11 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Figlio mio, inclina il tuo cuore alla prudenza” (Cfr. Pv 2,2 - Cfr. I Lettura).
Inclina il tuo cuore: (L’Antico testamento, Salmi e Libri Sapienziali, Nota a Pr 2,2): Essendo il cuore il centro della volontà da cui dipende l’agire dell’uomo, l’espressione equivale a orientare tutto se stessi (pensiero, desideri, sentimenti, emozioni) nella ricerca della “prudenza”: da intendere qui come buon senso, ragionevolezza, ponderato giudizio.
Antonio Royo Marin (Teologia della perfezione cristiana): La prudenza naturale, o acquisita, fu definita da Aristotele con molta esattezza e precisione: «recta ratio agibilium». Questa definizione è essenzialmente valida anche per la prudenza infusa o soprannaturale. Noi però adotteremo la seguente definizione più dettagliata: la prudenza è una speciale, infusa da Dio nell’intelletto pratico, per il governo delle nostre azioni particolari in ordine al fine soprannaturale.
Le parti integranti che contribuiscono al perfetto esercizio della prudenza sono otto:
*** Memoria del passato ... L’esperienza è madre della scienza.
*** Intelligenza del presente, per saper discernere, alla luce della sinderesi e della fede, se quello che ci proponiamo di fare è buono o cattivo...
*** Docilità, per chiedere e accettare il consiglio dei sapienti...
*** Sagacità, ... che è la prontezza di spirito per risolvere da sé i casi più urgenti...
*** Ragione, ... riguarda i casi ordinari nei quali c’è tempo per una matura riflessione ed esame.
*** Provvidenza, ... che consiste nel riflettere bene ai fine cui si tende...
Circospezione, che è l’attenta considerazione delle circostanze, per giudicare se è conveniente o meno compiere un determinato atto.
*** Cautela o Precauzione, contro gli impedimenti estrinseci che potrebbero costituire l’esito un ostacolo o compromettere l’esito di ciò che intendiamo compiere (evitando per esempio, l’influsso dannoso delle cattive compagnie).
Catechismo della Chiesa Cattolica
Definizione delle virtù cardinali
1805 Quattro virtù hanno funzione di “cardine”. Per questo sono dette “cardinali”; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. “Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza” (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.
1806 La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo “accorto controlla i suoi passi” (Pr 14,15). “Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera” (1Pt 4,7). La prudenza è la “retta norma dell’azione”, scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta “auriga virtutum” - cocchiere delle virtù: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.
Prudenza nel giudizio morale e nelle decisioni
1786 Messa di fronte ad una scelta morale, la coscienza può dare sia un giudizio retto in accordo con la ragione e con la legge divina, sia, al contrario, un giudizio erroneo che da esse si discosta.
1787 L’uomo talvolta si trova ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione. Egli deve sempre ricercare ciò che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio espressa nella legge divina.
1788 A tale scopo l’uomo si sforza di interpretare i dati dell’esperienza e i segni dei tempi con la virtù della prudenza, con i consigli di persone avvedute e con l’aiuto dello Spirito Santo e dei suoi doni.
Bene comune, esige la prudenza
1905 In conformità alla natura sociale dell’uomo, il bene di ciascuno è necessariamente in rapporto con il bene comune. Questo non può essere definito che in relazione alla persona umana: “Non vivete isolati, ripiegandovi su voi stessi, come se già foste confermati nella giustizia; invece riunitevi insieme, per ricercare ciò che giova al bene di tutti” [Lettera di Barnaba, 4,10].
1906 Per bene comune si deve intendere “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”. Il bene comune interessa la vita di tutti. Esige la prudenza da parte di ciascuno e più ancora da parte di coloro che esercitano l’ufficio dell’autorità.
Benedetto XVI (Omelia, 12 Settembre 2009)
La prudenza
[...] Qui bisogna subito eliminare un malinteso. La prudenza è una cosa diversa dall’astuzia. Prudenza, secondo la tradizione filosofica greca, è la prima delle virtù cardinali; indica il primato della verità, che mediante la “prudenza” diventa criterio del nostro agire. La prudenza esige la ragione umile, disciplinata e vigilante, che non si lascia abbagliare da pregiudizi; non giudica secondo desideri e passioni, ma cerca la verità - anche la verità scomoda. Prudenza significa mettersi alla ricerca della verità ed agire in modo ad essa conforme. Il servo prudente è innanzitutto un uomo di verità e un uomo dalla ragione sincera. Dio, per mezzo di Gesù Cristo, ci ha spalancato la finestra della verità che, di fronte alle sole forze nostre, rimane spesso stretta e soltanto in parte trasparente. Egli ci mostra nella Sacra Scrittura e nella fede della Chiesa la verità essenziale sull’uomo, che imprime la direzione giusta al nostro agire. Così, la prima virtù cardinale del sacerdote ministro di Gesù Cristo consiste nel lasciarsi plasmare dalla verità che Cristo ci mostra. In questa maniera diventiamo uomini veramente ragionevoli, che giudicano in base all’insieme e non a partire da dettagli casuali. Non ci lasciamo guidare dalla piccola finestra della nostra personale astuzia, ma dalla grande finestra, che Cristo ci ha aperto sull’intera verità, guardiamo il mondo e gli uomini e riconosciamo così che cosa conta veramente nella vita.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** La prudenza dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo (CCC 1835).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te. Per il nostro Signore Gesù Cristo...