IL PENSIERO DEL GIORNO

29 MAGGIO 2017



Oggi Gesù ci dice: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio” (Col 3,1).


Settimio Cipriani (Le lettere di Paolo - Col 3,1-4)

La partecipazione alla «morte» di Cristo è solo un aspetto del battesimo; l’altro aspetto è anche più radioso e consolante, ed è la partecipazione alla sua «resurrezione». Difatti Cristo non è più morto, ma ora è l’eterno Vivente (cfr. Rm 6,9-10). I cristiani perciò devono vivere la vita di colui che è ormai la loro «vita» (v. 4); la loro «mente» non deve più avere il gusto delle cose terrene, ma di quelle «celesti» (v. 2).
Il «corpo» però non può essere separato dalla sua testa. Questa vita spirituale, che non si vale di lustro o di clamori o di pratiche esteriori, come insegnavano i falsi dottori di Colossi, partecipa attualmente allo stato di «nascondimento» di Cristo (v. 3), invisibile ai nostri occhi e inafferrabile, anche se realissimo. Proprio per questo il mondo, che cerca il luccichio e l’esibizione, non sa apprezzare il pregio dell’autentica vita cristiana. Al ritorno «glorioso» di Cristo (v. 4) però anche i cristiani saranno ammantati, nel loro stesso corpo, del suo splendore di «gloria» e «rifulgeranno» quasi «stelle» per tutta l’eternità (cfr. Sap. 3,7).
In questo «intermezzo» la creatura si strugge nell’attesa della perfetta «rivelazione della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,19.21). Tuttavia rimane la sostanza del fatto: anche al presente il cristiano già «siede nei cieli in Cristo Gesù» (Ef 2,6), partecipando realmente alla sua «vita». Cristo è «vita nostra» (v. 4) anche in questa opaca fase terrena.


Catechismo della Chiesa Cattolica

Risuscitati con Cristo

1002 Se è vero che Cristo ci risusciterà «nell’ultimo giorno», è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo: “Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti... Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove sì trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 2,12; 3,1).

1003 I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3, 3). «Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli in Cristo Gesù» (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell’Eucaristia, partecipiamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell’ultimo giorno saremo anche noi «manifestati con lui nella gloria» (Col 3,4).

1004 Nell’attesa di quel giorno, il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere «in Cristo»; di qui l’esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: “Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo. Dio poi che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... Non appartenete a voi stessi... Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Cor 6,13-15.19-20).


Gaudium et spes

57 I cristiani, in cammino verso la città celeste, devono ricercare e gustare le cose di lassù questo tuttavia non diminuisce, anzi aumenta l’importanza del loro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la costruzione di un mondo più umano. E in verità il mistero della fede cristiana offre loro eccellenti stimoli e aiuti per assolvere con maggiore impegno questo compito e specialmente per scoprire il pieno significato di quest’attività, mediante la quale la cultura umana acquista un posto importante nella vocazione integrale dell’uomo.
L’uomo infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia o con l’aiuto della tecnica, affinché essa produca frutto e diventi una dimora degna di tutta la famiglia umana, e quando partecipa consapevolmente alla vita dei gruppi sociali, attua il disegno di Dio, manifestato all’inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di perfezionare la creazione, e coltiva se stesso; nel medesimo tempo mette in pratica il grande comandamento di Cristo di prodigarsi al servizio dei fratelli.
L’uomo inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline, quali la filosofia, la storia, la matematica, le scienze naturali, e coltivando l’arte, può contribuire moltissimo ad elevare l’umana famiglia a più alti concetti del vero, del bene e del bello e a una visione delle cose di universale valore; in tal modo essa sarà più vivamente illuminata da quella mirabile Sapienza, che dall’eternità era con Dio, disponendo con lui ogni cosa, giocando sull’orbe terrestre e trovando le sue delizie nello stare con i figli degli uomini.
Per ciò stesso lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose, può innalzarsi con maggiore speditezza al culto ed alla contemplazione del Creatore. Anzi, sotto l’impulso della grazia si dispone a riconoscere il Verbo di Dio che, prima di farsi carne per tutto salvare e ricapitolare in se stesso, già era «nel mondo» come «luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).
Certo, l’odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza del loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose, può favorire un certo fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di investigazione di cui fanno uso queste scienze viene a torto innalzato a norma suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che l’uomo, fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se stesso e non cerchi più valori superiori.
Questi fatti deplorevoli però non scaturiscono necessariamente dalla odierna cultura, né debbono indurci nella tentazione di non riconoscere i suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: il gusto per le scienze e la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica, la necessità di collaborare con gli altri nei gruppi tecnici specializzati, il senso della solidarietà internazionale, la coscienza sempre più viva della responsabilità degli esperti nell’aiutare e proteggere gli uomini, la volontà di rendere più felici le condizioni di vita per tutti, specialmente per coloro che soffrono per la privazione della responsabilità personale o per la povertà culturale. Tutti questi valori possono essere in qualche modo una preparazione a ricevere l’annunzio del Vangelo; preparazione che potrà essere portata a compimento dalla divina carità di colui che è venuto a salvare il mondo.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Cristo è «vita nostra» anche in questa opaca fase terrena.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.



Preghiamo con la Chiesa: Venga su di noi, o Padre, la potenza dello Spirito Santo, perché aderiamo pienamente alla tua volontà, per testimoniarla con amore di figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo...