IL PENSIERO DEL GIORNO

7 Settembre 2017


Oggi Gesù ci dice: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).

Benedetto Prete (Il Vangelo secondo Luca): Non temere: all’animo turbato del futuro apostolo, queste parole devono ispirare fiducia e serenità. Gesù vuole rassicurare Pietro, profondamente scosso a motivo della manifestazione soprannaturale di preveggenza offerta a lui da quella pescagione miracolosa, prima di rivelargli il senso misterioso di quel fatto straordinario che prefigurava la missione a cui era prescelto. Da questo momento tu sarai pescatore di uomini; con tali parole Pietro viene associato a Gesù nella propagazione del Regno di Dio, indicata con l’immagine suggestiva e piena di senso della pesca.


Lc 5,1-11: Luca ha riunito in questo racconto la storia di una pesca miracolosa e la chiamata di Simone. La reazione di Pietro mette in evidenza una peculiarità del carattere di Pietro: l’umiltà che spesso si associa al suo carattere irruento e a volte irriflessivo.


Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini - Gesù è sempre più assediato dalla folla desiderosa di ascoltare la sua Parola. Gli evangelisti amano sottolineare che le folle restavano stupite dell’insegnamento di Gesù perché «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi» (Mt 7,28-29). La Parola di Dio «diventa il punto d’incontro tra Gesù e le folle: Gesù per servirla, le folle per ascoltarla [servitore e uditori della Parola]» (Carlo Ghidelli). Da qui l’accalcarsi della folla e il cercare Gesù in ogni luogo.
Per meglio farsi ascoltare Gesù sale sulla barca di Simone. Sedutosi, che è la postura dei maestri, si mette ad ammaestrare le folle. Finito di parlare chiede a Simone di prendere il largo e di calare le reti per la pesca. L’invito fatto in condizioni sfavorevoli - «abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» - mette in evidenza la pre­scienza di Gesù: «egli infatti sapeva bene quello che stava per fare» (Gv 6,6).
Non abbiamo preso nulla; sulla tua parola getterò le reti. La risposta che Simone dà a Gesù marca il carattere di quest’uomo abituato alla fatica: forse rude nei tratti, a volte impulsivo, ma sostanzial­mente buono e umile per cui si fida di Gesù e della sua parola. Infatti, da buon pescatore, Simone sa che è assurdo l’invito di Gesù, ma accetta ben volentieri e la sua fede verrà premiata da una pesca abbondante: tanto enorme era la quantità di pesci che «le reti quasi si rompevano» (Questo ultimo particolare avvicina il racconto lucano a quello giovanneo di 21,1ss).
Pietro, denominato con questo soprannome per la prima volta in Luca, percepisce la santità di Gesù e il gettarsi alle sue ginocchia è la conseguenza logica di questa sua comprensione: è la reazione dell’uomo affascinato e terrorizzato all’irrompere del soprannaturale nella sua vita. L’uomo davanti al divino, percepisce la sua miseria, il suo peccato. Simone capisce che tra lui e Gesù c’è una distanza infinita: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».
Pietro, con il suo stupore e con la sua umile confessione, «si colloca nella schiera dei profeti come Isaia che hanno reagito alla vista della gloria del Signore in maniera analoga [cfr. LXX Is 6,5] e rappresenta inoltre i “peccatori” che nel racconto di Luca rispondono positivamente a Gesù [5,30.32; 7,34.39; 15,1-2.7.10; 18,13; 19,7]» (L. T. Johnson).
A un uomo di tale tempra e di tanta umiltà, Gesù può affidare una meravigliosa impresa, quella di essere pescatore di uomini. Il mare per gli antichi era la sede dei demoni, l’immagine è quindi molto forte: a Simon Pietro toccherà in sorte il nobile impegno di strappare gli uomini dal dominio di satana e liberarli dal giogo del peccato e della morte. In questo senso va il termine greco - zogron - usato per pescatore a cui appunto talvolta viene dato il senso di salvare dalla morte (il testo greco letteralmente ha: da ora [gli] uomini sarai prendente vivi).
Un mandato che Pietro vivrà con intensità fino al dono totale della sua vita.
Luca, infine, sottolinea la prontezza nel seguire Gesù: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Il termine tutto è proprio di Luca essendo assente negli altri sinottici. Tale «“totalità” nella sequela del Cristo costituisce un elemento caratterizzante di Luca, che accentua molto il radicalismo evangelico [...]. Infatti, secondo l’insegnamento di Luca, per essere autentici discepoli del Cristo, bisogna rinunciare a tutti i propri beni [Lc 14,33]» (Salvatore Panimolle). Una sequela senza sconti: bisogna rinunciare a tutto, anche alla vita.


Duc in altum: Pastores gregis 5: A voi, venerati e carissimi Fratelli, ripeto l’invito che, all’inizio del nuovo millennio, ho rivolto a tutta la Chiesa: Duc in altum! È anzi Cristo stesso che lo ripete ai Successori di quegli Apostoli che questo invito ascoltarono dalla sua viva voce e, fidandosi di Lui, partirono per la missione sulle strade del mondo: Duc in altum (Lc 5,4). Alla luce di questo insistente invito del Signore, «noi possiamo rileggere il triplice munus affidatoci nella Chiesa: munus docendi, sanctificandi et regendi. Duc in docendo! “Annunzia la parola, diremmo con l’Apostolo, insisti in ogni occasione, opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” (2Tm 4,2). Duc in sanctificando! Le reti che siamo chiamati a gettare tra gli uomini sono anzitutto i Sacramenti, di cui siamo i principali dispensatori, regolatori, custodi e promotori. Essi formano una sorta di rete salvifica, che libera dal male e conduce alla pienezza della vita. Duc in regendo! Come Pastori e veri Padri, coadiuvati dai Sacerdoti e dagli altri collaboratori, abbiamo il compito di radunare la famiglia dei fedeli e fomentare in essa la carità e la comunione fraterna. Per quanto si tratti d’una missione ardua e faticosa, nessuno si perda d’animo. Con Pietro e con i primi discepoli anche noi rinnoviamo fiduciosi la nostra sincera professione di fede: Signore, “sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5)! Sulla tua Parola, o Cristo, vogliamo servire il tuo Vangelo per la speranza del mondo!».
In questo modo, vivendo come uomini di speranza e rispecchiando nel proprio ministero l’ecclesiologia di comunione e di missione, i Vescovi saranno davvero motivo di speranza per il loro gregge. Noi sappiamo che il mondo ha bisogno della «speranza che non delude» (cfr Rm 5,5). Noi sappiamo che questa speranza è Cristo. Lo sappiamo e perciò predichiamo la speranza che scaturisce dalla Croce.


Dalle Omelie di papa Francesco a santa Marta (5 settembre 2013 - Lc 5, 1-11): Sant’Agostino ripete una frase che mi ha sempre colpito. Dice: “Ho paura quando passa il Signore”. Perché? “Perché ho paura che passi e io non me ne accorga”. E il Signore passa nella nostra vita come è accaduto qui, nella vita di Pietro, di Giacomo, di Giovanni, non sempre Gesù passa nella nostra vita con un miracolo, si fa sempre sentire. Sempre. E quando il Signore passa, sempre succede quello che è accaduto qui: ci dice qualcosa, ci fa sentire qualcosa, poi ci dice una parola, che è una promessa; ci chiede qualcosa nel nostro modo di vivere, di lasciare qualcosa, di spogliarci di qualcosa. E poi ci dà una missione... Simone, che era così tanto sanguigno, è andato da lui: “Ma Signore allontanati da me che sono peccatore”. Lo sentiva davvero, perché lui era così. E Gesù cosa gli dice? “Non temere”. Bella questa parola, tante volte ripetuta: “Non avere paura, non temere”. E poi, e qui è la promessa, gli dice: “Ti farò pescatore di uomini”. Sempre il Signore, quando viene nella nostra vita, quando passa nel nostro cuore, ci dice una parola e ci fa una promessa: “Vai avanti, coraggio, non temere: tu farai questo!”. un invito a seguirlo. quando sentiamo questo invito e vediamo che nella nostra vita c’è qualcosa che non va, dobbiamo correggerlo… nella nostra vita c’è qualcosa di buono, Gesù ci invita a lasciarla per seguirlo più da vicino. È come è accaduto agli apostoli che hanno lasciato tutto, come dice il Vangelo: “E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”... sentire cosa ci dice... non dice mai: “Segui me!” senza poi dire la missione. Dice sempre: “Lascia e seguimi per questo”, andiamo sulla strada di Gesù è per fare qualcosa. Questa è la missione… La nostra preghiera deve sempre avere questi tre momenti. lasciare qualcosa: “Signore, cosa vuoi che lasci per esserti più vicino?”. Forse in quel momento non lo dice. Ma noi facciamo la domanda, generosamente, dobbiamo fare. Sentire il Signore, avere il coraggio di spogliarci di qualcosa che ci impedisce di andare di fretta per seguirlo e infine prendere la missione.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
***  Noi sappiamo che il mondo ha bisogno della «speranza che non delude» (cfr Rm 5,5). Noi sappiamo che questa speranza è Cristo. Lo sappiamo e perciò predichiamo la speranza che scaturisce dalla Croce.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, nostro Padre, unica fonte di ogni dono perfetto, suscita in noi l’amore per te e ravviva la nostra fede, perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo...