2 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 6,35).



Giovanni Galizzi (Vangelo secondo Giovanni)

Io sono il pane della vita

È la prima definizione che Gesù dà di sé. Ne leggeremo altre sei in Giovanni. Qui Gesù si premura subito di spiegare che cosa ciò significhi per chi lo accoglie: «Chi viene a me non avrà più fame; chi crede in me non avrà più sete» (6,35). Sono due frasi sinonime. Il loro senso è ovvio: Gesù, nella totalità della sua persona, è quel nutrimento che solo può sostenere, saziare e dare quella vita che ha il carattere della definitività; insomma, ancora una volta si ripete che egli è per l’uomo sorgente vera della vita: «Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio la possibilità di avere la vita in se stesso» (5,26) e «il Figlio fa vivere chi vuole» (5,21). Non è quindi possibile avere la vita senza Gesù. Il Padre infatti lo ha mandato «affinché chiunque crede in lui... abbia la vita eterna» (3,16).
Gesù si è rivelato come «Pane sorgente di vita». Ma coloro che lo hanno ascoltato sono disposti ad accoglierlo? Gesù già una volta aveva detto ai dirigenti giudei: «Voi non volete venire a me per avere la vita» (5,40). Ora dice alla gente: «Voi mi avete visto (cioè avete visto me e i segni, i miracoli, che ho compiuto) eppure non credete» (6,36). È una constatazione che si cala nella concreta situazione storica in cui Gesù ha operato e predicato: la maggioranza dei testimoni oculari non lo hanno accolto.

  
Catechismo della Chiesa Cattolica

Il pane del cielo

1355 Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono “il pane del cielo” e “il calice della salvezza”, il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato “per la vita del mondo” (Gv 6,51). Poiché questo pane e questo vino sono stati “eucaristizzati”, come tradizionalmente si dice, “questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato”.


Come viene chiamata l’Eucarestia

1328 L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama: Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini “eucharistein” (Lc 22,19;1Cor 11,24) e “eulogein” (Mt 26,26; Mc 14,22 ) ricordano le benedizioni ebraiche che - soprattutto durante il pasto - proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.

1329 Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste. Frazione del Pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell’unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo. Assemblea eucaristica [“synaxis”], in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.

1330 Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore. Santo Sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, “sacrificio di lode” (Eb 13,15), sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza. Santa e divina Liturgia, perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei Santi Misteri . Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.

1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le cose sante (“ta hagia; sancta”) - è il significato originale dell’espressione “comunione dei santi” di cui parla il Simbolo degli Apostoli - pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d’immortalità , viatico...

1332 Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (“missio”) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

Pane quotidiano

2837Quotidiano”. Questa parola, “épiousios”, non è usata in nessun altro passo del Nuovo Testamento. Intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di “oggi”, per confermarci in una confidenza “senza riserve”. Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento. Presa alla lettera [piousios: “sovra-sostanziale”] la parola indica direttamente il Pane di Vita, il Corpo di Cristo, “farmaco d’immortalità” senza il quale non abbiamo in noi la Vita. Infine, legato al precedente, è evidente il senso celeste: “questo giorno” è il giorno del Signore, il giorno del Banchetto del Regno, anticipato nell’Eucaristia, che è già pregustazione del Regno che viene. Per questo è bene che la Liturgia eucaristica sia celebrata “ogni giorno”.
“L’Eucaristia è il nostro pane quotidiano... La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l’unità, affinché, resi Corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo... ma anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa sono pane quotidiano, e l’ascoltare e recitare inni è pane quotidiano. Questi sono i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terreno”.
Il Padre del cielo ci esorta a chiedere come bambini del cielo il Pane del cielo. Cristo “stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella Passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste”.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (“missio”) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che in questi giorni pasquali ci hai rivelato la grandezza del tuo amore, fa’ che accogliamo pienamente il tuo dono, perché, liberi da ogni errore, aderiamo sempre più alla tua parola di verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo...