16 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27).


Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni, Vol. III)

IL DONO DELLA PACE

Il tema della pace è di grande attualità. È vero che la pace lasciata e donata da Gesù indica la salvezza, cioè la pienezza dei beni messianici (Gv 14,27), essa però presuppone l’assenza di guerra e la fraterna convivenza tra i popoli. Il concilio Vaticano II ha trattato il tema della pace a varie riprese, in modo speciale nella costituzione sulla chiesa nel mondo. Nei documenti di questo sinodo ecumenico è ricordato che l’autore della vera pace è solo il Cristo (cf. Gaudium et spes, 77); l’autore della salvezza e il principio di unità e di pace è solo il Figlio di Dio (cfr. Lumen gentium, 9). Questa pace consiste nella comunione intima tra Dio e l’uomo: Gesù è stato mandato nel mondo per questa finalità (cfr. Ad gentes divinitus , 3). In questo testo conciliare la pace è intesa come sinonimo di vita divina a di salvezza spirituale, perciò qui ci si ispira da vicino alla concezione biblica della pace. Tuttavia anche la pace tra i popoli, che sgorga dall’amore, non può avere altra origine che dalla pace divina (cfr. OS, 78).


Catechismo della Chiesa Cattolica

La pace

2302 Richiamando il comandamento: «Non uccidere» (Mt 5,21), nostro Signore chiede la pace del cuore e denuncia l’immoralità dell’ira omicida e dell’odio.
L’ira è un desiderio di vendetta. «Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito»; ma è lodevole imporre una riparazione « al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia».  Se l’ira si spinge fino al proposito di uccidere il prossimo o di ferirlo in modo brutale, si oppone gravemente alla carità; è un peccato mortale. Il Signore dice: «Chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,22).

2303 L’odio volontario è contrario alla carità. L’odio del prossimo è un peccato quando l’uomo vuole deliberatamente per lui il male. L’odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste...» (Mt 5,44-45).

2304 Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza. È la «tranquillità dell’ordine».  È «frutto della giustizia» (Is 32,17) ed effetto della carità.

2305 La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il «Principe della pace» (Is 9,5) messianica. Con il sangue della sua croce, egli ha distrutto in se stesso l’inimicizia, ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell’unità del genere umano e della sua unione con Dio. «Egli è la nostra pace» (Ef 2,14). E proclama: «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9).

2306 Coloro che, per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, rinunciano all’azione violenta e cruenta e ricorrono a mezzi di difesa che sono alla portata dei più deboli, rendono testimonianza alla carità evangelica, purché ciò si faccia senza pregiudizio per i diritti e i doveri degli altri uomini e delle società. Essi legittimamente attestano la gravità dei rischi fisici e morali del ricorso alla violenza, che causa rovine e morti. 


Bruno Maggioni (I Vangeli, Cittadella Editrice - Assisi)

La pace di Gesù è una pace diversa. Gesù lascia ai discepoli la sua pace (v. 27). Nei sinottici il saluto di pace sulle labbra di Gesù non è soltanto un augurio ma una parola che salva, che va alla radice, là dove sta l’origine della vera pace (o l’origine del male). Dicendo «va’ in pace» Gesù guarisce l’emorroissa (Lc 8,48) e rimette i peccati alla donna peccatrice (Lc 7,50).
La pace di Gesù nasce dalla vittoria sul peccato e sulle sue conseguenze. Ed è una pace che sconvolge la pace mondana, fondata invece sul peccato, sulla connivenza.
In questo senso si può dire che Gesù non è venuto a portare la pace ma la divisione (Lc 12,51).
Mentre i sinottici parlano di pace in contesti diversi, Giovanni ne parla solo nel contesto della Passione e della Risurrezione: due volte nei discorsi di addio (14,27; 6,33) e due volte nell’apparizione del Risorto ai discepoli (20,19-21.26). «Le ultime parole prima della Passione e le prime dopo la Risurrezione sono le stesse» (J. COMBLIN, Teologia della pace, Roma 1962, 327). 
L’affermazione di Gesù (v. 27) è solenne. Non si tratta di un semplice augurio di pace, ma di un vero dono della pace. La pace è dono, viene dall’alto: non sorge dalla decisione dell’uomo. Anche gli altri testi che abbiamo citati sono sì un saluto, ma non possono ridursi a un semplice: buon giorno. Quando Gesù termina il suo discorso con parole di pace «è come se nessuno avesse mai parlato di pace prima di lui, tanto dà a quelle parole una risonanza straordinaria» (Ibidem, 328)
La pace di Gesù è diversa da quella che il mondo può offrire. È un’altra indicazione importante. È per questo che Gesù insiste tanto sulla pace: «sa che i discepoli potrebbero non riconoscerla» (Ibidem, 329). Perché è una pace diversa, persino nascosta nel suo contrario, cioè nelle persecuzioni. È una pace legata alla presenza del Cristo. Non sta nell’assenza della Croce ma nella certezza della sua vittoria: una certezza radicata nella vittoria di Cristo: Io ho vinto il mondo (16,33).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** La pace di Gesù nasce dalla vittoria sul peccato e sulle sue conseguenze. Ed è una pace che sconvolge la pace mondana, fondata invece sul peccato, sulla connivenza.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che nella risurrezione del tuo Figlio ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, rafforza in noi la fede e la speranza, perché non dubitiamo mai di raggiungere quei beni che tu ci hai rivelato e promesso. Per il nostro Signore Gesù Cristo...