27 GIUGNO 2019

GIOVEDÌ DELLA XII SETTIMANA T. O.

I Lettura Gen 15,1-12.17-18; Salmo Responsoriale: Dal Salmo 105 (106); Mt 7,21-26

Colletta: Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Gesù al termine del lungo discorso evangelico (Cf. Mt 5-7), con il quale ha esposto lo spirito nuovo del regno di Dio, pone la folla e i suoi discepoli dinanzi alle loro concrete responsabilità: essere suoi seguaci comporta unicamente una vita pienamente donata all’Amore e agli uomini, liberamente compiacente a fare la volontà di Dio. Per entrare nel regno dei cieli non serve a nulla vantare amicizie o parentele con il Cristo oppure operare prodigi nel suo nome. La salvezza non sta nel fare miracoli, nel parlare lingue sconosciute o esorcizzare i diavoli, ma nel fare la volontà del Padre.

Vangelo - Dal vangelo secondo Matteo 7,21-26: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Il lasciapassare per il regno di Dio - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): Il vangelo di oggi conclude il discorso della montagna, che abbiamo continuato a leggere dal lunedì della decima settimana. Oggi Gesù indica una condizione indispensabile per entrare nel regno: compiere la volontà di Dio. Questo è il contrassegno che ci fa riconoscere come figli suoi e discepoli di Gesù. Non basta professare Cristo solo a parole come Signore glorioso e risorto dai morti; bisogna aggiungervi il compimento della volontà del Padre. Solo così la nostra giustizia, santità e fedeltà saranno maggiori di quelle degli scribi e dei farisei, come desiderava Gesù. Per illustrare la necessità di questa fede pratica, la fede che ci salva, la fede che opera per mezzo della carità (Gal 5,6), Gesù racconta la parabola delle due case, una costruita sulla roccia e l’altra sulla sabbia. Il vero discepolo di Cristo è l’uomo saggio che costruisce sul la roccia dura, quello falso è l’uomo stolto che edifica la sua casa sulla sabbia instabile. Il primo ascolta e osserva la parola del Signore, il secondo l’ascolta, ma non la mette in pratica. Di qui la sua rovina e la sua esclusione, perché la fede senza le opere è sterile, anzi è morta (Gc 2,17.20). «Le opere sono amore e non buone ragioni», dice il proverbio. «Osservare i comandamenti» è ancora in vigore, anche se arricchito con un più ampio sostrato biblico. Dio non comincia mai esigendo, ma dando. L’imperativo morale cristiano è fondato sull’indicativo del dono di Dio, che ci fa figli suoi, donne e uomini nuovi attraverso il battesimo in Cristo morto e risorto. Prima viene sempre l’amore di Dio; poi, logicamente, ci è chiesta una risposta personale con la conversione del cuore e la fedeltà quotidiana al Signore. In questo modo uniremo fede e opere, credo e condotta, ed eviteremo un ostacolo frequente, causa di discredito e di testimonianza cristiana negativa: il divorzio tra la fede e la vita da parte di chi si professa credente e praticante.

La falsa religiosità - Ortensio Da Spinetoli (Matteo): La voce del falso profeta risuona qualche volta nel cuore dello stesso cristiano. Egli cerca di illudersi di essere seguace di Cristo, mentre in realtà è solo un «ciarlatano», come tale è il profeta che parla senza un incarico. Per entrare nel regno, ottenere cioè la salvezza, non basta stare a ripetere solennemente e pomposamente il nome del Signore, ma occorre convertirsi e fare penitenza, come ha già ricordato più sopra (3,8; 4,17); ora aggiunge che bisogna, prima di tutto, compiere la volontà di Dio, cioè quello che egli comanda a ciascuno (cfr. Mt. 5,17-19). La volontà, è il disegno salvifico di Dio, ma si estende anche alle esigenze pratiche della vita quotidiana. Fare la volontà del Padre è la sintesi della spiritualità vetero-neotestamentaria. Quel che Gesù e la chiesa esigono dai fedeli è una pietà fattiva, operosa, impegnata. Non bastano le buone parole, la buona fede, le buone aspirazioni; non sufficiente camminare per la via spaziosa con il pensiero verso il regno, invocando di tanto in tanto o anche frequentemente il nome del Signore, per aver parte alla salvezza. Se durante la vita si è vissuti fuori del regno, senza rapporti di reale sudditanza con il sovrano, alla fine egli rifiuterà di riconoscere per suoi sudditi questi suoi nascosti adoratori. Possono aver fatto miracoli, la condanna che li attende è inevitabile. Quando avverrà questo dialogo? Tutto fa pensare che si tratti di un momento dell’ultimo giudizio, sia per la somiglianza con Mt. 25,36, che per la moltitudine indistinta che è in scena, come per la forma categorica o definitiva della condanna: «Allontanatevi da me», cui si potrebbe aggiungere: «nel fuoco eterno», riprendendo l’idea sottintesa in 7,19 e chiaramente espressa alla fine della grande sintesi escatologica (Mt. 25,41). Il discorso della montagna si va chiudendo con un tono minaccioso. È l’ultima carta, l’alternativa della perdizione, che ogni predicatore gioca con il suo uditorio. Se fallisce anche questa non c’è più nulla da fare e da sperare.

… ha costruito la sua casa - J. Blunck (Fondamento in Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento, EDB): Il Nuovo Testamento ha themélios (fondamento) 16 volte; l’uso del termine vi è generalizzato e senza differenze sostanziali rispetto all’uso del greco profano. Il verbo compare 6 volte; hedráios (saldo, resistente) ricorre tre volte in Paolo (1Cor 7,37; 15,58; Col 1,23) e hedráioma una volta sola in 1Tm 3,15 (con lo stesso significato di themélios). Luca usa themélios esclusivamente in senso letterale, per indicare le fondamenta di un edificio (6,48s; 14,29; At 16,26). In Eb 11,10; Ap 21,14.19 si parla delle fondamenta della futura città di Dio. Paolo invece adopera e verbo e sostantivo, soltanto in senso traslato … L’immagine della casa e della costruzione (oikos e oikodomê) viene usata in qualche caso sporadico come metafora per indicare la consistenza e il valore della vita che l’uomo si plasma (Mt 7,24s). Se egli pone a suo fondamento la parola di Gesù, si può dire che è saldamente fondato. Ciò vale soprattutto per la comunità, la chiesa: essa è un «edificio spirituale» (1Pt 2,5; Ef 2,20-22; 1Tm 3,15), che Gesù vuole personalmente costruire con la sua parola e il suo Spirito. Come per l’edificio materiale, così anche per la chiesa il fondamento è di primaria importanza. Tale fondamento è il Cristo (1Cor 3,11). «Tutta la realtà e la verità che si può pensare della giustificazione e della fede e del loro rapporto scambievole, tutto questo ha origine in lui e da lui proviene» (K. Barth). È su questa base che Paolo ha posto la comunità e su questo fondamento si deve continuare a costruire. Comunque si costruisca, Cristo dev’essere sempre il fondamento. E dal momento che di questo fondamento gli uomini hanno notizia soltanto attraverso la predicazione degli apostoli e dei profeti, anche costoro possono essere chiamati themélios, restando sempre chiaro che «Cristo è la pietra d’angolo» (Ef 2,20). È in questo senso che Pietro viene chiamato la «pietra» su cui si edifica la comunità (Mt 16,18). Tutta la vita della chiesa dipende quindi da ciò che Dio ha fatto in Cristo e ha fatto annunciare dagli apostoli; non sarà più chiesa se riterrà fondamentali altre cose (come il sangue e la razza).

Per Gesù, la discrasia tra il dire e il fare pone gli uomini nella condizione di andare incontro a un giudizio avverso: in «quel giorno», nel giorno del giudizio, coloro che conoscendo la volontà di Dio, non avranno disposto o agito secondo la sua volontà (Cf. Lc 12,47), saranno condannati al «fuoco eterno» (Mt 25,41; Cf. Mt 18,8). I falsi profeti e i carismatici millantatori sono «condannati dal giudice non per la mancanza di opere buone: hanno parlato profeticamente, hanno portato gli uomini a Dio, hanno vinto satana secondo lo stile della vittoria di Cristo su di lui [Mt 12,28]; hanno fatto meraviglie ... ma non hanno compiuto la volontà di Dio. Per questo, coloro che si presentano con questa arroganza davanti a Dio sono chiamati operatori di “iniquità”» (Felipe F. Ramos).
Non entreranno nel regno dei cieli: Matteo ama l’espressione “regno dei cieli”, oppure “Padre che è nei cieli” per rispettare gli Ebrei, in gran parte lettori del suo Vangelo, che seguono pedissequamente il comandamento del Signore di non pronunciare il suo Nome invano.
Fare la volontà di Dio è compiere ciò che Dio Padre chiede ai suoi figli attraverso la vita di ogni giorno: lavoro, famiglia, professione, impegni sociali, politici ... una vita sinceramente cristiana, seria e impegnata, fortemente radicata nella concretezza del quotidiano, non con la testa tra le nuvole di gratificanti sogni.
Il brano evangelico si conclude con l’immagine della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia, con la quale Gesù pone il discepolo in modo immediato dinanzi al suo libero discernimento: egli può costruire la sua salvezza come può costruire la sua eterna rovina. In Ez 13,1-16, la furia degli elementi della natura sta ad indicare l’ira di Dio che si abbatte rovinosamente su tutto quanto era stato costruito dai falsi profeti (Cf. Mt 7,15-20): «Di’ a quegli intonacatori di mota: Cadrà! Scenderà una pioggia torrenziale, una grandine grossa, si scatenerà un uragano ed ecco, il muro è abbattuto ... Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione cadrà grandine come pietre; demolirò il muro che avete intonacato di mota, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso e saprete che io sono il Signore» (Ez 13,11-14).
L’evangelista Matteo, ponendo il fare la volontà di Dio e l’ascolto delle parole di Gesù come condizione per entrare nel regno dei cieli, crea volutamente un «nesso strettissimo tra l’insegnamento di Gesù e la volontà del Padre, manifestata nella sua forma definitiva non dalla Torah, bensì dal vangelo. In questo emerge la novità della concezione della salvezza in Matteo, il quale, benché in sintonia con la mentalità pragmatica dei giudei insista sul “fare” più che sull’ascolto della parola, ripone il conseguimento della vita eterna nell’obbedienza all’insegnamento di Gesù» (Angelico Poppi).
Gesù mette al centro del suo insegnamento l’uomo e lo riveste con il manto regale della libertà, un dono squisitamente divino che di lì a poco gli avrebbe elargito dall’alto di una croce.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** La voce del falso profeta risuona qualche volta nel cuore dello stesso cristiano. Egli cerca di illudersi di essere seguace di Cristo, mentre in realtà è solo un «ciarlatano», come tale è il profeta che parla senza un incarico.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

O Dio, che ci hai rinnovati
con il corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che la partecipazione ai santi misteri
ci ottenga la pienezza della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.