10 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Io sono venuto nel mondo come luce” (12,46).


E. GH - G. B. (Schede Bibliche, Luce)

Il simbolo della Luce in Giovanni

Nel IV vangelo il simbolo della luce è usato dall’autore per dare espressività alla sua cristologia: Gesù, Verbo incarnato, è il rivelatore definitivo del Padre.
Già nel prologo, anticipatore dei motivi tematici di tutta l’opera, le affermazioni dell’evangelista sono nette: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (1,4-5). Il confronto tra Gesù e il Battista non fa che evidenziare il salto di qualità che divide i due: «Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (1,7-9).
La definizione di Gesù come luce dell’umanità, il suo ingresso nel mondo come evento disvelativo di Dio e il dualismo antagonistico luce-tenebre caratterizzano anche il famoso testo 3,19-21: «E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Il simbolismo della luce dunque non qualifica solo l’essere intimo di Cristo, ma serve all’evangelista per presentare il dramma storico della «luce» che è apparsa nella storia come fonte esclusiva di salvezza per tutti gli uomini, responsabilizzati di fronte alla sua apparizione: chi apre gli occhi della fede uscirà dal mondo delle tenebre è raggiungerà la vita, mentre chi si chiude in se stesso e nella propria autosufficienza rimarrà nelle tenebre, cioè nella perdizione.
Giovanni vi insiste variando le sue formule teologiche: «Di nuovo Gesù parlò loro: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (8,12); «Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (12,46).
Un aspetto particolare della «storia» drammatica di Gesù-luce è la sua delimitazione in un tempo ristretto. Le parole del rivelatore hanno dunque un timbro ultimativo: non si può tramandare la decisione di fede; urge decidersi per lui adesso: «Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo» (9,5); «Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce» (12,35-36).


Gesù luce del mondo

Catechismo della Chiesa Cattolica

748 “Cristo è la luce delle genti, e questo sacro Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini, annunziando il Vangelo a ogni creatura”. Con queste parole si apre la “Costituzione dogmatica sulla Chiesa” del Concilio Vaticano II. Con ciò il Concilio indica che l’articolo di fede sulla Chiesa dipende interamente dagli articoli concernenti Gesù Cristo. La Chiesa non ha altra luce che quella di Cristo. Secondo un’immagine cara ai Padri della Chiesa, essa è simile alla luna, la cui luce è tutta riflesso del sole.

529 La Presentazione di Gesù al Tempio lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore. In Simeone e Anna è tutta l’attesa di Israele che viene all’incontro con il suo Salvatore (la tradizione bizantina chiama così questo avvenimento). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, “luce delle genti” e “gloria di Israele”, ma anche come “segno di contraddizione”. La spada di dolore predetta a Maria annunzia l’altra offerta, perfetta e unica, quella della croce, la quale darà la salvezza “preparata da Dio davanti a tutti i popoli”.

2715 La preghiera contemplativa è sguardo di fede fissato su Gesù. “Io lo guardo ed egli mi guarda” diceva al tempo del suo santo curato, il contadino d’Ars in preghiera davanti al Tabernacolo. Questa attenzione a lui è rinuncia all’“io”. Il suo sguardo purifica il cuore. La luce dello sguardo di Gesù illumina gli occhi del nostro cuore; ci insegna a vedere tutto nella luce della sua verità e della sua compassione per tutti gli uomini. La contemplazione porta il suo sguardo anche sui misteri della vita di Cristo. In questo modo conduce alla “conoscenza interiore del Signore” per amarlo e seguirlo di più.


La Parola di Dio come luce

141 “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore”; in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105).

1785 Nella formazione della coscienza la Parola di Dio è la luce sul nostro cammino; la dobbiamo assimilare nella fede e nella preghiera e mettere in pratica. Dobbiamo anche esaminare la nostra coscienza rapportandoci alla Croce del Signore. Siamo sorretti dai doni dello Spirito Santo, aiutati della testimonianza o dai consigli altrui, e guidati dall’insegnamento certo della Chiesa.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Dobbiamo esaminare la nostra coscienza rapportandoci alla Croce del Signore.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, vita dei tuoi fedeli, gloria degli umili, beatitudine dei giusti, ascolta la preghiera del tuo popolo, e sazia con l’abbondanza dei tuoi doni la sete di coloro che sperano nelle tue promesse. Per il nostro Signore...