 13 II sale ha effetto purificante e conservante, e inoltre conferisce sapore ai cibi. Così i discepoli avrebbero avuto una grande responsabilità verso tutti: mediante la proclamazione del Vangelo e soprattutto con la loro vita esemplare avrebbero contribuito al bene dell’intera umanità, esortando ogni persona a vivere con dignità quale si addice a tutti i figli di Dio.
vv. 14-15 I discepoli sono luce del mondo in quanto associati alla persona e al ministero di Gesù. Egli nella festa delle Capanne proclamò: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12).
La stessa funzione viene qui attribuita ai discepoli. Gesù illustra la similitudine della luce con due immagini: della città posta sopra il monte, che non può restare nascosta, e della lucerna che non si mette sotto il moggio (un recipiente per misurare il grano) ma sul lucerniere, perché la luce risplenda per tutti coloro che si trovano in casa. È trasparente l’ allusione al fulgore del Vangelo che si irradia nella e dalla comunità.
v. 16 Viene qui esplicitato il significato delle similitudini precedenti: i discepoli diffondono la luce del Vangelo nel mondo non solo con la parola, ma anche con la loro condotta edificante. Non solo i discepoli, ma ogni seguace di Gesù è tenuto a testimoniare il Vangelo soprattutto con le opere di misericordia, cioè con il soccorso dei bisognosi, la visita dei carcerati, l’accoglienza dei forestieri, ecc. (cf. 25,31-40). Per questo servizio profetico, reso all’intera umanità, Dio è riconosciuto come Padre premuroso, unico Signore dell’universo, e da ogni parte della terra si eleverà a lui un inno corale di lode.
Catechismo della Chiesa Cattolica
LE CARATTERISTICHE DEL POPOLO DI DIO
782 Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici a culturali della storia:
[...] Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo. «Costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza».
John L. McKenzie (Dizionario Biblico)
La Luce
Nel Nuovo Testamento la luce è una caratteristica della divinità. La luce nella prigione di Pietro rivela l’angelo della liberazione (At 12,7); Paolo riconosce la presenza di Dio in una luce accecante (At 9,3; 22,6).
L’angelo di Dio è l’angelo della luce (2Cor 11,14). La nube luminosa della trasfigurazione attesta la presenza di Dio (Mt 17,5), come la luce che splende sui pastori alla nascita di Gesù (Lc 2,9).
Dio dimora in una luce inaccessibile (1Tm 6,16). Dio è luce (1Gv 1,5) e coloro che obbediscono ai suoi comandamenti camminano nella luce (1Gv 1,7).
La luce di Dio è veduta in Gesù, che è la luce del mondo (Gv 3,19; 8,12; 9,5; 12,35s, 46). Egli è 1a luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9) per mezzo della vita che è in lui (Gv 1,4). Egli è la vera luce splendente (1Gv 2,8-10) in cui i cristiani dimorano, la luce per la rivelazione dei Gentili (Lc 2,32). Coloro che sono figli di Dio sono chiamati figli della luce (Lc 16,8; Gv 12,36; 1Ts 5,5; Ef 5,8). La luce si identifica con la vita che Cristo comunica (Gv 1,4; Ef 5,14; Col 1,12; 1Pt 2,9). Il cristiano, che ha ricevuto la luce divina attraverso Cristo, diventa egli stesso luce del mondo (Mt 5,14-16; Ef 5,8). Il simbolismo della luce si estende al di là del buon esempio. Il cristiano, per mezzo della sua partecipazione alla luce e alla vita di Dio per mezzo di Gesù, fa di se stesso un mezzo di luce per coloro che sono nell’oscurità.
La luce è meno frequentemente simbolo della rivelazione; questo sembra essere il senso della luce del vangelo (conoscenza) della gloria di Dio (2Cor 4,4,6). Anche l’illuminazione degli occhi del cuore probabilmente intende la rivelazione (Ef 1,18) o il dono carismatico di comprendere la fede rivelata. La luce è testimonio della bontà della vita (Gv 3,20).
Il Nuovo Testamento non riflette il dualismo di luce e oscurità presente in tante parti delle religioni orientali ed ellenistiche e dello Gnosticismo; ma il linguaggio di queste credenze ha influenzato la scelta del linguaggio dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il dualismo luce-tenebre può essere osservato anche negli scritti di Qumran, dove uno dei nomi della comunità dei giusti e quello di figli della luce.
Mons. Ilvo Corniglia
Voi siete la luce del mondo
Noi moderni, che viviamo nell’età della tecnica avanzata, forse avvertiamo meno il valore e la necessità della luce, come raramente conosciamo il disagio e il terrore del buio. Ma gli uomini antichi sapevano bene cosa vuol dire trovarsi al buio (come lo sa chi non ha il dono della vista): quando sopraggiunge il buio, tutto si blocca, la vita in qualche modo si paralizza, non sai più dove andare. Ecco allora il senso dell’immagine di Gesù: Il mondo è immerso nel buio, gli uomini sono disorientati, brancolano a tastoni. Come dire, non comprendono l’enigma della loro esistenza, del loro destino, della storia. Hanno come smarrito la propria identità. Da qui l’angoscia, il pessimismo diffuso... e, in certi casi, la disperazione. Ma, ecco, in questo mondo avvolto dal buio una luce comincia a brillare e gli uomini si riprendono dal loro smarrimento. Questa luce è la Chiesa, sono i cristiani. Più precisamente, Gesù non parla di una luce, ma afferma che i discepoli sono “la luce”. Cioè l’unica realtà che merita il nome di luce. E ciò perché è Lui stesso la “luce” (Gv 8,12; 1,4-9). I cristiani non brillano di luce propria, ma è Cristo Luce che risplende in loro e attraverso di loro. I cristiani sono la “città posta sul monte”. Tale immagine evoca la nuova Gerusalemme annunciata dai profeti, che - riempita dalla presenza di Dio - brilla e attrae tutti i popoli (cfr. es. Is 2,2-5 e 60,1-5). Anche qui la sorgente della luce che si sprigiona da questa città, che è la Chiesa, è il Signore presente in essa. I cristiani sono “lampade sul lucerniere per far luce a tutti quelli che sono nella casa”. La casa è la Chiesa, anzi il mondo intero. È veramente immensa la dignità dei cristiani.
Ma al dono è strettamente legato l’impegno, la responsabilità. Se i cristiani non svolgono nei confronti della società la loro funzione specifica di essere sale e luce, è segno che hanno perduto la loro identità. Come se il sale diventasse “insipido”; come se la luce, invece che brillare e bruciare, fosse spenta o ridotta a lucignolo fumigante. In tal caso, invece che essere necessari, non servono a nulla, diventano una presenza superflua e inutile.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** È veramente immensa la dignità dei cristiani.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nella tua provvidenza tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza, allontana da noi ogni male e dona ciò che giova al nostro vero bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo…