19 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amati voi” (Gv 15,12).

Gv 15,9-17: La pericope evangelica odierna è tratta dai «discorsi dell’addio»: Gesù, prima della morte, rivela ai discepoli i misteri più grandi della vita divina. Il brano giovanneo svolge il tema della carità fraterna, dell’osservanza dei comandamenti, della gioia che ne deriva nell’osservarli e dell’elezione divina. Il brano evangelico, dopo aver ricordato che il discepolo è chiamato ad essere familiare con il Cristo, si chiude ricordando il dovere di portare frutto che si concretizza nell’amore vicendevole.


Bibbia di Gerusalemme (Nota a 1Cor 13,1)

A differenza dell’amore passionale ed egoista, la carità (agapê) è un amore di dilezione che vuole il bene altrui. La sua sorgente è in Dio che ama per primo (1Gv 4,19) e ha dato il suo Figlio per riconciliarsi i peccatori (Rm 5,8; 8,32-39; 2Cor 5,18-21; Ef 2,4-7; cf. Gv 3,16s, 1Gv 4,9-10) e farne degli eletti (Ef 1,4) e dei figli (1Gv 3,1). Attribuito dapprima a Dio, cioè al Padre (Rm 5,5; 8,39, 2Cor 13,11.13, Fil 2,1; 2Ts 2,16; cf. 1Gv 2,15), questo amore, che è la natura stessa di Dio (1Gv 4,7.16), si trova allo stesso titolo nel Figlio (Rm 8,35.37.39, 2Cor 5,14; Ef 3,19; 1Tm 1,14; 2Tm 1,13) che ama il Padre come ne è amato (Ef 1,6; Col 1,13; cf. Gv 3,35; 10,17; 14,31); come lui, anche il figlio ama gli uomini (Gv 13,1.34.14,21.15,9) per i quali si è dato (2Cor 5,14s; Gal 2,20; Ef 5,2.25; 1Tm 1,14s; cf. Gv 15,13; 1Gv 3,16; Ap 1,5). È anche l’amore dello Spirito santo (Rm 15,30; Col 1,8); egli poi lo espande nel cuore dei cristiani (Rm 5,5; cf. Gal 5,22), dando loro di compiere (cf. Rm 8,4) il precetto essenziale della legge, cioè l’amore di Dio e del prossimo (Mt 22,37-40p; Rm 13,8-10; Gal 5,14). Difatti l’amore dei fratelli e anche dei nemici (Mt 5,43-48p) è la conseguenza necessaria e la vera prova dell’amore di Dio (1Gv 3,17; 4,20s); è il comandamento nuovo, che ha dato Gesù (Gv 13,34s; 15,1217; 1Gv 3,23; ecc.) e che i suoi discepoli non cessano di inculcare (Rm 13,8; Gal 5,13s; Ef 1,15; Fil 2,2s; Col 1,4; 1Ts 3,12; 2Ts 1,3; Fm 1,5.7; cf. Gc 2,8, 1Pt 1,22; 2,17; 4,8; 1Gv 2,10; 3,10s.14 ecc.). È così che Paolo ama i suoi (2Cor 2,4, 2Cor 12,15; ecc.) e che ne è amato (Col 1,8, 1Ts 3,6; ecc.). Questa carità a base di sincerità e umiltà, di dimenticanza e dono di sé (Rm 12,9s; 1Cor 13,4-7; 2Cor 6,6; Fil 2,2s), di servizio (Gal 5,13; cf. Eb 6,10) e di mutuo sostegno (Ef 4,2; cf. Rm 14.15; 2Cor 2,7s), deve provarsi con atti (2Cor 8,8-11.24; cf. 1Gv 3,18) e custodire i comandamenti del Signore (Gv 14,15; 1Gv 5,2s; ecc.), rendendo la fede efficace (Gal 5,6; cf. Eb 10,24). È il vincolo della perfezione (Col 3,14; cf. 2Pt 1,7) e «copre i peccati» (1Pt 4,8; cf. Lc 7,47). Appoggiandosi sull’amore di Dio, non teme nulla (Rm 8,28-39; cf. 1Gv 4,17s). Esercitandosi nella verità (Ef 4,15; cf. 2Ts 2,10), dà il vero senso morale (Fil 1,9s) e apre l’uomo a una conoscenza spirituale del mistero divino (Col 2,2; cf. 1Gv 4,7) e dell’amore del Cristo che sorpassa ogni conoscenza (Ef 3,17-19; cf. 1Cor 8,1-3.13,8-12). Facendo abitare nell’anima il Cristo (Ef 3,17) e tutta la Trinità (2Cor 13,13; cf. Gv 14,15-23, 1Gv 4,12), l’agape nutre la vita delle virtù teologali (cf. Rm 1,16.5,2), di cui è la regina (1Cor 13,13), perché solo essa non passerà (1Cor 13,8) ma sfocerà nella visione (1Cor 13,12; cf. 1Gv 3,2), quando Dio accorderà ai suoi eletti i beni che ha promessi a quelli che lo amano (1Cor 2,9,;Rm 8,28; Ef 6,24; 2Tm 4,8).

Catechismo della Chiesa Cattolica

Gesù nostro modello

459 Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me...” (Mt 11,29). “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: “Ascoltatelo” (Mc 9,7). In realtà, egli è il modello delle Beatitudini e la norma della Legge nuova: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12). Questo amore implica l’effettiva offerta di se stessi alla sua sequela.

La carità

1822 La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio.
1823 Gesù fa della carità il comandamento nuovo. Amando i suoi “sino alla fine” (Gv 13,1), egli manifesta l’amore che riceve dal Padre. Amandosi gli uni gli altri, i discepoli imitano l’amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). E ancora: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15,12).

1824 La carità, frutto dello Spirito e pienezza della legge, osserva i comandamenti di Dio e del suo Cristo: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Gv 15,9-10 ).

1825 Cristo è morto per amore verso di noi, quando eravamo ancora “nemici” (Rm 5,10). Il Signore ci chiede di amare come lui, perfino i nostri nemici, di farci il prossimo del più lontano, di amare i bambini e i poveri come lui stesso. L’Apostolo san Paolo ha dato un ineguagliabile quadro della carità: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,4-7).

1826 “Se non avessi la carità, dice ancora l’Apostolo, non sono nulla...”. E tutto ciò che è privilegio, servizio, perfino virtù... senza la carità, “niente mi giova” (1Cor 13,1-4). La carità è superiore a tutte le virtù. È la prima delle virtù teologali: “Queste le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità” (1Cor 13,13).

1827 L’esercizio di tutte le virtù è animato e ispirato dalla carità. Questa è il “vincolo di perfezione” (Col 3,14); è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è sorgente e termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità umana di amare. La eleva alla perfezione soprannaturale dell’amore divino.

1828 La pratica della vita morale animata dalla carità dà al cristiano la libertà spirituale dei figli di Dio. Egli non sta davanti a Dio come uno schiavo, nel timore servile, né come il mercenario in cerca del salario, ma come un figlio che corrisponde all’amore di colui che “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19): “O ci allontaniamo dal male per timore del castigo e siamo nella disposizione dello schiavo. O ci lasciamo prendere dall’attrattiva della ricompensa e siamo simili ai mercenari. Oppure è per il bene in se stesso e per l’amore di colui che comanda che noi obbediamo [...] e allora siamo nella disposizione dei figli”.

1829 La carità ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza; suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica; è amicizia e comunione: “Il compimento di tutte le nostre opere è l’amore. Qui è il nostro fine; per questo noi corriamo, verso questa meta corriamo; quando saremo giunti, vi troveremo riposo”.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** La carità è il “vincolo di perfezione” (Col 3,14); è la forma delle virtù.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Donaci, o Padre, di uniformare la nostra vita al mistero pasquale che celebriamo nella gioia, perché la potenza del Signore risorto ci protegga e ci salvi. Per il nostro Signore Gesù Cristo...