22 Agosto 2025
 
Beata Vergine Maria Regina
 
Is 9,1-6; Salmo Responsoriale Dal Salmo 112 (113)
 
Colletta
O Padre, che ci hai dato come Madre e Regina
la Vergine Maria,
dalla quale nacque Cristo tuo Figlio,
per sua intercessione concedi a noi
la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
Benedetto XVI (Udienza Generale 22 Agosto 2012): È questa la radice della festa odierna: Maria è Regina perché associata in modo unico al suo Figlio, sia nel cammino terreno, sia nella gloria del Cielo. Il grande santo della Siria, Efrem il Siro, afferma, circa la regalità di Maria, che deriva dalla sua maternità: Ella è Madre del Signore, del Re dei re (cfr Is 9,1-6) e ci indica Gesù quale vita, salvezza e speranza nostra. Il Servo di Dio Paolo VI ricordava nella sua Esortazione apostolica Marialis Cultus: «Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui Dio Padre, da tutta l’eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi” (n. 25).
Ma adesso ci domandiamo: che cosa vuol dire Maria Regina? È solo un titolo unito ad altri, la corona, un ornamento con altri? Che cosa vuol dire? Che cosa è questa regalità? Come già indicato, è una conseguenza del suo essere unita al Figlio, del suo essere in Cielo, cioè in comunione con Dio; Ella partecipa alla responsabilità di Dio per il mondo e all’amore di Dio per il mondo. C’è un’idea volgare, comune, di re o regina: sarebbe una persona con potere, ricchezza. Ma questo non è il tipo di regalità di Gesù e di Maria. Pensiamo al Signore: la regalità e l’essere re di Cristo è intessuto di umiltà, di servizio, di amore: è soprattutto servire, aiutare, amare. Ricordiamoci che Gesù è stato proclamato re sulla croce con questa iscrizione scritta da Pilato: «re dei Giudei» (cfr Mc 15,26). In quel momento sulla croce si mostra che Egli è re; e come è re? soffrendo con noi, per noi, amando fino in fondo, e così governa e crea verità, amore, giustizia. O pensiamo anche all’altro momento: nell’Ultima Cena si china a lavare i piedi dei suoi. Quindi la regalità di Gesù non ha nulla a che vedere con quella dei potenti della terra. È un re che serve i suoi servitori; così ha dimostrato in tutta la sua vita. E lo stesso vale per Maria: è regina nel servizio a Dio all’umanità, è regina dell’amore che vive il dono di sé a Dio per entrare nel disegno della salvezza dell’uomo. All’angelo risponde: Eccomi sono la serva del Signore (cfr Lc 1,38), e nel Magnificat canta: Dio ha guardato all’umiltà della sua serva (cfr Lc 1,48). Ci aiuta. È regina proprio amandoci, aiutandoci in ogni nostro bisogno; è la nostra sorella, serva umile.
E così siamo già arrivati al punto: come esercita Maria questa regalità di servizio e amore? Vegliando su di noi, suoi figli: i figli che si rivolgono a Lei nella preghiera, per ringraziarla o per chiedere la sua materna protezione e il suo celeste aiuto, dopo forse aver smarrito la strada, oppressi dal dolore o dall’angoscia per le tristi e travagliate vicissitudini della vita. Nella serenità o nel buio dell’esistenza, noi ci rivolgiamo a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia necessarie per il nostro pellegrinare lungo le strade del mondo. A Colui che regge il mondo e ha in mano i destini dell’universo noi ci rivolgiamo fiduciosi, per mezzo della Vergine Maria. Ella, da secoli, è invocata quale celeste Regina dei cieli; otto volte, dopo la preghiera del santo Rosario, è implorata nelle litanie lauretane come Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini, di tutti i Santi e delle Famiglie. Il ritmo di queste antiche invocazioni, e preghiere quotidiane come la Salve Regina, ci aiutano a comprendere che la Vergine Santa, quale Madre nostra accanto al Figlio Gesù nella gloria del Cielo, è con noi sempre, nello svolgersi quotidiano della nostra vita.
Il titolo di regina è quindi titolo di fiducia, di gioia, di amore. E sappiamo che quella che ha in mano in parte le sorti del mondo è buona, ci ama e ci aiuta nelle nostre difficoltà.
 
I Lettura: Verso il 732 a.C., Tiglat-Pilèzer III, re d’Assiria, aveva sottomesso la Galilea annettendola al suo impero e deportandone gli abitanti. Nel mezzo di questi eventi drammatici, Dio conforta e consola il suo popolo per bocca del profeta Isaia il quale annunzia agli sfiduciati e ai disperati (Cf. Gdt 9,11) un messaggio di speranza e di gioia. Il Signore Dio cancellerà la vergogna della disfatta e gli abitanti di quella regione, su cui era piombata l’oppressione assira e la schiavitù, recupereranno la libertà, paragonata dal profeta Isaia a una grande luce. Una profezia che troverà il suo pieno compimento in Cristo Gesù, il quale darà la luce ai ciechi e farà uscire «dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre» (Is 42,7).
 
Vangelo
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
 
Dio irrompe nella storia dell’uomo per redimerlo e liberarlo dalla schiavitù della morte e del peccato: il sì di Maria è la condizione necessaria e ultima perché Dio riveli al mondo il suo progetto universale di salvezza.
 
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.
 
Rallègrati, piena di grazia - Il testo lucano è pieno di sorprese. Innanzi tutto, contrariamente alle attese popolari, la realizzazione del progetto salvifico, svelato nelle parole dell’angelo, non parte da Gerusalemme, ma da un paese sconosciuto, Nazaret, situato in una regione posta in periferia e semipagana (Cf. Mt 4,15). Ma la sorpresa più grande è che la realizzazione del progetto salvifico prevede come condizione necessaria il sì di una donna.
Il nome della donna è Maria. Il saluto che l’angelo Gabriele le rivolge esce dall’ambito di un comune saluto: «Rallègrati, piena di grazia». In egual modo, i profeti invitavano la «vergine figlia di Sion» (Is 37,22) a rallegrarsi a motivo della prossima venuta del Signore Dio in mezzo al suo popolo: «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! [...]. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te» (Sof 3,13; Cf. Is 49,13; Gl 2,21). Un singolare accostamento: Maria è la nuova Figlia di Sion, nel cui seno, come nel Tempio, verrà a dimorare Dio stesso (Cf. v. 33: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra»). Dio «prende veramente possesso del grembo di Maria, che diviene la sua dimora vivente, quale figlia di Sion, cioè rappresentante del nuovo popolo eletto» (A. Poppi).
E ancora, a Maria, l’angelo Gabriele promette l’assistenza di Dio, la sua vicinanza, la sua forza, la sua consolazione: «Il Signore è con te». Tutto il favore di Dio è riversato su di lei, lei è la piena di grazia: Dio l’ha colmata di grazia, ella è «la “graziata”, la “gratificata” per eccellenza. L’appellativo che sta per il nome proprio fa pensare che la “grazia” fa come parte del suo essere, la possiede per sempre, fin dalla nascita» (Ortensio Da Spinetoli).
L’annunzio turba Maria in quanto decisa a rimanere vergine: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». Come fa notare Giovanni Leonardi (L’infanzia di Gesù), la «più comune interpretazione tra gli esegeti cattolici è la seguente. Maria obietterebbe: “Come posso diventare madre dal momento che ho l’intenzione o il proposito di non conoscere uomo?”, cioè qualsiasi uomo, vale a dire di restare vergine. Maria cioè obietterebbe il suo proposito di castità perfetta». Tali esegeti fondano la loro tesi sul presente greco, io non conosco uomo, usato da Maria e che indica azione continua.
René Laurentin, che segue questa interpretazione, porta questa esemplificazione: «Portiamo un esempio moderno per illustrare questi due termini astratti: se qualcuno, a cui si offre una sigaretta, risponde: “non fumo”, si capisce che questo significa “io non fumo mai” e non “io non sono nell’atto di fumare”». Il proposito di restare vergine per quei tempi era qualcosa di inusitato, in quanto la verginità era equiparata alla sterilità (Cf. Gen 30,23; Gdc 11,37; 2Sam 13,20); una condizione sfavorevole, a volte intesa come castigo di Dio, che poneva la donna agli ultimi gradini della società civile. Una donna senza figli era una donna in balia di tutti soprattutto se alla sterilità si assommava la disgrazia della vedovanza. Ma da molte testimonianze storiche si evince che nell’antichità la verginità era anche praticata: per esempio, gli Esseni di Qumran si astenevano dall’uso matrimoniale, vivendo praticamente come celibi, per conservare la purità legale, in vista dell’avvento del Regno di Dio.
Maria è pronta a fare la volontà di Dio, ma non sa come conciliare la verginità con la maternità: praticamente, come una vergine può essere madre senza conoscere uomo?
Se «Dio le ha ispirato di rimanere vergine, Dio le domanda oggi di diventare madre: Dio non si contraddice. Ma bisognava forse che, accettando un tempo di restare vergine, essa rinunciasse ad essere madre per poterlo diventare oggi. Come fu necessario che Abramo, perché potesse effettivamente diventare il padre di una posterità numerosa come le stelle del cielo e l’arena del mare, rinunciasse, accettando di immolarlo, all’unico figlio, sul quale riposavano le promesse divine... Ma tale è la legge stessa dell’ordine soprannaturale: che la vita nasca dalla morte, che solo salvi la sua vita colui che accetta di perderla, in altri termini, che l’uomo non possieda mai se non ciò che ha donato» (S. Lyonnet). Maria, comunque, decide di fidarsi di Dio; infatti, la risposta dell’angelo dissipa ogni dubbio, «nulla è impossibile a Dio».
Lo Spirito Santo ti coprirà con la sua ombra: una promessa dalla quale si evince che ora, ante tempus, in Maria si realizza una parola del Cristo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che [...] dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,16-17).
Maria sarà adombrata dallo Spirito Santo. In Esodo 40,35 il verbo adombrare indica la nube che fa ombra sopra il Tabernacolo e simboleggia la gloria di Dio che riempie la Dimora. Su Maria scenderà lo Spirito Santo e questo non significa che lo Spirito Santo sarà il padre biologico del bambino, ma la nascita di quest’ultimo sarà il risultato di un’azione miracolosa della potenza divina. Al dire di P. Benoit, l’angelo «insinua chiaramente che lo Spirito Santo svolgerà il ruolo di principio creatore e produrrà la vita nel seno di Maria. Ciò che lo Spirito, questo soffio creatore, fa sin dalle origini del mondo, lo farà nel seno di Maria producendo una concezione verginale». Questa azione divina è allo stesso tempo una chiara attestazione della divinità del Bambino: «Colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio».
Ed ecco, Elisabetta ..., Maria crede per fede, non per il segno che le viene dato. La sua fede è fondata sulla certezza che Dio è fedele alle sue promesse e che la parola di Dio, in ordine alla salvezza, è «viva ed efficace» (Eb 4,12).
Con un atto di obbedienza e di fede da parte di Abramo era iniziata la storia della salvezza (Cf. Gen 12,1ss), ora è arrivata al suo pieno compimento nell’umiltà, nell’obbedienza e nella fede di una Vergine: «avvenga per me secondo la tua parola».
 
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce - Emanuele Ghini: La luce: da realtà fisica a simbolo religioso - Da fenomeni luminosi sono accompa­gnate le teofanie; essi servono come mezzo delle manifestazioni di Dio, sono la veste di cui egli si ammanta (Sal 104,1-2). Nel fuoco si manifesta la presenza di Dio che conclude l’alleanza con Abramo (Gn 15,17-18). La regolarità con cui gli astri splendono, dato che Dio è il loro creatore, sono una garan­zia per l’alleanza (Ger 31,35-36; 33,20-21.25; Sal 89,37-38; Cf. 72,5; Gn 9,13-17). Bruciava il roveto in cui Jahvé parlava a Mosè (Es 3,2). Con una colonna di fuoco Dio era presente al suo popolo in marcia (Es 13,21).
Dal fuoco è accompagnata la teofania del Sinai (Es 19,18). Lo splendore della gloria del Signore circonda di luce i pastori a cui appare l’angelo (Lc 2,9). Gesù trasfigurato è circondato da un biancore luminoso e sfolgorante come il sole (Mt 17,1-2; Mc 9,2-3; Lc 9,28-29). Biancore di neve e splendore di folgore circondano l’angelo della risurrezione (Mt 28,3; Mc 16,5; Lc 24,4). In un chiarore di luce celeste più splendente del sole apparve Gesù a Paolo sulla via di Damasco (At 9,3). In realtà, qui la luce è simbolo della presenza maestosa di Dio nella storia, del suo disvelarsi negli eventi della vicenda umana.
La luminosità, così frequente nelle manifestazioni di Dio, finisce con l’essere applicata alla sua stessa essenza. È detto che Dio «abita una luce inaccessibile» (1Tm 6,16), e il suo splendore - gloria - non è concesso all’uomo (Is 42,8; 48,11); egli può essere chiamato «il Padre degli astri» (Gc 1,16). La Sapienza è un «riflesso della luce eterna» (Sap 7,26), superiore ad ogni luce creata (Sap 7,29s): ciò equivale a definire Dio come luce. Nel Nuovo Testamento si dirà infatti: «Dio è luce», è «nella luce» (1Gv 1,5.7). Ciò indica che Dio è spirito puro, intelligenza perfettissima (Sap 7) e soprattutto perfettissima santità (Cf. Is 6): Dio luce è Dio amore (1Gv 4,8.16).
Inoltre la luce è simbolo del bene, della vita e della felicità (Gb 30,26; Is 45,7); mentre le tenebre, soprattutto le tenebre dello sheòl, indicano disgrazia (Gb 3,16.20; 18,18; Is 26,19; Sal 58,9; Bar 3,19-20; Am 5,18.20).
Tutto ciò che porta felicità e salvezza e illumina la via della vita, può essere nomi­nato luce: la parola di Jahvé (Sal 119,105), la legge (Sap 18,4), il diritto (Is 51,4; Os 6,5; Sal 37,6; Is 62,1s), o le ammonizioni e i comandamenti dei genitori (Pro 6,23), la sapienza (Eccle 2,13; Sap 7,10.26; Bar 4,2), la giustizia (Sap 5,6).
Il simbolismo della luce è collegato al comportamento etico dell’uomo: il cammino dei giusti è chiamato spesso luce (Pro 4,18; Cf. Is 58,8.10); il cattivo è ottenebrato, l’empio è nel buio, la sua luce si spegne: «la via degli empi è tenebra fitta, non si avvedono dove inciampano» (Pro 4,19; Gb 18,5-6).
Dio con la sua legge illumina i passi dell’uomo, egli è la lampada che ci guida (Pro 6,23; Sal 119,105; Gb 29,3; Sal 18,29). Gli effetti della giustizia sono affini a quelli della luce (Gb 22,21-28).
La vita spirituale ha bisogno di una luce fondamentale che la illumini e la guidi come la luce del corpo: è la semplicità, in contra­sto all’occhio cattivo e ottenebrato, che sarebbe la doppiezza, l’insincerità, l’invidia (Mt 6,22-23; Lc 11,34-36; Mt 20,15).
La luce porta vita e ordine: la regolarità del sorgere del giorno e l’ordine che essa fa vedere sorgendo; quindi è connessa con la conoscenza (Sal 43,3; ecc.); Jahvé stesso è luce di Israele, probabilmente come rivelatore (Dn 2,22).
Infine abbiamo l’immagine del volto luminoso di Dio che dà una nota di rassicu­rante benevolenza: la luce del volto di Dio splende sul suo popolo (Sal 44,3-4; 80,8; 90,8; Pro 16,15; Sal 67,2; 119,135).
Essa sottolinea la presenza di Dio all’uomo come presenza tutelare (Sal 80,8; Mi 7,8-9; Cf. 2Sam 22,29; Sal 18,28; Is 9,2; 10,17). Alla luce del volto di Dio si godono il bene, la vita, la felicità, la salvezza (Sal 4,7; 44,4; 89,16; Gb 29,24).
In sintesi, si ha la seguente densità simbolica: luce = vita e salvezza (simbolismo soteriologico); luce = bene (simbolismo etico); luce = conoscenza/rivelazione (simbolismo apocalittico).
 
Contemplazione di Maria - Amedeo di Losanna, Hom. 4, 259-279: Ripiena dunque della scienza del Signore, come le acque del mare quando straripano, ella è rapita fuori di sé e, elevato in alto lo spirito, si fissa nella più alta contemplazione. Si stupisce, la vergine, d’esser divenuta madre; e si stupisce, lieta, di essere la madre di Dio. Comprende che in sé sono realizzati le promesse dei patriarchi, gli oracoli dei profeti, i desideri degli antichi Padri, che avevano annunciato che il Cristo sarebbe nato da una vergine e che, con tutti i loro voti, attendevano la sua nascita.
Vede a sé affidato il Figlio di Dio, e si rallegra che la salvezza del mondo le sia stata affidata. Ode il Signore parlare dentro di sé e dirle: Ecco ti ho scelta tra tutte le creature, e ti ho benedetta tra tutte le donne (cf. Lc 1,28). Ecco a te ho affidato mio Figlio, ho inviato a te il mio Unico. Non temere di allattare colui che hai generato e di educare colui che hai partorito; riconoscilo non solo come Signore, ma anche come Figlio. Egli è mio Figlio, egli è tuo Figlio: mio Figlio per la divinità, tuo Figlio per l’umanità che ha assunto.
E allora, con quale tenerezza e cura, con quale umiltà e rispetto, con quale amore e devozione ella ha adempiuto a tutto ciò, agli uomini è sconosciuto, a Dio è noto, lui che scruta i reni e i cuori (cf. Pr 16,2); a Dio che soppesa gli spiriti.
 
Il Santo del Giorno - 22 Agosto 2025 - Beata Vergine Maria Regina. La guida verso il Cielo si fa carico del mondo: Per “reggere” il mondo bisogna farsene carico, portarlo sulle spalle e averne la massima cura: chi più di Maria, donna del servizio e dell’amore senza fine, può compiere meglio questo incarico? È proprio per questo che la Chiesa la celebra con il titolo di Regina, riportato nel calendario alla data odierna. Il “governo” di Maria è in realtà un esempio per tutti coloro che desiderano realizzare il Regno di Dio offrendo la propria stessa vita per questo progetto. È in realtà un compito che spetta a tutti coloro che ricevono il Battesimo, che vengono cioè immersi nella vita di quel Creatore, che grazie al “sì” di una giovane donna ha potuto condividere fino in fondo la vita delle sue creature. La ricorrenza odierna fu istituita nel 1955 da Pio XII e fissata al 31 maggio come culmine del mese dedicato alla Madonna. Venne poi spostata alla data odierna dalla riforma liturgica, che la avvicinò così alla solennità di sette giorni prima, l’Assunzione, ricordando così che Maria è regina anche perché ci fa da guida sulla strada che porta al Cielo. (Avvenire)
 
O Signore, che ci hai nutriti con i tuoi sacramenti,
concedi a noi, che celebriamo la memoria
della beata Vergine Maria,
di partecipare al convito eterno.
Per Cristo nostro Signore.