13 APRILE 2020

Lunedì fra l’Ottava di Pasqua

At 2,14.22-33; Salmo Responsoriale 15 (16); Mt 28,8-15

Colletta: O Padre, che fai crescere la tua Chiesa, donandole sempre nuovi figli, concedi ai tuoi fedeli di esprimere nella vita il sacramento che hanno ricevuto nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Catechismo Tridentino (Parte Prima: La fede e il suo simbolo - Art. V): 72. [...] Cristo signor nostro spirò sulla croce all’ora nona del venerdì e fu sepolto in quel medesimo giorno dai discepoli, i quali, col permesso del procuratore Pilato, chiusero il corpo del Signore, deposto dalla croce, entro un sepolcro nuovo, situato in un attiguo giardino. Ma il terzo giorno dalla morte, che divenne il giorno del Signore, al primo chiarore dell’alba, l’anima di lui si congiunse di nuovo con il corpo; e cosi egli, che era rimasto per tre giorni nella morte, ritorno alla vita, abbandonata morendo, e risorse.
73. Cristo è risorto per virtù propria - Con la parola resurrezione tuttavia non si deve intendere soltanto che Cristo risuscito da morte, come avvenne a molti altri, ma che risorse per sua forza e virtù; cosa che fu esclusiva di lui. La natura infatti non tollera, né è stato mai concesso ad alcuno, di rievocare se stesso da morte a vita per propria virtù. Ciò era riservato all’infinita potenza di Dio, secondo la parola dell’Apostolo: Se egli è stato crocifisso a causa della sua debolezza (umana), vive pero per virtù di Dio (2Cor 13,4). La quale divina virtù non essendo stata mai separata, né dal corpo di Cristo nel sepolcro, né dall’anima durante la discesa negli inferi, rimaneva sempre presente, sia nel corpo, per potersi ricongiungere all’anima, sia nell’anima, per poter ritornare nel corpo. Cosi poté ritornare a vita per propria virtù e risorgere dai morti.

Dal Vangelo secondo Matteo 28,8-15: In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Abbandonato in fretta… (Felipe F. Ramos): Dal sepolcro vuoto partono due ambasciate: quella delle donne, trasformate in messaggere della risurrezione, e quella delle guardie del sepolcro che vanno dai sommi sacerdoti per informarli sull’accaduto. Vi è un fatto certo che nessuno osa negare: il sepolcro vuoto. Lo dicono, naturalmente, le donne messaggere; lo dicono le guardie del sepolcro, e i sommi sacerdoti non lo possono negare. Tuttavia questo fatto, ammesso da tutti, ha diverse possibilità di spiegazione, vale a dire che dal sepolcro vuoto non si deduce con evidenza, come si è affermato molte volte, la risurrezione di colui che in esso era stato sepolto.
Il presente racconto di Matteo raccoglie due possibilità: Gesù era risuscitato; il cadavere di Gesù era stato trafugato. Le due possibilità sono esposte con grande imparzialità, almeno stando alle apparenze. Dev’essere il lettore del vangelo a decidersi per l’una o per l’altra. È convincente la versione dei sommi sacerdoti? Evidentemente, no. Il lettore deve decidere di ammettere la prima possibilità: la risurrezione di Gesù testimoniata dalle donne. Ma quello che avvenne nei primi momenti avviene anche ora. La risurrezione di Gesù non è un fatto controllabile, bensì un fatto soprannaturale ammissibile solo in forza della fede. Quando il cuore si chiude alla fede, la risurrezione passa immediatamente nel mondo della leggenda. Nel momento in cui Matteo scrive il suo vangelo, continuavano le discussioni fra i giudei e i cristiani. Il semplice fatto dell’esistenza della comunità cristiana a Gerusalemme e della sua predicazione era una denunzia costante contro le autorità giudaiche. Il libro degli Atti (3,5) ne è la migliore testimonianza.
La presenza cristiana fra loro era scomoda e insopportabile perché, in definitiva, significava che era ormai avvenuto l’ultimo e definitivo intervento di Dio nella storia, che erano cominciati gli ultimi tempi e che era cominciato il mondo nuovo, il regno, la risurrezione. Quindi che i giudei continuassero ad attendere tutto questo in un tempo futuro era del tutto fuori posto. Dovevano dunque convincersi della realtà. Invece di farlo, essi preferivano divulgare una calunnia (che si sarebbe ripetuta molte volte nel corso della storia della Chiesa, particolarmente nelle ricerche razionalistiche dei secoli XVIII e XIX). Questa storia aneddotica ci colloca nella realtà vissuta delle dispute fra giudei e cristiani, durante quasi tutto il primo secolo del cristianesimo.

Salute a voi! - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 9-10 L’apparizione di cui parla Matteo va identificata molto probabilmente con quella riferita da Giovanni (20,11-18); il quarto evangelista narra con ricchezza di particolari l’apparizione di Gesù risorto ad una sola donna: Maria Maddalena. Matteo attribuisce all’intero gruppo (venne loro incontro) ciò che è accaduto ad una sola donna: Maria di Magdala, usando il così detto «plurale di categoria» (cf. Mt., 2,20; 24,8; 27,44). Gli strinsero i piedi; l’evangelista narra con affrettata sobrietà questa apparizione. Gesù prende l’iniziativa con le parole del saluto; le donne non dicono nulla, ma compiono un gesto pieno di rispettoso amore, esse si prostrano ai piedi del risorto per cercare di toccarli e baciarli. Non temete; il Maestro parla nuovamente per dissipare gli ultimi resti di turbamento. Ai miei fratelli, come in Gio., 5,17; fino a quel momento Gesù non aveva mai usato quel termine per indicare i discepoli. Vadano in Galilea, là mi vedranno; l’espressione non indica che Gesù apparve ai discepoli soltanto in Galilea; Luca e Giovanni, come già è stato detto, narrano le apparizioni di Gesù ai discepoli avvenute in Giudea. Dal confronto con il passo di S. Paolo (1Corinti, 15,5-7), nel quale sono enumerate le varie apparizioni di Cristo, risulta che nessuno degli evangelisti ha inteso narrare tutte le apparizioni di Gesù risorto.
11 Alcuni dei soldati di guardia; alcune sentinelle si affrettarono più delle altre a raggiungere i gran sacerdoti per riferire l’accaduto. Matteo si limita a riportare il fatto senza indicare le modalità del rapporto compiuto dai soldati di guardia. La situazione era imbarazzante per gli uomini incaricati della vigilanza alla tomba. Non è necessario pensare che i soldati abbiano dato una spiegazione soprannaturale allo straordinario evento (questa spiegazione sarebbe stata derisa dai gran sacerdoti), ma è presumibile ritenere che le guardie, dal fatto che non sono accusate di diserzione, abbiano lasciato capire che gli avvenimenti di cui erano stati spettatori avevano una portata eccezionale.
12-14 Deliberarono di dare ai soldati molto denaro; la notizia di Matteo svela la bassezza morale dei nemici di Gesù. I gran sacerdoti e gli anziani, pur di nascondere l’evidenza dei fatti, non rifuggono dal corrompere i soldati con il denaro. Voi direte: i suoi discepoli, venuti di notte, lo rubarono mentre noi dormivamo; i sacerdoti con gli anziani istruiscono anche i soldati sul modo di spiegare il fatto; essi devono parlare di trafugamento della salma, non già di risurrezione. Indubbiamente la fragile diceria del trafugamento doveva essere detta alla gente, cioè a quella massa che, non riflettendo e non possedendo un potere discriminante, accoglie anche le notizie più impensabili; per l’autorità la diceria della rimozione notturna della salma non poteva costituire un argomento valevole. Noi lo convinceremo e non vi faremo aver noie; nel caso che il governatore venisse a conoscere la notizia ed aprisse un’inchiesta su la diserzione delle guardie, i sacerdoti assicurano alle sentinelle fuggite di evitare loro ogni noia. La sicurezza con la quale i sacerdoti parlano lascia intravedere che tra essi ed il procuratore vi erano mezzi d’intesa. Lo convinceremo (πείσομεν); alcuni esegeti ritengono che πείθω abbia qui il senso di: persuadere con denaro, cioè: corrompere con esso (cf. 2 Maccabei, 4, 45; 10, 20).
15 I soldati accondiscendono ed accettano volentieri il denaro. Con quell’accomodamento e quella assicurazione le sentinelle furono tranquillizzate; tirando le somme il loro servizio di vigilanza, fatta eccezione per la gran paura avuta, si chiudeva in attivo. Questa diceria si è sparsa tra i Giudei fino al giorno d’oggi; l’evangelista indica la fonte della sua informazione; egli ha appreso la notizia da circoli ebraici nei quali era corrente quella spiegazione dei fatti; anche S. Giustino (Contro Trifone, 108) attesta l’esistenza di questa diceria del trafugamento. Matteo, che probabilmente ha avuto un intento apologetico nel riportare l’episodio (28, 11-15), non nasconde una punta d’ironia nel suo racconto: i rappresentanti dell’ebraismo (i gran sacerdoti e gli anziani) ricorrono alla testimonianza di persone addormentate. S. Agostino rilevava la fragilità di questa diceria con una formula incisiva e mordacemente ironica: dormientes testes adhibes.

Le donne corsero a dare l’annuncio ai discepoli: Benedetto XVI (Udienza Generale, 7 Aprile 2010): Il Nuovo Testamento non descrive la Risurrezione di Gesù nel suo attuarsi. Riferisce soltanto le testimonianze di coloro che Gesù in persona ha incontrato dopo essere risuscitato. I tre Vangeli sinottici ci raccontano che quell’annuncio - “È risorto!” - viene proclamato inizialmente da alcuni angeli. È, pertanto, un annuncio che ha origine in Dio; ma Dio lo affida subito ai suoi “messaggeri”, perché lo trasmettano a tutti. E così sono questi stessi angeli che invitano le donne, recatesi di buon mattino al sepolcro, ad andare con prontezza a dire ai discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete” (Mt 28,7). In questo modo, mediante le donne del Vangelo, quel mandato divino raggiunge tutti e ciascuno perché, a loro volta, trasmettano ad altri, con fedeltà e con coraggio, questa stessa notizia: una notizia bella, lieta e portatrice di gioia.
Sì, cari amici, tutta la nostra fede si fonda sulla trasmissione costante e fedele di questa “buona notizia”. E noi, oggi, vogliamo dire a Dio la nostra profonda gratitudine per le innumerevoli schiere di credenti in Cristo che ci hanno preceduto nei secoli, perché non sono mai venute meno al loro fondamentale mandato di annunciare il Vangelo che avevano ricevuto. La buona notizia della Pasqua, dunque, richiede l’opera di testimoni entusiasti e coraggiosi. Ogni discepolo di Cristo, anche ciascuno di noi, è chiamato ad essere testimone. È questo il preciso, impegnativo ed esaltante mandato del Signore risorto. La “notizia” della vita nuova in Cristo deve risplendere nella vita del cristiano, deve essere viva e operante in chi la reca, realmente capace di cambiare il cuore, l’intera esistenza. Essa è viva innanzitutto perché Cristo stesso ne è l’anima vivente e vivificante. Ce lo ricorda san Marco alla fine del suo Vangelo, dove scrive che gli Apostoli “partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,20).

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** “La risurrezione di Gesù non è un fatto controllabile, bensì un fatto soprannaturale ammissibile solo in forza della fede” (Felipe F. Ramos).
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Diffondi nei nostri cuori, Signore,
la grazia dei sacramenti pasquali,
e poiché ci hai guidati nella via della salvezza,
fa’ che rispondiamo pienamente al tuo dono.
Per Cristo nostro Signore.