6 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).
“Gesù incalza: “Volete andarvene anche voi?”, rivolgendosi a quelli che sono rimasti, in realtà pochi. Gesù non teme, anche se soffre, di restare solo, perché ha fede nella parola che il Padre gli ha rivolto, nella promessa di Dio che non verrà meno. Possono venire meno gli altri, ma Dio resta fedele! A volte mi chiedo perché nella chiesa non si abbia il coraggio di far risuonare ancora oggi queste parole di Gesù, perché si insegni sempre il successo, si guardi al numero dei credenti, si compiano sforzi mirando alla grandezza della comunità cristiana e non alla qualità della fede. Siamo tutti genti di poca fede! La crisi invece, che è sempre fallimento, la allontaniamo il più possibile, la dissimuliamo, la tacciamo, affinché non appaia che a volte perdiamo, cadiamo, falliamo anche nelle nostre imprese ecclesiali e comunitarie più conformi alla volontà del Signore. D’altronde, Gesù userà l’immagine della potatura della vite, per dire che vi sono tralci che vanno potati (cf. Gv 15,2): determinante, però, è che la potatura la compia il Padre, non noi e neppure chi nella comunità cristiana presiede o la lavora come un operaio. Di per sé il Vangelo ha la forza di attrarre e di lasciar cadere: basta che sia annunciato nella sua verità e con franchezza, senza essere edulcorato. Sì, il Vangelo è la Parola di vita eterna, come Pietro risponde a Gesù, confessando che la fede della chiesa è fede nel “Santo di Dio”, cioè fede che in Gesù c’è la Shekinah, la Presenza di Dio. Dov’è Dio in questo mondo? Non nel Santo del tempio di Gerusalemme, ma nell’umanità fatta carne e sangue di Gesù, il Figlio” (monasterodibose.it).
Volete andarvene anche voi? Erano stati chiamati, adesso hanno compreso cosa significa mettersi alla sequela di Gesù, non hanno più il coraggio di andare avanti, e vanno via.
La vocazione è ciò che mostra nel modo più evidente l’azione di Dio nell’uomo; materialmente per lo più è identica con la elezione, poiché la vocazione raggiunge quelli che sono già eletti; è chiamata alla conversione (Ger 3,12ss), ad un servizio o ministero (Is 6; Ger 1; Is 42,6; 48,15; 1Sam 3,4-10; 10,17; 2Sam 16,18; 1Re 8,16) o alla salvezza, che verrà elargita ad un singolo o al popolo (Gn 12,lss; Is 41,8s; 43,1). Concettualmente prevale il tema dell’«elezione»; attraverso l’elezione dei padri, Dio si manifesta come l’agente sovrano (Gn 12,15; Is 51,2), essa si compie senza riguardo per la qualità dell’uomo o per il suo comportamento di fronte a Dio. Per mezzo del segno della circoncisione (Gn 17,9ss), Israele è unito ai padri e, per mezzo del patto (Es 19,5), diventa proprietà di Dio (Dt 7,6), popolo di Dio (Dt 4,20), sua vigna (Is 5,1-7), suo figlio (Es 4,22), sua sposa (Os 2), sua comunità (Nm 20,4), suo servo (Is 41,8). Con l’elezione sono legati la benedizione, la difesa e l’aiuto di Dio (Is 43,2s), ma anche la responsabilità di fronte a Dio (Am 2,6-16). Nel Nuovo Testamento ci si presentano Giovanni Battista (Mc 1,3 par) e gli Apostoli come raggiunti da una vocazione personale, che però non ha solo lo scopo della propria salvezza, ma specialmente quello della salvezza degli uomini; a tutti gli uomini è indirizzata la vocazione per partecipare ai beni della salvezza (Rm 8,23; 1Cor 1,9), però si aspetta pure che da parte degli uomini ci sia la risposta della conversione, della fedeltà (Mc l,14s), della cooperazione (Mt 22,12). Nella vocazione Dio si rivolge alla libertà dell’uomo; l’uomo deve scegliere se accogliere o no la chiamata. Nonostante l’elezione l’uomo non può pretendere da Dio la salvezza; egli può anche sfuggire alla salvezza. si ha l’elezione nel Nuovo Testamento sempre in vista di un servizio.
Vocazione dell’uomo e della donna nel disegno di Dio
Catechismo della Chiesa Cattolica
373 Nel disegno di Dio, l’uomo e la donna sono chiamati a “dominare” la terra come “amministratori” di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, “che ama tutte le cose esistenti” (Sap 11,24), l’uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.
Vocazione dell’uomo realizzata con la vita nello Spirito Santo
CCC 1699 La vita nello Spirito Santo realizza la vocazione dell’uomo ... È fatta di carità divina e di solidarietà umana ... È gratuitamente concessa come una salvezza.
Promesse e voti
CCC 2101-2013 In parecchie circostanze il cristiano è chiamato a fare delle promesse a Dio. Il Battesimo e la Confermazione, il Matrimonio e l’Ordinazione sempre ne comportano. Per devozione personale il cristiano può anche promettere a Dio un’azione, una preghiera, un’elemosina, un pellegrinaggio, ecc. La fedeltà alle promesse fatte a Dio è una espressione del rispetto dovuto alla divina Maestà e dell’amore verso il Dio fedele. “Il voto, ossia la promessa deliberata e libera di un bene possibile e migliore fatta a Dio, deve essere adempiuto per la virtù della religione”. Il voto è un atto di devozione, con cui il cristiano offre se stesso a Dio o gli promette un’opera buona. Mantenendo i suoi voti, egli rende pertanto a Dio ciò che a lui è stato promesso e consacrato. Gli Atti degli Apostoli ci presentano san Paolo preoccupato di mantenere i voti da lui fatti. La Chiesa riconosce un valore esemplare ai voti di praticare i consigli evangelici: Si rallegra la Madre Chiesa di trovare nel suo seno molti uomini e donne, che seguono più da vicino l’annientamento del Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando la povertà nella libertà dei figli di Dio e rinunciando alla propria volontà: essi, cioè, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono a un uomo per Dio, al di là della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi più pienamente a Cristo obbediente.
Risposta decisiva
Catechismo degli Adulti
802 Con la sua chiamata interiore Dio suscita la nostra libertà e si offre come meta alla nostra ricerca. Intanto ci viene incontro pubblicamente nella storia, inviando il suo Figlio Gesù Cristo a invitare tutti gli uomini alla festa della vita eterna. «Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione».
L’iniziativa del suo amore ci interpella. Accettare il suo dono con «la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6) significa realizzare se stessi; rifiutare il suo dono con il peccato significa perdere se stessi. «Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita» (1Gv 5,11-12). La risposta che daremo risulterà decisiva per la nostra riuscita o per il nostro fallimento. A ognuno di noi il Signore Gesù ripete l’appello rivolto al giovane ricco: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti... Se vuoi essere perfetto,... vieni e seguimi» (Mt 19,17-2121). Se vuoi vivere, devi fare il bene. L’urgenza della salvezza fonda l’obbligazione morale.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** L’urgenza della salvezza fonda l’obbligazione morale.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato coloro che credono in te, custodisci in noi la vita nuova, perché possiamo vincere ogni assalto del male e conservare fedelmente il dono del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...