21 Maggio 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui” (Gv 14,23).
Solo chi ama segue «l’Agnello dovunque vada» (Ap 14,4). L’amore è l’unica chiave di lettura per comprendere il grande mistero della sequela cristiana.
Solo l’amore insegna all’uomo come sovvertire i valori terreni e così entrare a far parte del gregge del Cristo: «Disprezza le ricchezze, se vuoi possedere le ricchezze; sii povero, se vuoi essere ricco ... cura le cose dello spirito, per apprendere la mia potenza: fuggi dal giogo e dalla schiavitù delle ricchezze. Fintanto che le tratterrai in tal modo, sarai povero: allorché invece le disprezzerai, sarai doppiamente ricco; e perché ti perverranno da ogni dove, e perché nulla ti mancherà di quanto invece sono carenti i più. Non è infatti il possedere a dismisura che fa ricco, bensì il non mancare di troppe cose» (San Giovanni Crisostomo).
Solo chi ama ascolta la Parola e a sua volta chi ascolta la Parola è amato dal Padre il quale con il Figlio prende stabile dimora nel credente.
A. Feuillet e P. GRELOT
L’UOMO DINANZI A DIO CHE PARLA
La parola di Dio è ... un fatto, dinanzi al quale l’uomo non può rimanere passivo: il portavoce esercita un ministero delle responsabilità pesantissime; all’uditore della parola viene intimato di prendere posizione, e ciò impegna il suo destino.
1. Il ministero della parola non è presentato dal Vecchio Testamento come una fonte di gioie mistiche: al contrario, ogni profeta si espone alla contraddizione, ed anche alle persecuzioni. Certamente Dio, ponendo nella sua bocca le proprie parole, gli dà una forza sufficiente per trasmettere senza timore il messaggio che gli è affidato (Ger 1,6-10). Ma egli, a sua volta, è responsabile dinanzi a Dio di questa missione da cui dipende il destino degli uomini (Ez 3,16-21; 33,1-9). Di fatto, se cerca di sottrarvisi, Dio ve lo può ricondurre con la forza, come lascia intendere la storia di Giona (1; 3). Ma per lo più i portavoce di Dio adempiono la loro missione a rischio della loro tranquillità e della stessa loro vita; e questa fedeltà eroica è per essi un motivo di sofferenza (Ger 15,16 ss), un duro dovere di cui non percepiscono immediatamente la mercede (1Re 19,14).
2. L’accoglienza della parola. - Quanto agli uditori della parola, essi le devono accordare nel loro cuore un’accoglienza fiduciosa e docile. In quanto rivelazione e regola di vita, la parola è per essi una luce (Sal 119,105); in quanto promessa, dà una sicurezza per il futuro. Chiunque sia colui che la trasmette, Mosè o un profeta, è quindi conveniente ascoltarla (Deut 6,3; Is l,10; Ger 11,3.6), sia per «averla nel cuore» (Deut 6,6; 30, 14) e metterla in pratica (Deut 6,3; Sal 119,9.17.101), sia per contare su di essa e sperare in essa (Sal 119, 42.74.81 ecc.; 130,5). La risposta umana alla parola di Dio costituisce quindi un atteggiamento interno complesso, che comporta tutti gli aspetti della vita teologale: la fede, perché la parola è rivelazione del Dio vivente e dei suoi disegni; la speranza, perché è promessa di ingresso; l’amore, perché è regola di vita (cfr. Deut 6,4ss).
Catechismo della Chiesa Cattolica
ACCOGLIERE LA PAROLA DI DIO
763-764 È compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua «missione». «Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioé la venuta del regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture». Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è «il regno di Cristo già presente in mistero». «Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo». Accogliere la parola di Gesù significa accogliere «il regno stesso di Dio». Il germe e l’inizio del regno sono il «piccolo gregge» (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore. Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù. A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo «nuovo di comportarsi», ma anche una preghiera loro propria.
IMITAZIONE DI CRISTO (Libro II, Cap. I, 1-3)
Il regno di Dio è in mezzo a voi» dice il Signore (Lc 12,21).
Rivòlgiti con tutto il tuo cuore al Signore e lascia questo misero mondo, e l’anima tua troverà riposo. Impara a deprezzare le cose esteriori e a darti alla vita interiore, e vedrai venire il regno di Dio dentro di te. Il regno di Dio infatti è pace gioia nello Spirito Santo, che non sono date agli empi.
Verrà a te Cristo recàndoti la sua consolazione, se tu gli avrai preparato una dimora nel tuo interno. «Tutta la sua gloria e la sua bellezza è dall’interno» (Salmo 44,14 - AV), e qui Egli si compiace. Frequente è la sua visita all’uomo interiore, dolce il conversare, gradita la consolazione, moltèplice la pace, stupenda la familiarità.
Orsù, anima fedele, prepara il tuo cuore a questo Sposo, affinché si degni di venire da te e di abitare con te. Dice infatti: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Fa’ quindi posto a Cristo e nega l’ingresso a tutti gli altri.
Avendo Cristo, sei ricco, e ciò ti basta. Egli stesso sarà il tuo provveditore e amministratore, di modo che non sia necessario sperare nell’aiuto umano. Gli uomini infatti presto cambiano e all’improvviso vèngono meno.
Cristo invece rimane in eterno e ci sta vicino stabilmente fino alla fine.
Non è da porre gran fiducia nell’uomo fragile e mortale, anche se ci sia utile e caro, né molta tristezza avere per il fatto che talora ci avversi e contraddica. Quelli che oggi sono con te domani possono contrariarti e spesso si volgono in altra direzione come il vento.
Poni tutta la tua fiducia nel Signore, e sia Lui il tuo timore e il tuo amore. Egli risponderà per te e farà [andar tutto] bene, nel miglior modo. Non hai qui una città permanente e, ovunque sarai, sei straniero e pellegrino, né avrai mai riposo se non sarai intimamente unito a Cristo.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Avendo Cristo, sei ricco, e ciò ti basta.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che ci hai redenti nel Cristo tuo Figlio messo a morte per i nostri peccati e risuscitato alla vita immortale, confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te, siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi. Per il nostro Signore Gesù Cristo...