IL PENSIERO DEL GIORNO

19 GIUGNO 2017


Oggi Gesù ci dice: «Io vi dico di non opporvi al malvagio» (Mt 5,39).

Bibbia di Gerusalemme (Nota a Mt 5,39): vi dico di non opporvi al malvagio fa allusione alla cosiddetta «legge del taglione». Instaurando una proporzione tra la punizione e il torto causato essa rappresentava una restrizione della vendetta (cf. Gen 4,23-24). Con questa ingiunzione di Gesù, si supera una nuova tappa dell’evoluzione dei costumi e di essa si trova un’eco anche nei testi rabbinici successivi. Si noterà che tutti gli esempi riguardano un male che lede il soggetto in prima persona. Gesù non proibisce né di opporsi con dignità agli attacchi ingiusti (cf. Gv 18,22s) né, ancor meno, di combattere il male nel mondo.


Angelico Poppi (Sinossi e Commento esegetico-spirituale dei Quattro Vangeli)

La nonviolenza (5,38-42)

La quinta antitesi esclude lo spirito di vendetta e si contrappone alla legge del taglione, codificata in Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21. Gesù non intendeva abolire la Torà e neppure il diritto penale. La legge del taglione costituiva un’espressione arcaica dell’esigenza di reintegrazione del diritto leso. Le punizioni severe previste da questa legge in seguito furono sostituite con il risarcimento in denaro e con altre pene più miti. Gesù non dettava una norma giuridica, in contrapposizione alla legislazione religiosa o civile del suo tempo, ma proponeva ai suoi uditori un atteggiamento di vita, ispirato alla tolleranza e alla nonviolenza.
I quattro esempi portati da Gesù non sono tassativi, ma esprimono in maniera paradossale indicazioni valide per l’ambiente palestinese. La composizione letteraria di questo passo riecheggia motivi del terzo canto del Servo di JHWH (Is 50,4-9).


Catechismo della Chiesa Cattolica

Rimetti a noi i nostri debiti

2839 Abbiamo iniziato a pregare il Padre nostro con una confidenza audace. Implorando che il suo Nome sia santificato, gli abbiamo chiesto di essere sempre più santificati. Ma, sebbene rivestiti della veste battesimale, noi non cessiamo di peccare, di allontanarci da Dio. Ora, con questa nuova domanda, torniamo a lui, come il figlio prodigo, e ci riconosciamo peccatori, davanti a lui, come il pubblicano. La nostra richiesta inizia con una “confessione”, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, “abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col 1,14). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa

2840 Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L’Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all’amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.

2841 Questa domanda è tanto importante che è la sola su cui il Signore torna sviluppandola nel Discorso della montagna. All’uomo è impossibile soddisfare questa cruciale esigenza del mistero dell’Alleanza. Ma “tutto è possibile a Dio” (Mt 19,26).

Come li rimettiamo ai nostri debitori

2842 Questo “come” non è unico nell’insegnamento di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48); “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36 ); “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi” (Gv 13,34). È impossibile osservare il comandamento del Signore, se si tratta di imitare il modello divino dall’esterno. Si tratta invece di una partecipazione vitale, che scaturisce “dalla profondità del cuore”, alla santità, alla misericordia, all’amore del nostro Dio. Soltanto lo Spirito, che è la nostra Vita, può fare “nostri” i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Allora diventa possibile l’unità del perdono, perdonarci “a vicenda come Dio ha perdonato” a noi “in Cristo” (Ef 4,32 ).

2843 Così prendono vita le parole del Signore sul perdono, questo amore che ama fino alla fine. La parabola del servo spietato, che corona l’insegnamento del Signore sulla comunione ecclesiale, termina con queste parole: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”. È lì, infatti, “nella profondità del cuore” che tutto si lega e si scioglie. Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l’offesa in intercessione.

2844 La preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici. Essa trasfigura il discepolo configurandolo al suo Maestro. Il perdono è un culmine della preghiera cristiana; il dono della preghiera non può essere ricevuto che in un cuore in sintonia con la compassione divina. Il perdono sta anche a testimoniare che, nel nostro mondo, l’amore è più forte del peccato. I martiri di ieri e di oggi rinnovano questa testimonianza di Gesù. Il perdono è la condizione fondamentale della Riconciliazione (2Cor 5,18,21) dei figli di Dio con il Padre e degli uomini tra loro.

2845 Non c’è limite né misura a questo perdono essenzialmente divino (Mt 18,21-22; Lc 17,3-4). Se si tratta di offese (di “peccati” secondo Lc 11,4 o di “debiti” secondo Mt 6,12), in realtà noi siamo sempre debitori: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” (Rm 13,8). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione (1Gv 3,19- 24). Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia (Mt 5, 23-24).
“Dio non accetta il sacrificio di coloro che fomentano la divisione; dice loro di lasciare sull’altare l’offerta e di andare, prima, a riconciliarsi con i loro fratelli. Dio vuole che ce lo riconciliamo con preghiere che salgono da cuori pacificati. Ciò che più fortemente obbliga Dio è la nostra pace, la nostra concordia, l’unità di tutto il popolo dei credenti, nel Padre nel Figlio e nello Spirito Santo”.


Dietrich Bonhoeffer (Memoria e fedeltà, 118-119).

Gesù Cristo non è morto per i giusti e per gli operatori di pace, bensì per i peccatori e i nemici, per gli ingiusti, per chi porta odio, per chi uccide. A dar retta al nostro cuore, vorremmo stare solo con gli amici, con i giusti, con gli onesti. Ma Gesù Cristo stava in mezzo ai suoi nemici. Proprio là voleva essere. Ed è là che anche noi dobbiamo essere. È questo che ci distingue da tutte le altre dottrine e religioni. In quelle, i fedeli vogliono stare tra di loro. Cristo invece ci vuole in mezzo ai nostri nemici, come ha fatto lui; è in mezzo ai suoi nemici che egli è morto, della morte dellʼamore di Dio, e ha pregato: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,24). È tra i nemici che Cristo vuole riportare la sua vittoria. Perciò non tiratevi indietro, non tentate di sottrarvi, ma usate bontà verso tutti, fate la pace, per quanto dipende da voi, con tutti gli uomini.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** È tra i nemici che Cristo vuole riportare la sua vittoria. Perciò non tiratevi indietro, non tentate di sottrarvi, ma usate bontà verso tutti, fate la pace, per quanto dipende da voi, con tutti gli uomini.
** Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…