9 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: “Sui monti santi egli l’ha fondata; il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe. Di te si dicono cose gloriose, città di Dio” (Sal 86,1-2).
“Il salmo 86 annuncia che Gerusalemme è madre di tutti i popoli; in esso echeggiano gli oracoli dei profeti sulla grandezza di Gerusalemme, prediletta da Dio fra tutte le città. Gerusalemme è la città messianica, e tutto quanto si dice di lei si può riferire a Cristo, il messia, il suo vero re; Cristo risorto è il tempio della presenza di Dio e la sorgente di una nuova umanità. Non è difficile per la tradizione cristiana vedere, in questo salmo, un’esaltazione della Chiesa, madre spirituale dei popoli, oggetto delle predilezioni divine, sorgente di benedizioni. Dobbiamo rallegrarci di essere membri della Chiesa pellegrinante, in attesa di essere cittadini di quella celeste, «la Gerusalemme di lassù» [Gal 4,26]” (Giambattista Montorsi).
Sion madre di tutta l’umanità
Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 13 Novembre 2002)
Sion è cantata come madre di tutta l’umanità e non del solo Israele. Una tale affermazione è di un’audacia straordinaria. Il Salmista ne è consapevole e lo fa notare: «Di te si dicono cose stupende, città di Dio» (v. 3). Come mai la modesta capitale di una piccola nazione può essere presentata come l’origine di popoli molto più potenti? Perché Sion può avere questa immensa pretesa? La risposta è data nella stessa frase: Sion è madre di tutta l’umanità, perché è la «città di Dio»; sta quindi alla base del progetto di Dio.
Tutti i punti cardinali della terra si trovano in rapporto con questa madre: Raab, cioè l’Egitto, il grande stato occidentale; Babilonia, la ben nota potenza orientale; Tiro, che personifica il popolo commerciale del nord, mentre l’Etiopia rappresenta il profondo sud e la Palestina l’area centrale, anch’essa figlia di Sion.
Nell’anagrafe spirituale di Gerusalemme sono registrati tutti i popoli della terra: per tre volte si ripete la formula «è nato là / è nato in essa» (vv. 4.5.6). È l’espressione giuridica ufficiale con cui allora si dichiarava che una persona era nativa di una determinata città e, come tale, godeva della pienezza dei diritti civili di quel popolo. È suggestivo osservare perfino le nazioni considerate ostili a Israele salire a Gerusalemme ed esservi accolte non come straniere ma come «familiari». Anzi, il Salmista trasforma la processione di questi popoli verso Sion in un canto corale e in una danza gioiosa: essi ritrovano le loro «sorgenti» (cfr v. 7) nella città di Dio da cui si dirama una corrente d’acqua viva che feconda tutto il mondo, nella linea di quanto proclamavano i profeti (cfr Ez 47,1-12; Zc 13,1; 14,8; Ap 22,1-2).
A Gerusalemme tutti devono scoprire le loro radici spirituali, sentirsi nella loro patria, ritrovarsi come membri della stessa famiglia, abbracciarsi come fratelli, ritornati nella loro casa.
Pagina di vero dialogo interreligioso, il Salmo 86 raccoglie l’eredità universalistica dei profeti (cfr Is 56,6-7; 60,6-7; 66,21; Gio 4,10-11; Ml 1,11 ecc.) e anticipa la tradizione cristiana che applica questo Salmo alla «Gerusalemme di lassù», di cui san Paolo proclama che «è libera ed è la nostra madre» ed ha più figli della Gerusalemme terrena (cfr Gal 4,26-27). Non diversamente parla l’Apocalisse quando canta «la Gerusalemme che scende dal cielo, da Dio» (21,2.10).
Nella linea del Salmo 86 anche il Concilio Vaticano II vede nella Chiesa universale il luogo in cui sono riuniti «tutti i giusti a partire da Adamo, dal giusto Abele fino all’ultimo eletto». Essa avrà il suo «glorioso compimento alla fine dei secoli» (Lumen Gentium n. 2).
Gianfranco Ravasi
Sion radice della compattezza cosmica
Questo breve canto di Sion, dal testo particolarmente difficile e in qualche punto oscuro, contiene in se una carica ecumenica che può essere variamente interpretata. Sion, comunque, appare come la radice della compattezza cosmica, è la fonte di ogni armonia per la planimetria della terra e delle nazioni i cui quattro punti cardinali sono nettamente delineati: Babilonia è la superpotenza orientale, Rahab, cioè l’Egitto, è quella occidentale. Tiro e Filistea rappresentano il nord mentre l’Etiopia il profondo sud. Ebbene, tutti questi popoli sul libro della storia curato da Dio sono registrati come cittadini di Gerusalemme. Per tre volte, nei vv. 4.5.6, si ripete il verbo ebraico jullad, «è nato là»: tutti i popoli della terra, non più considerati come impuri e pagani, hanno la loro «materna origine», la loro «sorgente» proprio in Sion, là dove risiede il Signore, la città che fa tutti gli uomini uguali e in pace. È naturale il riferimento cristiano alla Gerusalemme della Pentecoste in cui tutte le nazioni si ritrovano nelle loro lingue ad annunziare la stessa «grande opera di Dio» (Atti 2,5-12).
Sui monti egli l’ha fondata
Vincenzo Paglia
Il salmo 87 allarga la visione annunciata nel salmo 86: «Tutte le genti che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te» (v. 9). Il luogo del raduno dei popoli è Gerusalemme, la città che il Signore ha scelto come sua dimora. C’è come uno scambio di lodi tra il Signore e la sua città. Il salmista canta: «Il Signore ama le porte di Sion... Di te si dicono cose gloriose, città di Dio!» (vv. 2-3). Gerusalemme, a differenza di Babilonia, madre di divisione, è la città della fraternità tra i popoli: lì infatti tutti sono nati. Canta il salmista: «Ecco Filistea, Tiro ed Etiopia... “L’uno e l’altro in essa sono nati”... Il Signore registrerà nel libro dei popoli: “Là costui è nato”». I popoli elencati, sia oppressori che stranieri, sono adottati come cittadini di Gerusalemme. La loro nascita «impura» è sanata in radice, così che essi sono diventati «familiari» e fedeli di Jhwh. La processione di questi popoli verso Sion è la metafora dell’intera storia umana che, per l’uomo di fede, diviene «storia della salvezza». Gesù stesso accolse questo sogno quando disse: «Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli» (Mt 8,10-11). Il dramma che da decenni sta vivendo la «città santa» - sono davanti ai nostri occhi le sue lacerazioni e le sue dolorose divisioni, i suoi muri e i suoi lutti - non ne cancellano il mistero profondo di essere la madre di tutti, la città ove nessuno è straniero. Il sogno della fraternità universale è già raccolto nel codice dell’Alleanza - l’ampia raccolta di leggi che risalgono, almeno in parte, ai primi tempi dell’insediamento di Israele in Palestina - che stabiliva: «Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 23,9). E, ancor più concretamente, nel codice di santità (VI secolo a.C.) si stabilisce: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi» (Lv 19,34). Gesù non solo ha accolto questo sogno ma l’ha portato a compimento proprio a Gerusalemme. Il profeta di Nazaret è giunto sino all’identificazione con lo straniero e ha fatto di ogni uomo un cittadino della nuova Gerusalemme, la città ove egli è morto e risorto. È vero che non tutti gli uomini possono dire di essere nati a Gerusalemme; tutti però possono affermare di essere amati da Dio e salvati da Gesù. Questo è il mistero nascosto nella frase del salmo: «Tutti là sono nati». Gerusalemme è la città della risurrezione di Gesù, il luogo ove Dio ha svelato il suo inimmaginabile amore per tutti gli uomini.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Dobbiamo rallegrarci di essere membri della Chiesa pellegrinante, in attesa di essere cittadini di quella celeste, «la Gerusalemme di lassù» [Gal 4,26].
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che guidi la Chiesa con la luce e la forza del tuo Spirito, fa’ che vediamo in essa la città edificata dal tuo amore sul fondamento dei monti santi; aiutaci a vivere gioiosamente in essa, affinché possiamo essere un giorno cittadini della Gerusalemme celeste.