VENERDÌ 28 GIUGNO 2019
SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
I Lettura Ez 34,11-16; Salmo Responsoriale: Dal Salmo 22 (23); Rm 5,5b-11; Lc 15,3-7
Colletta: O Dio, pastore buono, che manifesti la tuo onnipotenza nel perdono e nella compassione, raduna i popoli dispersi nella notte che avvolge il mondo, e ristorali al torrente della grazia che sgorga dal Cuore del tuo Figlio, perché sia festa grande nell’assemblea dei santi sulla terra e nel cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
La parabola della pecora perduta fa parte di un trittico che raccoglie la parabola del moneta ritrovata e la parabola del figlio prodigo o del Padre misericordioso. È il quindicesimo capitolo del Vangelo di Luca, che bene è indicato come il “Vangelo della misericordia”. I tratti della parabola della pecora perduta e ritrovata da mettere in evidenza sono tre: il primo, la pecora che si perde, non sappiamo se era una pecora “buona o cattiva”, non sappiamo se si era allontanata consapevolmente, sappiamo soltanto che il pastore “l’ha perduta”. Negligenza, distrazione da parte del pastore? Non lo sappiamo, ma conosciamo l’amore del pastore, che nonostante tutto si mette sulle tracce della “sua pecora”, finché la trova. E qui, gli ultimi due tratti. Innanzi tutto la gioia, la gioia del pastore, la gioia di aver trovato la pecora perduta, una gioia da condividere. Il pastore gioisce perché ha trovato la “sua pecora”, e questo mette in risalto l’amore grande del pastore nei confronti della sue pecore: nessuno potrà rubargliele dalle sue mani, E poi, la gioia che esplode nel cielo, una gioia contagiosa quella del pastore, condivisa da coloro che già sono ben protetti nel recinto del Cielo. I giusti condividono la gioia del pastore, e possiamo pensare che abbiano condiviso l’ansia della ricerca, forse queste due note rivelano il vero volto del “giusto”.
Vangelo - Dal vangelo secondo Luca 15,3-7: In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola - Le parabole della misericordia divina (c. 15) - Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): Luca è l’evangelista della misericordia e della gioia messianica. Nel presente capitolo raggiunge un vertice dottrinale, on la rivelazione sublime del cuore di Dio. Nel contesto conviviale in casa di un esponente dei farisei, nella sezione precedente, Gesù aveva proposto ai discepoli e alle folle le esigenze per partecipare al banchetto del regno di Dio, dal quale nessuno deve considerarsi escluso, nonostante la vita passata peccaminosa e vissuta nella lontananza da lui. Ora cambia scenario: Gesù è presentato a mensa con i pubblicani e i peccatori. I farisei, che restano sullo sfondo, si scandalizzano per questo suo comportamento tollerante e brontolano.
Gesù narra tre parabole per giustificare il suo atteggiamento, che corrispondeva alla volontà di Dio. Il messaggio che unifica l'intero capitolo è costituito dalla proclamazione della misericordia sconfinata di Dio e della gioia traboccante in cielo per la conversione dei peccatori. Anche nel discorso della pianura era indicata come norma essenziale per la condotta del discepolo la misericordia: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (6,36). Ora viene ribadito lo stesso tema, congiunto a quello della gioia messianica per la conversione del peccatore e il suo ritorno nella casa paterna.
Rallegratevi … - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Così vi sarà più gioia in cielo per un peccatore pentito...; espressione iperbolica spinta intenzionalmente fino al paradosso; con essa si vuole far comprendere in qualche modo all’ascoltatore l’intensa gioia che prova Dio nell’accogliere un’anima che ritorna a Lui. Questo modo di parlare dei sentimenti di Dio (antropomorfismi o, più precisamente, antropopatismi) si fonda sopra un’osservazione psicologica: una mamma sembra che ami un figlio malato più degli altri che sono sani, non perché effettivamente lo ami più degli altri, ma perché verso il figlio malato mostra più tenerezza e ha maggiori attenzioni di quelle che usa verso gli altri figli. Il ritorno di un peccatore costituisce per Iddio l’occasione di una gioia così intensa, quale Egli non prova con i giusti che Gli sono rimasti sempre docili e fedeli. L’insegnamento che deriva da un confronto così appropriato e suggestivo consiste nell’assicurare il credente che Dio ama ancora il peccatore, lo ricerca con premura paterna, gli offre delle grazie, ne attende il ritorno con ansia e prova una gioia intensa nel riaverlo. Oltre a questo insegnamento fondamentale che fluisce naturalmente dalle descrizioni della scena, la parabola richiama una seconda idea che deriva dalle premesse poste dall’evangelista nella formula introduttiva e che ha una sua importanza nel presente contesto (cf. verss. 1-2). La parabola contiene un rimprovero per i Farisei, poiché rileva che il loro atteggiamento nei confronti dei «peccatori» (cf. vers. 1) è ben lontano da quello che mostra Dio verso i medesimi; il Signore ama, cerca i peccatori e se ne rallegra per il ritorno; i Farisei invece li disprezzano sdegnosamente evitando di avvicinarli per paura di contaminarsi. In Matteo la presente parabola si trova in un altro contesto ed illustra un aspetto dottrinale differente (cf. Mt., 18, 10-14).
La devozione al Cuore di Gesù risale al Medioevo. Si sviluppa particolarmente in Francia ed in Germania. I missionari gesuiti portano il culto in America: in Brasile, nell’anno 1585, sorge la prima chiesa dedicata al Cuore di Gesù. San Giovanni Eudes, avendo ricevuto il permesso dal vescovo di Rennes, introduce la festa del Cuore di Gesù in tutte le case della sua Congregazione nell’anno 1670; la festa viene celebrata il 31 agosto. Le altre diocesi di Francia, alcune d’Italia e di Germania seguono l’esempio del vescovo di Rennes. Le rivelazioni di santa Maria Margherita Alacoque (Verosvres, 22 luglio 1647-Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690) influiscono maggiormente sulla diffusione della festa. Sarà Pio IX, nel 1856, ad estendere la festa su tutta la Chiesa; Leone XIII, consacra al Cuore di Gesù tutto il genere umano, Pio X, raccomanda di farlo ogni anno. Il Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia del soldato, rimane per sempre il simbolo del grande ed inconcepibile amore di Dio verso l’uomo. Dio è amore. Lui ci ha amati per primo ed ha mandato il suo Figlio per salvarci. Non c’è amore più grande che dare la propria vita per qualcuno - disse Gesù - ed ha messo in pratica infatti queste parole. Dal costato trafitto di Cristo nasce la Chiesa. Dal costato trafitto di Cristo scorre sangue ed acqua, simbolo dei due Sacramenti: Battesimo ed Eucaristia. La chiave di lettura di tutta la storia della salvezza e della redenzione compiuta da Cristo è l’amore. Rendendo oggi il culto al Cuore di Gesù, ci rendiamo più che mai conto che «l’amore non è amato». Perciò dobbiamo desiderare che i nostri cuori siano infiammati dal fuoco dell’amore di Dio, e vedendo quanti rimangono indifferenti alla chiamata del Signore, dobbiamo riparare alla loro mancanza di amore.
Il cuore del Verbo incarnato - Catechismo della Chiesa Cattolica 478: Gesù ci ha conosciuti e amati, tutti e ciascuno, durante la sua vita, la sua agonia e la sua passione, e per ognuno di noi si è offerto: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha dato se stesso per me» (GaI2,20). Ci ha amati tutti con un cuore umano. Per questo motivo, il sacro cuore di Gesù, trafitto a causa dei nostri peccati e per la nostra salvezza, «praecipuus consideratur index et symbolus [ ... ] illius amoris, quo divinus Redemptor aeternurn Patrem hominesque universos continenter adamat - è considerato il segno e simbolo principale [ ... ] di quell'infinito amore, col quale il Redentore
divino incessantemente ama l’eterno Padre e tutti gli uomini».
Sacratissimo Cuore di Gesù: Giovanni Paolo II (Angelus, 27 giugno 1982): Il mese di giugno è, in modo particolare, dedicato alla venerazione del Cuore divino. Non soltanto un giorno, la festa liturgica che di solito cade in giugno, ma tutti i giorni. Con ciò si collega la devota prassi di recitare o cantare quotidianamente le litanie al sacratissimo Cuore di Gesù. È la preghiera meravigliosa, integralmente concentrata sul mistero interiore di Cristo: Dio-Uomo. Le litanie al Cuore di Gesù attingono abbondantemente alle fonti bibliche e, nello stesso tempo, rispecchiano le più profonde esperienze dei cuori umani. Nello stesso tempo, sono preghiera di venerazione e di dialogo autentico. Parliamo in esse del cuore e, nello stesso tempo, permettiamo ai cuori di parlare con questo unico Cuore, che è “fonte di vita e di santità” e “desiderio dei colli eterni”. Con il Cuore che è “paziente e di grande misericordia” e “generoso verso tutti quelli che lo invocano”. Questa preghiera, recitata e meditata, diventa una vera scuola dell’uomo interiore: la scuola del cristiano. La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù ci ricorda soprattutto i momenti in cui questo Cuore è stato “trafitto dalla lancia” e, mediante questo, aperto in modo “visibile” all’uomo e al mondo. Recitando le litanie - e in genere venerando il Cuore divino- impariamo il mistero della Redenzione in tutta la sua divina ed insieme umana profondità. Contemporaneamente, diventiamo sensibili al bisogno di Riparazione. Cristo apre verso di noi il suo Cuore perché nella sua riparazione ci uniamo con lui per la salvezza del mondo. Il parlare del Cuore trafitto pronuncia tutta la verità del suo Vangelo e della Pasqua. Cerchiamo di capire sempre meglio questo parlare. Impariamolo.
Pio XII (Haurietis Aquas, Sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù): È altresì vivissimo Nostro desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il Regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace. E, però, nessuno pensi che con tale ossequio venga arrecato alcun pregiudizio alle altre forme di pietà, con le quali il popolo cristiano, sotto l’alta direzione della Chiesa, onora il Redentore divino. Al contrario, una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare. E in verità possiamo asserire - ciò che del resto è anche mirabilmente illustrato dalle rivelazioni, di cui Gesù Cristo volle favorire Santa Geltrude e Santa Margherita Maria - che nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore. Né si potrà facilmente comprendere l’amore che ha spinto il Salvatore a farsi nostro spirituale alimento, se non coltivando una speciale devozione verso il Cuore Eucaristico di Gesù, il quale ci ricorda appunto, come ben si esprimeva il Nostro Predecessore di felice memoria Leone XIII, «l’atto di suprema dilezione col quale il Nostro Redentore, profondendo tutte le ricchezze del suo Cuore allo scopo di stabilire tra noi la sua dimora sino alla fine dei secoli istituì l’adorabile Sacramento dell’Eucaristia». E, infatti, «l’Eucaristia non è da stimarsi una particella minima del suo Cuore, tanto grande essendo stato l’amore del suo Cuore, col quale ce l’ha donata».
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Gesù ci ha amati tutti con un cuore umano.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Questo sacramento del tuo amore, o Padre,
ci attiri verso il Cristo tuo Figlio,
perché, animati dalla stessa carità,
sappiamo riconoscerlo nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.
ci attiri verso il Cristo tuo Figlio,
perché, animati dalla stessa carità,
sappiamo riconoscerlo nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.