IL PENSIERO DEL GIORNO
25 MAGGIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia” (Gv 16,20).
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni)
Il tema più caratteristico della pericope in esame è senz’alcun dubbio quello della gioia. Gesù prende le mosse dalla sua separazione temporanea dagli amici, per predire ad essi che durante la sua assenza piangeranno e soffriranno, mentre al suo ritorno saranno inondati da profonda gioia (Gv 16,16ss). Quando resteranno soli, i discepoli saranno presi da profonda tristezza, invece il mondo si rallegrerà per la vittoria riportata sul Maestro; ma questo tempo di sofferenza durerà poco: il giorno di pasqua la tristezza degli amici del Cristo si trasformerà in gioia (Gv 16,20). La situazione spirituale dei discepoli durante le ore che vanno dall’arresto di Gesù alla sua risurrezione è simile a quella della partoriente: la donna quando sta per dare alla luce il bambino, sperimenta gli atroci dolori del parto, ma dopo la nascita del figlio è inondata da profonda gioia. In modo analogo gli apostoli, quando vedranno nuovamente il Maestro nel fulgore della sua gloria, dopo la separazione della passione e morte, gioiranno grandemente e dimenticheranno la tristezza dei giorni precedenti (Gv 16,21s). In realtà, allorché il Cristo risorto apparve agli amici, costoro gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20).
La gioia messianica dei discepoli realizza l’oracolo di Is 66,13s, nel quale il Signore promette di consolare il suo popolo in Gerusalemme; tale esperienza salvifica sarà fonte di profonda gioia. Con la sua risurrezione Gesù porterà gioia profonda al nuovo Israele, proprio in Gerusalemme. L’ispirazione di Gv 16,22 al passo di Is 66,14 sembra molto probabile, dato il parallelismo delle frasi:
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore (Is 66,14),
Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore gioirà (Gv 16,22).
In realtà lo scopo della rivelazione salvifica e della redenzione operata dal Cristo è portare la pace profonda (Gv 16,33), è donare la vita in abbondanza (Gv 10,10) e la gioia piena (Gv 15,11). L’esaudimento delle preghiere dei discepoli contribuirà al raggiungi mento di tale gioia in pienezza (Gv 16,24). Gli apostoli, esplicando la loro missione di testimoni, favoriscono l’esperienza della gioia perfetta (1Gv 1,4).
Catechismo della Chiesa Cattolica
Le fonti della gioia
163 La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio «a faccia a faccia» (1Cor 13,12), «così come egli è» (1Gv 3,2).
La fede, quindi. è già l’inizio della vita eterna: «Fin d’ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che le promesse ci riservano e che, per la fede, attendiamo di godere».
301 Dopo averla creata. Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell’« essere », le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà. di gioia. di fiducia: «Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa e tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose. perché tutte sono tue. Signore. amante della vita» (Sap 11,24-26).
1804 Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.
Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell’essere umano ad entrare in comunione con l’amore divino.
Bruno Maggioni
La gioia
Osserviamo, anzitutto, che Giovanni non invita alla gioia per ingenuità o perché scrive in situazioni particolarmente fortunate. Anzi egli conosce tutta la drammaticità della situazione del discepolo nel mondo. L’invito alla gioia è in un contesto di persecuzione, e il Cristo ne parla alla vigilia della sua Croce. Non è un pensiero nuovo, ma un dato costante dell’esperienza biblica. Le preghiere di gioia e di speranza che troviamo nel Salterio non furono scritte in momenti fortunati, ma in momenti di abbandono. Si direbbe che Israele abbia saputo vivere la speranza in momenti di disperazione. Così è pure il messaggio dei profeti: generalmente le loro pagine di giudizio furono scritte in momenti in cui il popolo viveva un’euforica sicurezza, e le pagine di consolazione in momenti di sconfitta. Questo è un fatto costante anche nel Nuovo Testamento. A Pietro che diceva: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù risponde: «Non c’è nessuno che abbia abbandonato case, fratelli, sorelle, madre, padre, figli e campi per me ... che non riceva il centuplo fin d’ora, nel tempo presente ... , insieme con la persecuzione, e la vita eterna nel secolo futuro» (Mc 10,28-30). Allo stesso modo pensa Paolo (Rm 8,31-39).
La gioia non sta dunque nell’assenza della Croce ma nel comprendere che la Croce non è sconfitta, e quindi che la storia va letta diversamente. È questa la ragione ultima che giustifica, ed esige, la gioia pur nella
contraddittorietà: una lettura della storia che prenda come criterio di valutazione la vicenda del Cristo morto e risorto. È quanto Gesù intende rivelare al discepolo. Come i dolori di una partoriente non sono sterili, così della croce del Cristo e della sua chiesa.
Ma la gioia cristiana non è soltanto una gioia che passa attraverso la croce; è, forse ancora più profondamente, una gioia che viene da Dio, un dono (vv. 22.24).
Giovanni Paolo II (Omelia, 25 Febbraio 1996)
Maria è causa della nostra letizia perché ci porta la vera gioia, la vera letizia: Gesù, Verbo di Dio e Salvatore del mondo. Carissimi Fratelli e Sorelle, sappiate essere anche voi, come Maria, portatori dell’autentica letizia, della vera gioia: portatori di Gesù negli ambienti in cui vivete ed operate.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Sappiate essere anche voi, come Maria, portatori dell’autentica letizia, della vera gioia: portatori di Gesù negli ambienti in cui vivete ed operate.
Questa parola cosa ti suggeriscono?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, nostro Padre, che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza, fa’ che professiamo con la fede e testimoniamo con le operela gioia della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...