IL PENSIERO DEL GIORNO
10 Settembre 2017
XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Oggi Gesù ci dice: «Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te» (Cfr. I Lettura Ez 33,1,7-9).
Bibbia di Navarra (Mt 18,15-17): Il Signore ci invita a collaborare con lui nella santificazione degli altri attraverso la correzione fraterna, uno dei tanti mezzi possibili. Alle severe parole con cui il Signore ha condannato lo scandalo seguono ora queste altre, non meno severe, contro il peccato di negligenza … C’è l’obbligo di correggere. Il Signore indica tre forme graduali di correzione: I) da solo a solo; 2) davanti a due a tre testimoni; 3) innanzi alla Chiesa. La prima attiene agli scandali e ai peccati segreti a individuali. Va fatta a tu per tu, allo scopo di non rendere pubblico senza necessità quanto è privato; ma anche per non mortificare la persona da correggere e facilitarne così il pentimento. Se questa correzione non dà il risultato sperato, e la controversia è di una certa gravità, bisogna ricorrere allora alla seconda forma: cercare due a tre testimoni. il cui intervento possa e sere maggiormente persuasivo. In ultimo si ha la correzione di natura giuridica, che avviene ufficialmente dinanzi all’autorità ecclesiastica. Se il peccatore, una volta ammonito, non accetta la correzione, deve essere scomunicato, cioè allontanato dalla comunione della Chiesa e dai suoi sacramenti.
I giorni del Signore (Commento delle letture domenicali, San Paolo)
Come tutte le altre comunità, la Chiesa ha un regolamento interno, e anche un codice di leggi. Ha anche diversi organismi incaricati di vigilare sulla disciplina, nonché le procedure per riprendere quelli che tengono una condotta biasimevole. Si potrebbe così pensare che, almeno in questi ambiti, la Chiesa sia puramente e semplicemente un società come le altre.
Così potevano lasciare intendere i vecchi catechismi, che definiscono la Chiesa come la società dei fedeli governata dal papa e dai vescovi sotto l’autorità del papa. Il Vaticano II non ha data una definizione della Chiesa limitandosi a indicarla come «sacramento della salvezza», «popolo di Dio», «corpo di Cristo», «ovile», «gregge», «podere o campo, dimora, famiglia di Dio», «tempio santo, spirituale» ecc. (Cfr. Lumen gentium, 6).
La liturgia di questa domenica orienta lo sguardo verso la vera natura della Chiesa. E ciò sorprende poiché la pagina di vangelo che si legge concerne il modo di agire verso i fratelli che hanno commesso un peccato.
Nonostante l’aspetto giuridico di questa procedura, è chiaro che non si tratta di un processo. La «correzione fraterna» è dettata dalla preoccupazione di aiutare i fratelli a convertirsi. È la carità che la ispira. Essa ha il suo modello nel Cristo venuto «non per i sani, ma per i malati», che è presente in mezzo ai suoi. Ed è in suo nome che i «sorveglianti» preposti alla tutela della comunità riprendono i peccatori verso i quali, come vero so tutti gli altri, hanno il debito dell’amore vicendevole.
I fedeli riuniti per la liturgia celebrano dunque, oggi come tutte le domeniche, Dio e il suo Cristo che guidano la Chiesa. È verso di loro che rivolgono lo sguardo quando le Scritture parlano dei rapporti tra i membri del corpo di cui Cristo è il capo; Cristo, nel quale il cielo e la terra sono riconciliati. Nel mistero della sua presenza, «causa e centro dell’assemblea, oggetto della fede, fonte dell’efficacia della preghiera, dell’autorità pastorale», «la linea verticale della filiazione divina e la linea orizzontale della fraternità s’incrociano».
Va’ e ammoniscilo - Il diciottesimo capitolo viene denominato «discorso ecclesiastico», perché raccoglie le direttive date da Gesù ai suoi discepoli atte a regolare la vita della comunità. Questa domenica si proclamano i versetti riguardanti la correzione fraterna e la preghiera in comune che assicura in mezzo ai credenti la presenza del Risorto. Comunione e Presenza che rendono infallibile la preghiera dei cristiani.
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo... Il brano evangelico mette in evidenza la prassi da seguire nel delicato ma vitale problema della correzione fraterna; essa dovrà rispettare un iter ben preciso: inizialmente, la correzione sarà privata, tra fratello e fratello; se lo scopo non è raggiunto segue quella semipubblica, davanti a una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni; ad un ulteriore fallimento, segue quella pubblica, davanti alla comunità; se anche questo terzo tentativo fallisce, allora, il fratello dovrà essere considerato come il pagano e il pubblicano. In quest’ultima soluzione non vanno colti sentimenti di vendetta o di acrimonia o di disprezzo, ma solo la condanna del peccato e il tentativo di guadagnare il fratello.
Questa prassi si consolidò nella Chiesa. Fu seguita anche dall’Apostolo Paolo quando dovette affrontare il caso dell’incestuoso della comunità di Corinto (Cf. 1Cor 5,5; Cf. Gal 6,1; 2Ts 3,15; 2Tm 2,25).
Il rimprovero o la pena sono finalizzati sempre, anche nei casi estremi come la scomunica, a muovere il colpevole al pentimento e alla salvezza finale (Cf. 2Ts 3,15). Però, vada bene inteso che il potere e l’autorità di correggere vengono sempre e soltanto da Dio, il quale promette di ratificare in Cielo quanto è stato deciso in terra dalla Chiesa.
Quindi non è un potere selvaggio perché vale per tutti, membri e capi, il detto di Gesù: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Lc 6,41-42).
La potestà di sciogliere e di legare, che era stata già conferita a Pietro (Cf. Mt 16,19), è estesa a tutta la comunità locale. Il campo di «questo potere è illimitato e riguarda l’interpretazione autorevole dell’insegnamento di Gesù e la disciplina della Chiesa, con il diritto di escludere uno dalla comunità qualora si renda indegno. Non si tratta quindi di un’autorità puramente dottrinale, ma anche disciplinare. Tale potere risiede interamente nel Cristo, che l’ha ricevuto dal Padre. Ma egli ora trasmette tale potestà ai discepoli. Le loro decisioni sono convalidate in cielo» (Angelico Poppi).
La pericope che chiude il Vangelo ha come tema la «preghiera in comune».
... se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa...: il verbo symphoneo usato qui indica lo spirito di pace e di concordia che si stabilisce tra i fratelli quando si mettono d’accordo per chiedere qualunque cosa al Padre celeste. Tale sinfonia di pace e di concordia dovrà essere l’elemento fondante della preghiera comunitaria, senza tale sinfonia si scivola in una preghiera formale e ipocrita.
L’efficacia della preghiera è garantita dalla presenza di Gesù: la preghiera cristiana è rivolta al Padre che è nei cieli, «ma passa attraverso la mediazione del Cristo, da cui attinge la sua efficacia. La presenza mistica del Cristo in mezzo ai suoi rievoca la dottrina veterotestamentaria della sekinah, “dimora” di Dio in mezzo al suo popolo. Simile a questo detto evangelico è una sentenza rabbinica del sec. II d.C. che dice: “Se due siedono avendo fra loro le parole della Legge, fra essi v’è la sekinah”» (Angelo Lancellotti). Questo ultimo detto riafferma così un principio cardine sul quale poggia l’intera comunità cristiana: solo la comunione fraterna e la preghiera sinfonica fatta nel nome di Gesù assicurano la Presenza del Risorto in mezzo ai suoi discepoli.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa: nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, “là dove sono due o tre riuniti” nel suo “nome” (Mt 18,20), nei poveri, nei malati, nei prigionieri, nei sacramenti di cui egli è l’autore, nel sacrificio della messa e nella persona del ministro. Ma “soprattutto (presente) sotto le specie eucaristiche” (CCC 1373).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel nome del tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge. Per il nostro Signore Gesù Cristo...