14 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,2-3).


Card. Jean-Marie Lustiger

«Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. lo vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io». Gesù dice: «La casa del Padre». Si tratta del Tempio dove Dio si manifesta, il luogo santissimo in cui dimora la gloria divina. Pensare che Israele abbia ricevuto questo dono della presenza di Dio è già una provocazione per l’intelligenza umana. Ora, Gesù dice che sta per entrare in questo luogo santo. Si presenta dunque come il sommo sacerdote che ha, egli solo, il diritto di penetrarvi. Ma si tratta del tempio celeste. Ed egli aggiunge: «Perché siate anche voi dove sono io». In altri termini, noi siamo un popolo sacerdotale poiché egli ci propone come una promessa e una speranza l’entrata nel santuario celeste, nel luogo santissimo in cui Dio stabilisce la sua gloria. Gesù ci chiede di credere in lui per rimetterei a lui. Poiché egli ci prenderà con sé e ci farà arrivare al luogo santissimo, a suo Padre.


Catechismo della Chiesa Cattolica

Il cielo

1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12): «Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo [...] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, [...] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale - e questo dopo l’ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo - sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura».

1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo». Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

1025 Vivere in cielo è «essere con Cristo». 616 Gli eletti vivono «in lui», ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: «Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum - La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno».

1026 Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha «aperto» il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).

1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa « la visione beatifica »: « Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, [...] godere nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta ».

1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui «regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5).


Sant’Alfonso Maria de Liguori (Le glorie di Maria, Cap. VIII, 3)

Maria conduce i suoi servi in Paradiso

La santa Vergine predisse che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata (Lc 1,48); con ragione, dice sant’Ildefonso, perché tutti gli eletti ottengono la beatitudine eterna per mezzo di Maria. “Tu, Vergine Madre di Dio, sei il principio, il mezzo e la fine della nostra felicità esclama san Metodio. Principio perché Maria ottiene il perdono dei peccati; “Mezzo” perché ci ottiene la perseveranza della grazia divina; “fine” perché alla fine ci ottiene il paradiso. “Grazie a te - prosegue san Bernardo - è stato aperto il cielo; grazie a te è stata instaurata la Gerusalemme celeste; grazie a te è stata donata la vita eterna a tanti miserabili che si meritavano la morte eterna”. Deve incoraggiarci a sperare con certezza il paradiso soprattutto la promessa che fa Maria stessa a quelli che la onorano, specialmente a chi, con le parole e con l’esempio, cerca di farla conoscere e onorare anche dagli altri, Maria fa questa bella promessa che ci incoraggia a sperare con certezza il paradiso. Quelli che operano con me non peccheranno. Quelli che mi fanno conoscere avranno la vita eterna.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Beati quelli che acquistano il favore di Maria! Saranno riconosciuti dai cittadini del cielo come loro compagni, e chi porterà il distintivo di servo di Maria sarà registrato nel libro della vita. (San Bonaventura)
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Dio onnipotente ed eterno, rendi sempre operante in noi il mistero della Pasqua, perché, nati a nuova vita nel Battesimo,con la tua protezione possiamo portare molto frutto e giungere alla pienezza della gioia eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...