IL PENSIERO DEL GIORNO
27 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15; cfr. Canto al Vangelo).
Il tempo è compiuto: tutta l’economia dell’antica alleanza è portata da Dio alla pienezza (Cf. Mt 9,17; 26,28; Rom 10,4; 2Cor 3,14-15; Eb 10,1.14; ecc.). Al termine di quest’ultimo periodo della storia, alla «fine dei tempi», sopraggiungerà la «fine del tempo», che è il «giorno» della venuta del Cristo, della sua rivelazione e del giudizio. In attesa di quest’ultimo evento l’uomo deve «convertirsi e credere nel Vangelo», solo così potrà fruire della salvezza offertagli dal Cristo.
Vangelo secondo Luca 9,1-6: Benedetto Prete (Vangelo secondo Luca): Li mandò ad annunziare il regno di Dio; i Dodici hanno la missione di annunziare il regno; il loro compito tuttavia, in questo primo invio, consiste nel proclamare la venuta del regno più che manifestarne la dottrina (cf. Mt., 9,7); essi infatti dovranno disporre gli animi a ricevere la predicazione evangelica. Il gesto del Maestro ha un carattere innovatore nell’ebraismo: i Rabbi raccoglievano intorno a sé dei discepoli per istruirli nella legge, ma ad essi non affidavano nessuna missione, né tantomeno trasmettevano poteri particolari sugli spiriti malvagi e sugli infermi. E ad operar guarigioni; questi miracoli compiuti sugli infermi serviranno per confermare la verità della loro parola. Luca, come anche Marco, tralasciano la raccomandazione che, secondo il testo di Matteo, Gesù ha fatta agli apostoli in quella circostanza («non andate nelle regioni dei pagani...» (Mt 10,5), poiché essa poteva urtare la sensibilità dei lettori che provenivano dal paganesimo.
Basilio Caballero (La Parola per ogni giorno)
Tutti Apostoli - Contenuto e spirito della missione
Oggi leggiamo il discorso missionario di Gesù nella versione di Luca. Sono evidenti le coincidenze con Marco e Matteo in questa prima trasmissione dell’autorità, del compito e dei poteri di Cristo ai suoi apostoli. Però Luca non ha unificato, come Matteo (c. 10), le due tradizioni primitive del discorso apostolico: la forma breve (Mc 6,7ss) e la forma lunga (Lc 10,1ss), ma le mantiene separate. Questo dà origine, nel suo vangelo, a due discorsi, il primo diretto ai dodici apostoli come vediamo oggi, e il secondo ai settantadue discepoli, come vedremo giovedì della prossima settimana.
Luca redige questi discorsi missionari di Gesù in funzione dell’esperienza apostolica della Chiesa primitiva del suo tempo e, forse, istruito alla scuola di san Paolo. È un passo importante per definire la figura di ogni apostolo del vangelo, basata su questa prima missione e sul mandato missionario al momento delle apparizioni di Cristo risorto. Per questo Luca sopprime le restrizioni territoriali riportate da Matteo (10,5: solo agli ebrei).
Le regole che Gesù dà ai suoi inviati si riferiscono al contenuto della missione (il messaggio e i suoi segni) e all’atteggiamento adeguato per esercitarla. Il contenuto del messaggio è il regno di Dio; e a questo annuncio devono essere uniti i segni che lo avallano e scaturiscono dalla forza della parola. «E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi». Come faceva Gesù. Guarire mentre si predica implica che il regno non è semplicemente un’impresa spirituale, ma mira al completo rinnovamento dell’uomo nell’anima e nel corpo.
La disposizione d’animo degli inviati e il loro stile d’evangelizzazione esigono che essi siano completamente liberi da bagagli e proprietà, in assoluta disponibilità, povertà e senza mettere radici in alcun posto. Il lavoro assicurerà loro il necessario per vivere perché, come i leviti dell’antica alleanza, hanno il diritto di essere mantenuti dalla comunità che evangelizzano, come ricorderà san Paolo, perché «l’operaio ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,10) o alla sua mercede (Lc 10,7; cfr. 1Cor 9,13s).
Riguardo alle loro relazioni con chi li accoglie o li rifiuta, la regola di condotta dei missionari è di restare nella casa che apre loro le porte, ma di andar via da chi li respinge scuotendosi la polvere dai piedi, a testimonianza contro di loro.
La missione: Gesù convoca i Dodici ed incomincia a mandarli a due a due. L’invio «a coppie diverrà una prassi normale per l’aiuto reciproco tra i missionari, ma soprattutto per conferire alla predicazione evangelica un carattere testimoniale, quale messaggio escatologico. Secondo la Legge mosaica, erano necessari due testimoni per la validità della deposizione in tribunale [Dt 19,15]» (Angelico Poppi).
Dal proseguo del racconto si intende che è una elezione che costa sacrifici e rinunzie; è una chiamata che colloca il missionario in uno stato totale di precarietà: infatti, non è lui l’attore principale della missione, ma lo Spirito Santo; sarà lo Spirito a decidere i tempi, il luogo dove andare e dove non andare, a pianificare l’azione e a predisporre tutto quello che sarà bisognoso per una buona riuscita; anche, se sarà necessario, con l’apporto di catene, insuccessi, mortificazioni e, se sarà utile, persino con la morte violenta di colui che è mandato (Cf. At 8,29.39-40; 10,19; 13,1-4; 16,6-7; 17,22-34; ecc.).
Il mettersi nella mani dello Spirito Santo confina con la povertà evangelica che Cristo Gesù esige da chi si pone al suo seguito: una povertà che va al di là della povertà fisica o materiale, perché è, innanzi tutto, una profonda e radicale fedeltà a Dio che sconfina nell’abbandono fiducioso alla azione divina: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano» (Mc 18,20).
Se il missionario deve essere povero, anche la missione deve essere povera, soprattutto di mezzi umani: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone,, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche».
Il missionario che pensa di procurarsi tutti i mezzi umani necessari per una buona riuscita della missione la vota al più sicuro fallimento: «La missione si prepara, sì, ma non più di quanto è necessario. L’attenzione non è rivolta principalmente alla povertà dei missionari, ma più ancora alla povertà della missione. La missione è solo questo: un ‘invio’, un essere inviato da colui che è l’unico responsabile del suo successo» (José Maria Gonzáles-Ruiz). A questo punto si comprende a cosa miri l’ordine di Gesù: il Vangelo vuole testimoni di vita e non un annuncio che si basi su dottrina e scienza umane (Cf. 1Cor 1,17).
Gesù vuole una Chiesa povera, che non abbia fiducia sui mezzi umani, ma che si abbandoni fidente a Dio. Quindi le parole di Gesù vanno al di là del puro significato letterale: quello che conta «per l’apostolo è “la passione” per la sua missione, per cui non trova tempo neppure per progettare ciò che è strettamente necessario per il viaggio; e soprattutto è la immensa fiducia in Dio che non gli farà mancare l’indispensabile per vivere» (Settimio Cipriani).
Quando la Chiesa apostolica incominciò a praticare la carità verso i più poveri, ad interessarsi delle vedove (Cf. At 6,1ss), a condividere beni ed eucaristia (Cf. At 2,42-47), quando mostrò i segni inequivocabili della povertà (Cf. At 3,6), della carità e della solidarietà, la risposta del popolo fu immediata ed entusiasta (Cf. At 4,33).
Come il fallimento deve essere preventivato, così deve essere registrato; cioè deve essere messo in evidenza con un gesto molto forte al di là del puro significato simbolico: «In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quando a coloro che non vi accolgono, uscite dalla lro città e scuotete la polvere dei vostri piedi come testimonianza contro di loro». Per chi si ostina a non ascoltare o a non accogliere la parola di salvezza l’appuntamento con la giustizia divina è soltanto rimandato: la polvere dei sandali dei missionari sarà un capo d’accusa indelebile dinanzi agli occhi del Cristo redentore e giusto giudice.
La conclusione del brano evangelico, Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio… operando guarigioni, mette in evidenza una Chiesa decisamente carismatica: la parola e i prodigi sono complementari; il potere di scacciare i demòni e di guarire gli ammalati danno alla parola il sigillo della veridicità e l’annunzio conferma che i miracoli sono doni salvifici; non sono fine a se stessi, ma donati gratuitamente da Dio agli uomini per la loro salvezza. Gesù trasmette ai Dodici il potere di fare miracoli e di scacciare i demòni, per indicare la continuità della sua opera con l’opera degli Apostoli e della Chiesa.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che per il servizio dei poveri e la formazione dei tuoi ministri hai donato al tuo sacerdote san Vincenzo de’ Paoli lo spirito degli Apostoli, fa’ che, animati dallo stesso fervore, amiamo ciò che egli ha amato e mettiamo in pratica i suoi insegnamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo...