IL PENSIERO DEL GIORNO
10 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mt 9,22)
Benedetto Prete (Vangelo secondo Matteo): Mentre Gesù si recava alla casa di Giairo una donna gli si avvicinò per toccare il lembo della sua veste. L'infelice soffriva da lungo tempo (dodici anni) di disfunzioni femminili, essendo ella affetta da una emorragia cronica. L'espediente al quale ricorre l'ammalata è suggerito in parte dalla timidità naturale ad ogni donna, l'inferma infatti si sentiva imbarazzata a manifestare il suo male in pubblico, ed in parte dalla condizione di impurità legale in cui si trovava (cf. Levitico, 15,25-27); una donna quando aveva i suoi fatti periodi o quando soffriva di emorragia era considerata impura dalla legge e, conseguentemente, non poteva essere toccata. Gli toccò il lembo della veste; ... era una piccola frangia che i pii Ebrei portavano ai quattro angoli del mantello (cf. Numeri, 15,37-41). La donna, nella sua illimitata fiducia, pensa che anche il semplice tocco della piccola frangia all'estremità del mantello è sufficiente a guarirla. La tua fede ti ha sanata; Gesù illumina l'anima della donna; ella non deve credere che la guarigione sia dovuta al tocco materiale della veste, ma alla fiducia avuta da lei nella potenza di Cristo.
Bibbia di Gerusalemme (Nota: Mt 8,10): La fede, che Gesù richiede fin dall’inizio della sua attività (Mc 1,15) e che richiederà incessantemente, è un movimento di fiducia e di abbandono per il quale l’uomo rinunzia a far affidamento sui propri pensieri e sulle proprie forze, per rimettersi alle parole e alla potenza di Colui nel quale crede (Lc 1,20.45, Mt 21,25p.32). Gesù la domanda in modo particolare in occasione dei miracoli (Mt 8,13; 9,2p.22p.28-29;15,28; Mc 5,36p;10,52p; Lc 17,19), che sono meno atti di misericordia che segni della sua missione e del regno (Mt 8,3+, cf. Gv 2,11+); così egli non può compierne se non trova la fede, che deve dare ad essi il loro vero significato (Mt 12,38-39; 13,58p; 16,1-4). Esigendo un sacrificio dello spirito e di tutto l’essere, la fede è un atto difficile di umiltà (Mt 18,6p), che molti rifiutano di compiere, particolarmente in Israele (Mt 8,10p; 15,28; 27,42p; Lc 18,8) o lo fanno solo per metà (Mc 9,24; Lc 8,13). I discepoli stessi sono lenti a credere (Mt 8,26p; 14,31; 16,8; 17,20p), anche dopo la resurrezione (Mt 28,17; Mc 16,11-14; Lc 24,11.25.41). Anche la fede più sincera del loro capo, la «roccia» (Mt 16,16-18), sarà scossa dallo scandalo della passione (Mt 26,69-75p), ma poi trionferà (Lc 22,32). Quando è forte, la fede opera meraviglie (Mt 17,20p; 21,21p; Mc 16,17), ottiene tutto (Mt 21,22p; Mc 9,23), in particolare la remissione dei peccati (Mt 9,2p; Lc 7,50) e la salvezza, di cui è la condizione indispensabile (Lc 8,12; Mc 16,16; cf. Mt 3,16+).
Benedetto XVI (Udienza Generale,)
Cosa è la fede
[...] chiediamoci: da dove attinge l’uomo quell’apertura del cuore e della mente per credere nel Dio che si è reso visibile in Gesù Cristo morto e risorto, per accogliere la sua salvezza, così che Lui e il suo Vangelo siano la guida e la luce dell’esistenza? Risposta: noi possiamo credere in Dio perché Egli si avvicina a noi e ci tocca, perché lo Spirito Santo, dono del Risorto, ci rende capaci di accogliere il Dio vivente. La fede allora è anzitutto un dono soprannaturale, un dono di Dio. Il Concilio Vaticano II afferma: «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e sono necessari gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”» (Cost. dogm. Dei Verbum, 5). Alla base del nostro cammino di fede c’è il Battesimo, il sacramento che ci dona lo Spirito Santo, facendoci diventare figli di Dio in Cristo, e segna l’ingresso nella comunità della fede, nella Chiesa: non si crede da sé, senza il prevenire della grazia dello Spirito; e non si crede da soli, ma insieme ai fratelli. Dal Battesimo in poi ogni credente è chiamato a ri-vivere e fare propria questa confessione di fede, insieme ai fratelli.
La fede è dono di Dio, ma è anche atto profondamente libero e umano. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo dice con chiarezza: «È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo» (n. 154). Anzi, le implica e le esalta, in una scommessa di vita che è come un esodo, cioè un uscire da se stessi, dalle proprie sicurezze, dai propri schemi mentali, per affidarsi all’azione di Dio che ci indica la sua strada per conseguire la vera libertà, la nostra identità umana, la gioia vera del cuore, la pace con tutti. Credere è affidarsi in tutta libertà e con gioia al disegno provvidenziale di Dio sulla storia, come fece il patriarca Abramo, come fece Maria di Nazaret. La fede allora è un assenso con cui la nostra mente e il nostro cuore dicono il loro «sì» a Dio, confessando che Gesù è il Signore. E questo «sì» trasforma la vita, le apre la strada verso una pienezza di significato, la rende così nuova, ricca di gioia e di speranza affidabile.
Catechismo degli Adulti
Affidamento
87 La fede è atteggiamento esistenziale: ci dà la convinzione di essere amati, ci libera dalla solitudine e dall’angoscia del nulla, ci dispone ad accettare noi stessi e ad amare gli altri, ci dà il coraggio di sfidare l’ignoto. Ecco come si presenta in alcune figure emblematiche. Abramo, il padre dei credenti, «ebbe fede sperando contro ogni speranza» (Rm 4,18); si fidò di Dio e delle sue promesse; lasciò la propria patria e la propria parentela; affrontò, lui vecchio e senza figli, un lungo viaggio «senza sapere dove andava» (Eb 11,8), per poter ricevere dal Signore una nuova terra e una numerosa discendenza. La sua figura esprime e sintetizza la fede del popolo di Dio: «Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia» (Gen 15,6).La Vergine Maria, colei che è beata perché ha creduto nel modo più puro e totale, all’annuncio dell’angelo uscì dal suo piccolo mondo di promessa sposa, aprendosi al progetto di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,3). Divenuta madre del Messia, avanzò nell’oscurità della fede fino al dramma angoscioso del Calvario. I due discepoli di Giovanni Battista, che videro passare Gesù, gli andarono dietro, fecero amicizia con lui, corsero ad annunciarlo ad altri, iniziarono una nuova esistenza.
88 Credere è aprirsi, uscire da se stessi, fidarsi, obbedire, rischiare, mettersi in cammino verso le cose «che non si vedono» (Eb 11,1), andare dietro a Gesù «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2). È assumere un atteggiamento di accoglienza operosa, che consente a Dio di fare storia insieme a noi, al di là delle umane possibilità.
Assenso
89 Allo stesso tempo la fede è assenso a un contenuto dottrinale. È conforme alla nostra dignità dar credito alle dichiarazioni e alle promesse di persone oneste; a maggior ragione si deve dar credito a quelle di Dio, che è la veracità stessa. Affidarsi a Dio significa aderire fermamente al suo messaggio, alla dottrina da lui rivelata e proposta autorevolmente in suo nome dalla Chiesa. La fede non è vago sentimento, né solo un impegno pratico; ha un contenuto di verità, che il credente deve conoscere sempre meglio
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** Quando è forte, la fede opera meraviglie.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te. Per il nostro Signore Gesù Cristo...