8 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: “Pace a voi. Come il Padre me, anche io mando voi” (Gv 20,21).
«[Gesù] disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). Cioè, come il Padre, che è Dio, ha mandato me, anch’io, che sono uomo, mando voi che siete uomini. Il Padre mandò il Figlio, quando stabilì che egli s’incarnasse per la redenzione del genere umano. Egli volle che il Figlio venisse nel mondo a patire, e tuttavia, pur mandandolo a patire, lo amava. Così, il Signore manda gli apostoli che si è scelto non a godere del mondo, ma, come fu mandato lui stesso, a patire nel mondo. Poiché il Figlio è amato dal Padre, pur essendo mandato a patire, così anche i discepoli sono amati dal Signore, pur essendo mandati a patire nel mondo. Per questo, è detto: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”; cioè: Quando vi mando tra gli scandali dei persecutori, vi amo di quello stesso amore con il quale il Padre ama me, pur inviandovi a sopportare tante sofferenze» (Gregorio Magno, Hom. 26,2).
La pace
Benedettine dell’Isola del Giglio
Nella Scrittura. Nell’Antico Testamento la parola, shalom, non è un valore tra altri valori, ma coincide con la totalità dei beni. È la pienezza del bene, è la salvezza desiderata ed attesa. Shalom racchiude tutto ciò che di meglio si può augurare: non per nulla diventa la formula stessa del saluto, denso di profondità religiosa. E sinonimo di «benessere», felicità, giustizia. È benedizione, gloria, vita. In una parola, è il Nome stesso del Messia: Principe della p. (cf Is 9,5; Sal 71). Proprio perché tale, essa è innanzitutto dono da ricevere dalle mani di Dio e segno della sua presenza, che raggiunge la singola persona fin nell’abisso del suo cuore ed insieme stringe tutto il popolo nell’abbraccio della fraternità. L’uno e i molti vengono a coincidere nell’esperienza stessa di Dio. «Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 84,11): ecco la prospettiva sociale; ecco però anche il momento delle nozze, dell’incontro mistico: «Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace» (Cl 8,10). L’incontro con lo sposo è la perfezione dell’amore che, nell’unione mistica, procura armonia e pace.
L’attesa del Messia diventa realtà concreta in Gesù, dono perfetto del Padre. Egli è la Pace, meglio: «Egli è la nostra pace» (Ef 2,14). Tutta la sua vita, dalla grotta di Betlemme all’ascensione al cielo, è posta sotto il sigillo della pace. La sua nascita è accompagnata dal canto del coro angelico: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che egli ama». Non è solo un inno di lode, ma, più profondamente, è l’annuncio di una realtà che si è compiuta: la salvezza è discesa; un seme di pace è stato deposto - e nascosto - nel cuore stesso dell’umanità e ormai crescerà «spontaneamente», senza lasciarsi soffocare da spine a rovi. Sull’albero della croce diventerà frutto maturo, pronto per offrirsi in dono il giorno della risurrezione: «Pace a voi» (Gv 20,19.21.26): parole inseparabili dalla dolce e forte promessa con cui s chiude il Vangelo secondo Matteo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Catechismo della Chiesa Cattolica
2302 Richiamando il comandamento: “Non uccidere” ( ⇒ Mt 5,21 ), nostro Signore chiede la pace del cuore e denuncia l’immoralità dell’ira omicida e dell’odio.
L’ira è un desiderio di vendetta. “Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito”; ma è lodevole imporre una riparazione “al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia”. Se l’ira si spinge fino al proposito di uccidere il prossimo o di ferirlo in modo brutale, si oppone gravemente alla carità; è un peccato mortale. Il Signore dice: “Chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio”(Mt 5,22 ).
2303 L’odio volontario è contrario alla carità. L’odio del prossimo è un peccato quando l’uomo vuole deliberatamente per lui del male. L’odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste...” ( Mt 5,44-45 ).
2304 Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza. È la “tranquillità dell’ordine”. È frutto della giustizia ed effetto della carità.
2305 La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il “Principe della pace” messianica (Is 9,5). Con il sangue della sua croce, egli ha distrutto “in se stesso l’inimicizia” (Ef 2,16), ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell’unità del genere umano e della sua unione con Dio. “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14). Proclama “beati gli operatori di pace” (Mt 5,9).
2306 Coloro che, per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, rinunciano all’azione violenta e cruenta e ricorrono a mezzi di difesa che sono alla portata dei più deboli, rendono testimonianza alla carità evangelica, purché ciò si faccia senza pregiudizio per i diritti e i doveri degli altri uomini e delle società. Essi legittimamente attestano la gravità dei rischi fisici e morali del ricorso alla violenza, che causa rovine e morti.
Che cos’è la pace nel mondo?
Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica
481 La pace nel mondo, la quale è richiesta per il rispetto e lo sviluppo della vita umana, non è semplice assenza della guerra o equilibrio di forze contrastanti, ma è «la tranquillità dell’ordine» (sant’Agostino), «frutto della giustizia» (Is 32,17) ed effetto della carità. La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo.
Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi! - “Il parallelismo Padre-Figlio e Figlio-credente, caratteristico del linguaggio giovanneo [6,57; 10,15], è ben più che una semplice analogia: con realtà Gesù conferisce ai suoi la missione che ha ricevuto dal Padre. La frase più vicina alla nostra è quella della preghiera sacerdotale: «Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo» [17,18]” (Giuseppe Crocetti). Questo mandato negli altri Vangeli si fa più forte, più esplicito, facendo chiaramente intendere che il destinatario di questa missione è il mondo intero: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli ” (Mt 28,19). La missione degli Apostoli è universale. Annunziata prima al popolo di Israele (Mt 10,5ss; 15,24), come esigeva il piano divino, la salvezza deve essere offerta ormai a tutte le nazioni.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato il mondo dalla sua caduta, donaci la santa gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...