22 Giugno 2019
SABATO DELLA XI SETTIMANA
DEL TEMPO ORDINARIO
Prima Lettura: 2Cor 12,1-10; Salmo Responsoriale: Dal Salmo 33 (34); Vangelo: Mt 6,24-34
Colletta: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
La Provvidenza divina genera nei credenti fiducia, pace, sicurezza (cfr. Rom 8,31). Chi si abbandona alla Provvidenza nulla teme, neanche la povertà, essa non sarà più un terribile spauracchio. Da qui il fermo proposito di disfarsi delle ricchezze il cui attaccamento è «la radice di tutti i mali» (1Tm 6,10). Sarà sopra tutto l’evangelista Luca mettere l’accento sul pericolo delle ricchezze (cfr. Lc 23,11; 5,11-28; 6,30; 7,5; 11,41; 12,33-34; 14,13.33; 16,9; 18,22; 19,8; Atti 9,36; 10,2.4.31).
A una società licenziosa, dove il denaro è tutto ed è sinonimo di potenza, lusso, prepotenza, angherie, sfrenatezze di ogni natura e specie, i cristiani devono contrapporre una comunità povera, abbandonata alla Provvidenza. Ciò è stato compreso fin dalla prima ora dagli Apostoli e dai discepoli i quali, proprio per essere fedeli a questa radicalità evangelica, metteranno in comune i loro beni (cfr. Atti 2,44ss; 4,32-37; 5,1-11).
Le parole di Gesù «Non accumulate per voi tesori sulla terra ... accumulate invece per voi tesori in cielo», così sono state commentate da san Giovanni Crisostomo: «Se porrete il vostro tesoro in Cielo, non trarrete solo il vantaggio di ottenere i premi preparati per esso, ma riceverete anche una ricompensa anticipata: mentre ancora siete in questa esistenza, potrete volgervi al Cielo, pensare alle realtà celesti e non avere altra preoccupazione che per i beni di lassù, perché, è evidente, ov’è il tuo tesoro, là è anche il tuo cuore. Se, invece, nasconderete il vostro tesoro in terra, vi accadrà tutto l’opposto» (Exp. in Matth. XX, 3).
Affrancati da pesi inutili quali la paura della morte violenta o la brama di possedere, i discepoli possono tenere bene gli occhi aperti sulle realtà future (cfr. Col 3,1-3) e attendere con gioia e fiducia la venuta gloriosa dello Sposo celeste. Una vigilanza ad oltranza, che deve andare al di là dei tanti pronostici più o meno umani.
Forse le parole di Matteo celano la delusione di quei primi cristiani i quali credevano imminente la venuta del Cristo (cfr. 2Ts 2,1-12): il ritardo non deve sfiancare i credenti i quali non devono prendere pretesto da questo ritardo per agire irresponsabilmente (cfr. Mt 24,48).
Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo 6,24-34: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Il brano evangelico, che conclude il sesto capitolo, può essere diviso in due parti: la prima parte va dal versetto 25 al versetto 30, e costituisce la prima esortazione con l’enunciazione del tema (v. 25 Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita…), che viene illustrato con due similitudini, quella degli uccelli, e quella dei gigli del campo. Il monito Non preoccupatevi mette in evidenza l’attaccamento smodato ai beni materiali, che porta con sé una eccesiva preoccupazione, e, come conseguenza di “servirli”. Questa esagerata preoccupazione annienta la fiducia in Dio-Provvidenza. La seconda esortazione, i versetti 31-33, è incentrata sul tema del regno: Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia. In senso religioso, «la “giustizia” (dikaiosynē) è la qualità caratteristica della vita interamente conforme alla volontà di Dio. In senso etico, è il frutto che si produce nei comportamenti individuali e sociali come riflesso dell’osservanza della legge, la purezza e l’integrità morale, la tensione costante al bene nell’esercizio della carità. Sia nell’una che nell’altra prospettiva, la giustizia è strettamente collegata con la “giustizia di Dio” e qui anche al “regno”: meta, norma di comportamento e impegno di ricerca per l’uomo» (Nuovo Testamento).
Il versetto 34 è una massima di stile sapienziale: con questa massima “concernente l’uso dei beni terreni e l’abbandono alla divina Provvidenza, si conclude la terza sezione del corpo del discorso della montagna. I discepoli, anziché angustiarsi per le necessità materiali, si affideranno con fiducia filiale alla bontà del Padre celeste, senza preoccuparsi del domani, con la certezza d’ottenere il suo aiuto. Bando quindi ad ogni ansia, perché ad ogni giorno basta il suo affanno” Angelico Poppi).
Provvidenza individuale - Angelico di Marco (Schede Bibliche Pastorali - Vol VI): Dio non è solo una provvidenza dalle grandi linee, un reggitore di popoli: egli si china anche sui singoli: guida i popoli e guida gli individui singolarmente. A Mosè dice: «Ti ho conosciuto per nome» (Es 33,12; cf. Ger 1,5). La storia di Israele è storia di personalità grandi (Abramo, Mosè, Samuele, David, i profeti ... ) e di personalità minori (Ismaele, Esaù, i figli di Giacobbe, la folla talora determinante dei piccoli, Rut, Raab, ecc.). Dio sceglie il suo popolo, scegliendo individui. In molti casi (Giuseppe, Mosè, ecc.), le sorti dei singoli sono determinanti per la stessa storia della salvezza. Ad Abramo Dio promette: «In te si diranno benedette tutte le tribù della terra» (Gn 12,1-3). L’assistenza di Dio per Giuseppe è benedizione e salvezza per tutto il suo clan.
La provvidenza si manifesta in molteplici modi. Nel caso di Isacco e Rebecca (Gn 24,50), nell’incontro di Tobia e Sara (Tb 3,16-17), l’azione di Dio è determinante. Egli assiste Giobbe, Ester, Daniele e chiunque in lui confida (Sal1; 25,2; 91; Ger 7,7; ecc.); determina la vita di ognuno, ha in mano le sorti dell’uomo, come esemplarmente afferma Pro 16,9: «La mente dell’uomo pensa molto alla sua vita, ma il Signore dirige i suoi passi». Universalistica la prospettiva di Sap 6,7: « ... egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti». Né si può tacere di Pro 16,33: «Nel grembo si getta la sorte, ma la decisione d pende tutta dal Signore».
Dio ha contato i giorni dell’uomo (Gb 14,5; cf. Sal 139,16), ne conosce ogni movimento (Eccli 16,17). Da ciò il senso della fiducia nella Bibbia: l’uomo, in tutte le sue preoccupazioni, deve abbandonarsi a Dio, che è fedele (Sal 37,5s ).
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Cercate prima il regno di Dio...; tale precisazione rivela probabilmente la destinazione primitiva di questo sublime insegnamento sulla provvidenza divina. Luca (12, 22) introduce il discorso sulla provvidenza divina con queste parole: (Gesù) disse ai suoi discepoli: per questo io vi dico: Non siate preoccupati... Secondo Luca il discorso sarebbe rivolto ai discepoli, non già a tutti gli ascoltatori. Per i discepoli, i quali devono attendere alla diffusione del regno, le parole di Cristo hanno un senso più profondo ed immediato. Essi, che hanno avuto un compito così alto e spirituale, devono bandire ogni preoccupazione terrena; a chi ha avuto una missione tanto alta non potranno mancare i mezzi umani per attuarla. Tuttavia l’abbandono fiducioso in Dio, che modera le preoccupazioni dell’uomo, è comandato anche al semplice seguace di Cristo, il quale deve lavorare per procurarsi il cibo ed il vestito. Matteo infatti aggiungendo che bisogna cercare la giustizia, cioè la perfezione di cui si è parlato nel capitolo precedente (5, 20), dà al comando di Gesù un’ampiezza che abbraccia tutti gli uomini.
Il Regno ci chiama - Evangelii gaudium 180: Leggendo le Scritture risulta peraltro chiaro che la proposta del Vangelo non consiste solo in una relazione personale con Dio. E neppure la nostra risposta di amore dovrebbe intendersi come una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di “carità à la carte”, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza. La proposta è il Regno di Dio (Lc 4,43); si tratta di amare Dio che regna nel mondo. Nella misura in cui Egli riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti. Dunque, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali. Cerchiamo il suo Regno: «Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Il progetto di Gesù è instaurare il Regno del Padre suo; Egli chiede ai suoi discepoli: «Predicate, dicendo che il Regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7).
Dio realizza il suo disegno: la Provvidenza divina - Catechismo della Chiesa Cattolica 302: La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata «in stato di via» («in statu viae») verso una perfezione ultima alla quale Dio l’ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.
«Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, “essa si estende da un confine all’altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa” (Sap 8,1). Infatti “tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi” (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature».
303 La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: «Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole» (Sal 1115,3); e di Cristo si dice: «Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre» (Ap 3,7); «Molte sono le idee nella mente dell’uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo» (Prv 19,21).
305 Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: «Non affannatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?” [ ... ]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,31-33).
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena: “Ogni giorno ha la propria pena; non si deve aggravare le difficoltà inerenti alla vita addizionando un male presente, che passa con il giorno, con un male futuro; Dio misura quotidianamente le difficoltà e le pene che ne derivano” (Benedetto Prete, I Quattro Vangeli).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Signore, la partecipazione a questo sacramento,
segno della nostra unione con te,
edifichi la tua Chiesa nell’unità e nella pace.
Per Cristo nostro Signore.
segno della nostra unione con te,
edifichi la tua Chiesa nell’unità e nella pace.
Per Cristo nostro Signore.