7 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: “Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10,14).
In entrambi i Testamenti, Dio è designato con diversi vocaboli dei quali Jahve (reso sempre con il “Signore” nella versione della Bibbia di Gerusalemme) è il più frequente. Le altre più importanti denominazioni del Dio di Israele sono: Adonai, Eloah, Elohim (Elohim è plurale maiestatis di Eloah, termine della lingua poetica, derivato a sua volta da El), Shaddai (Il Dio delle montagne), Signore degli Eserciti o Dio degli Eserciti o delle Schiere, il Santo, l’Altissimo (o Il Dio Altissimo).
E ancora, il Dio d’Israele è la Roccia, l’Eterno, il Re rivestito dell’onnipotenza e dell’autorità suprema. Inoltre, l’Antico Testamento chiama spesso Dio pastore d’Israele.
Per un popolo ancora assai vicino al nomadismo, l’immagine del pastore, guida e custodia delle sue greggi, talvolta armato, era assai familiare: “Dio [...] è stato il mio pastore da quando esisto fino ad oggi” (Gen 48,15). Per Geremia ed Ezechiele i pastori sono coloro che governano Israele, ma la vera guida del popolo eletto spetta al Signore. Il Salmista afferma, confidando in lui: “Il Signore è il mio pastore [...] su pascoli erbosi mi fa riposare” (Sal 22,2). Il Messia sarà «il Pastore suscitato» da Dio per «pascere» il suo popolo.
Ora Gesù sceglie di descrivere se stesso come il vero Pastore racchiude tante belle realtà:
- il rapporto intimo e personale tra Gesù e ogni seguace (È lo stesso rapporto amoroso che intercorre tra lui e il Padre);
- la sicurezza assoluta che egli offre ai suoi discepoli (“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano” [Gv 10,28]);
- la sua signoria d’amore, la sua preminenza;
- la sua guida: Gesù sarà il pastore dei suoi discepoli “e li guiderà alle fonti delle acque della vita” (Ap 7,17);
la sua presenza costante, “fino alla fine del mondo” (Mt 28,20);
- la sua sollecitudine che non conosce sosta: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?” (Lc 15,4);
il suo amore fino al sacrifico estremo.
“Gesù si definisce il buon pastore; ma egli non si accontenta di parole vaghe e diversamente interpretabili, perciò specifica chiaramente l’entità e la misura della sua bontà in quanto pastore. Il buon pastore è colui che dà la vita per le sue pecore; che ama cioè le sue pecore più di se stesso, ed è disposto a sacrificarsi per il suo gregge. Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per i propri fratelli [Gv 15,13]” (Giorgio Fornasari).
Le immagini della Chiesa
Lumen Gentium 6: Come già nell’Antico Testamento la rivelazione del regno viene spesso proposta in figure, così anche ora l’intima natura della Chiesa ci si fa conoscere attraverso immagini varie, desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano già abbozzate nei libri dei profeti. La Chiesa infatti è un ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo (cfr. Gv 10,1-10). È pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (cfr. Is 40,11; Ez 34,11 ss), e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il buon Pastore e principe dei pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt 5,4), il quale ha dato la vita per le pecore (cfr. Gv 10,11-15).
Catechismo della Chiesa Cattolica 754: ... la Chiesa è l’ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo. È pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori, il quale ha dato la sua vita per le pecore.
La Chiesa - istituita da Gesù Cristo
Catechismo della Chiesa Cattolica 763-764: È compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua “missione”. “Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del Regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture”. Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il Regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è “il Regno di Cristo già presente in mistero”. “Questo Regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo”. Accogliere la parola di Gesù significa accogliere “il Regno stesso di Dio”. Il germe e l’inizio del Regno sono il “piccolo gregge” (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore. Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù. A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo nuovo di comportarsi, ma anche una preghiera loro propria.
Papa Francesco: (Regina Coeli, 11 maggio 2014): Molti anche oggi, come ai tempi di Gesù, si propongono come “pastori” delle nostre esistenze; ma solo il Risorto è il vero Pastore, che ci dà la vita in abbondanza. Invito tutti ad avere fiducia nel Signore che ci guida. Ma non solo ci guida: egli ci accompagna, cammina con noi. Ascoltiamo con mente e cuore aperti la sua Parola, per alimentare la nostra fede, illuminare la nostra coscienza e seguire gli insegnamenti del Vangelo.
In questa domenica preghiamo per i Pastori della Chiesa, per tutti i Vescovi, compreso il Vescovo di Roma, per tutti i sacerdoti, per tutti! In particolare preghiamo per i nuovi sacerdoti della Diocesi di Roma, che hoordinato poco fa, nella Basilica di Sa Pietro. Un saluto a questi 13 sacerdoti! Il Signore aiuti noi pastori ad essere sempre fedeli al Maestro e guide sagge e illuminate del popolo di Dio a noi affidato. Anche a voi, per favore, chiedo di aiutarci: aiutarci ad essere buoni pastori. Una volta ho letto una cosa bellissima di come il popolo di Dio aiuta i vescovi e i sacerdoti ad essere buoni pastori. È uno scritto di San Cesario di Arles, un padre dei primi secoli della Chiesa. Lui spiegava come il popolo di Dio deve aiutare il pastore, e faceva questo esempio: quando il vitellino ha fame va dalla mucca, dalla madre, a prendere il latte. La mucca, però, non lo dà subito: sembra che se lo trattenga per sé. E cosa fa il vitellino? Bussa col suo naso alla mammella della mucca, perché venga il latte. È bella l’immagine! “Così voi - dice questo santo - dovete essere con i pastori: bussare sempre alla loro porta, al loro cuore, perché vi diano il latte della dottrina, il latte della grazia e il latte della guida”. E vi chiedo, per favore, di importunare i pastori, di disturbare i pastori, tutti noi pastori, perché possiamo dare a voi il latte della grazia, della dottrina e della guida. Importunare! Pensate a quella bella immagine del vitellino, come importuna la mamma perché gli dia da mangiare.
Ad imitazione di Gesù, ogni Pastore «a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo - il pastore deve essere avanti a volte - altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro» (Esort. ap. Evangeli guadium, 31). Che tutti i Pastori siano così! Ma voi importunate i pastori, perché diano la guida della dottrina e della grazia.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Accogliere la parola di Gesù significa accogliere “il Regno stesso di Dio”.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. Egli è Dio, e vive e regna con te...