17 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: “ Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15,6).
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni, Vol. III)
Chi non rimane nel Cristo - vite della verità - non solo e condannato alla sterilità, ma subirà una sorte di ignominia e di condanna (Gv 15,6). L’allusione al giudizio finale in questo passo, appare con trasparenza. Il tema del radunare gli eletti al momento della parusia è un elemento presente già nell’apocalisse sinottica (Mc 13,27 e par.). Ma il passo sinottico più vicino a Gv 15,6 è quello di Mt 13,40, nel quale è descritta la sorte della zizzania, simbolo dei perversi: essa subisce la stessa sorte dei tralci separati dal Cristo, è raccolta e bruciata al fuoco, allorché gli angeli la mieteranno alla fine dei secoli (Mt 13,39-42).
Un’altra conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l’esaudimento delle richieste dei discepoli (Gv 15,7). Il tema dell’ascolto delle preghiere da parte del Padre è trattato più diffusamente in Gv 16,23ss. In Gv 15,7 il nome di Dio è sottinteso, inoltre è specificato che l’unione con il Cristo comporta un’adesione forte e profona alle sue parole. Non come fecero i giudei, i quali rifiutarono di far rimanere la parola di Gesù in loro (Gv 5,38); costoro non fecero penetrare nel cuore la rivelazione del Cristo (Gv 8,37).
Catechismo della Chiesa Cattolica
Il giudizio particolare
1021 La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre.
1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».
Il giudizio finale
1038 La risurrezione di tutti i morti, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà «l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell’uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,28-29). Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli [...]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [...] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46).
1039 Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: «Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3) [...] egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me ».
1040 Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte. 637
1041 Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini «il momento favorevole, il giorno della salvezza» (2 Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del regno di Dio. Annunzia la «beata speranza» (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale « verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto» (2Ts 1,10).
Louis Bouyer
La vite e i tralci
Solo attraverso Gesù la vite può affondare le sue radici proprio nel cuore della vita divina; ed è veramente la vita di Dio quella che circola fino alle estremità dei tralci più lontani. È in Gesù come nella sua sorgente, ma questa sorgente scaturisce solo perché ad essa si venga ad attingere.
C’è a questo punto una doppia affermazione circa i tralci. Avulsi dal Cristo, nel quale invece debbono inserirsi organicamente, essi non possono portare frutto. In forma diversa, ma nella stessa luce eucaristica, è l’affermazione stessa che Gesù aveva enunciata dicendo: «Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue non avrete in voi la vita» (Cv. 6,53).
Ma d’altra parte, se sono nel Cristo, i tralci devono portar frutto, altrimenti saranno divelti dal tronco. Innestato sul Cristo, il fedele, che utilizza la grazia conferitagli da questa unità vitale, viene purificato, «potato» da Dio per poter portare frutti sempre più abbondanti. Chi invece si chiude all’azione vivificante della linfa dev’essere tagliato via ed eliminato ... I tralci di Cristo devono portare frutto altrimenti saranno condannati al fuoco: ma il frutto che essi portano è ottenuto unicamente dalla loro appartenenza a Cristo ed è frutto suo.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** I tralci di Cristo devono portare frutto altrimenti saranno condannati al fuoco.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia, volgi verso di te i nostri cuori: tu che ci hai liberato dalle tenebre con il dono della fede, non permettere che ci separiamo da te, luce di verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo...