IL PENSIERO DEL GIORNO

30 MAGGIO 2017



Oggi Gesù ci dice: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16 -  Cfr. Acclamazione al Vangelo).


Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito

243 Prima della sua Pasqua, Gesù annunzia l’invio di un “altro Paraclito” (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione, [Cf Gen 1,2] che già aveva “parlato per mezzo dei profeti” (Simbolo di Nicea-Costantinopoli), dimorerà presso i discepoli e sarà in loro, per insegnare loro ogni cosa e guidarli “alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un’altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.

244 L’origine eterna dello Spirito si rivela nella sua missione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno al Padre. L’invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù rivela in pienezza il Mistero della Santa Trinità.

245 La fede apostolica riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: “Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà vita; che procede dal Padre”. Così la Chiesa riconosce il Padre come “la fonte e l’origine di tutta la divinità”. L’origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del Figlio: “Lo Spirito Santo, che è la Terza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura... Tuttavia, non si dice che Egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio”. Il Credo del Concilio di Costantinopoli della Chiesa confessa: “Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato”.

246 La tradizione latina del Credo confessa che lo Spirito “procede dal Padre e dal Figlio [Filioque]”. Il Concilio di Firenze, nel 1439, esplicita: “Lo Spirito Santo ha la sua essenza e il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio e... procede eternamente dall’Uno e dall’Altro come da un solo Principio e per una sola spirazione... E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anche questo procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio lo riceve dall’eternità dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso”.


Salvatore Alberto Panimolle

Lo Spirito Paraclito è dono di Dio ai cristiani (Gv 14,16), è inviato dal Padre nel nome del Figlio (Gv 14,26). Questa persona divina è stata donata da Dio per farci sperimentare la vita di comunione con Gesù Cristo (1Gv 3,24; 4,13). Quindi la tematica dello Spirito santo «dono di Dio», tanto cara a Luca, non è ignota a Giovanni. Il Paraclito è donato dal Padre ai discepoli, affinché rimanga con essi in eterno (Gv 14,16). Secondo Matteo, il Cristo risorto assicura i suoi amici di essere con loro tutti i giorni sino alla fine del mondo (Mt 28,20): così termina il primo vangelo. Il quarto evangelista non solo conosce questa dottrina, ma addirittura proclama l’inabitazione del Padre e del Figlio nel cuore dei cristiani (Gv 14,23), egli inoltre insegna non solo che lo Spirito santo è con i discepoli per sempre (Gv 14,16), ma che questa persona divina dimora dentro di essi («sarà in voi») (Gv 14,17). Giovanni quindi proclama realmente l’inabitazione della ss. Trinità nel cuore dei cristiani.


J. Guillet

Gesù promette lo Spirito

Ripieno dello Spirito e non agendo se non per mezzo suo, Gesù tuttavia quasi non ne parla. Lo manifesta con tutti i suoi atti, ma finché vive in mezzo a noi, non può mostrarlo distinto da sé. Affinché lo Spirito sia effuso e riconosciuto bisogna che Gesù se ne vada (Gv 7,39; 16,7); allora si riconoscerà quel che è lo Spirito e che viene da lui.
Gesù quindi non parla ai suoi dello Spirito se non separandosi sensibilmente da essi, in modo temporaneo (Mt 10,20) o definitivo (Gv 14,16 s. 26; 16,13 ss).
Nei sinottici sembra che lo Spirito non debba manifestarsi se non nelle situazioni gravi, in mezzo ad avversari trionfanti, dinanzi ai tribunali (Mc 13,11). Ma le confidenze del discorso dopo la cena sono più precise: l’ostilità del mondo per Gesù non è un fatto accidentale, e se non lo manifesta ogni giorno con persecuzioni violente, tuttavia ogni giorno i discepoli sentiranno pesare su di sé la sua minaccia (Gv 15,18-21), e perciò ogni giorno anche lo Spirito sarà con essi (14,16 s).
Come Gesù ha confessato il Padre suo con tutta la sua vita (Gv 5,41; 8,50; 12,49), cosi i discepoli dovranno rendere testimonianza al Signore (Mc 13,9; Gv 15,27). Essi, finché Gesù viveva con loro, non temevano nulla; egli era il loro paraclito, sempre presente per prendere la loro difesa e trarli d’impaccio (Gv 17,12). Dopo la sua partenza, lo Spirito occuperà il suo posto per essere il loro paraclito (14,16; 16,7).
Distinto da Gesù, egli non parlerà in nome proprio, ma sempre in nome di Gesù, da cui è inseparabile e che egli «glorificherà» (16,13s). Ricorderà ai discepoli gli atti e le parole del Signore e ne darà loro l’intelligenza (14,26); darà loro la forza di affrontare il mondo nel nome di Gesù, di scoprire il senso della sua morte e di rendere testimonianza al mistero divino che si è compiuto in questo fatto scandaloso: la condanna del peccato, la sconfitta di Satana, il trionfo della giustizia di Dio (16,8-11).

Gesù dispone dello Spirito

Morto e risorto, Gesù fa alla Chiesa il dono del suo Spirito. Un uomo che muore, per quanto grande sia stato il suo spirito, per quanto profonda rimanga la sua influenza, è non di meno condannato ad entrare nel passato. La sua azione gli può sopravvivere, ma non gli appartiene più; egli non può più nulla su di essa e deve abbandonarla alla mercé dei capricci degli uomini. Invece Gesù, quando muore e «rende il suo Spirito» a Dio, lo «trasmette» nello stesso tempo alla sua Chiesa (Gv 19,30). Fino alla sua morte, lo Spirito sembrava circoscritto nei limiti normali della sua individualità umana e del suo raggio di azione. Ora che è esaltato alla destra del Padre nella gloria (12,23), il figlio dell’uomo raduna l’umanità salvata (12,32) ed effonde su di essa lo Spirito (7,39; 20,22s; Atti 2,33).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Come Gesù ha confessato il Padre suo con tutta la sua vita (Gv 5,41; 8,50; 12,49), cosi i discepoli dovranno rendere testimonianza al Signore.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Padre onnipotente e misericordioso, fa’ che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tempio della sua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...