29 Aprile 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: «Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna» (1Gv 1,5)
Lo spegnersi di ogni luce è una piaga ed un tormento (cfr. Is 13,10). Già molto tempo prima della gnosi la parola luce è usata per esprimere la vita (cfr. Gb 3,20), la salvezza (cfr. Sal 4,7) e soprattutto il mondo celeste (per esempio la trasfigurazione di Gesù, Mt 17,2; angeli, Ap 15,6). Il vangelo trasmette la luce (2Cor 4,4). La luce non è una potenza simile a Dio, ma solo un attributo ed una creatura di Dio (Gn 1,3ss). L’opposizione luce tenebre esprime soprattutto in Giovanni l’opposizione che c’è tra ciò che appartiene a Dio e ciò che è contrario a Dio (Gv 3,19; 12,46; 1Gv 1,5ss; Rm 13,12; 1Pt 2,9).
A. Feuillet e P. Grelot
Il Dio di luce
1. Il creatore della luce. - La luce, al pari di tutto il resto, non esiste che come creatura di Dio: luce del giorno, che emerse dal caos originale (Gen 1,1-5); luce degli astri che illuminano la terra giorno e notte (1,14-19). Dio la manda e la richiama, ed essa obbedisce tremando (Bar 3,33). Le tenebre che si avvicendano con essa sono d’altronde nella stessa situazione, perché lo stesso Dio «forma la luce e le tenebre» (Is 45,7; Am 4, 13 LXX). Perciò luce e tenebre cantano lo stesso cantico a lode del creatore (Sal 19, 2 s; 148,3; Dan 3,71 s). Ogni concezione mitica viene così ad essere radicalmente eliminata; ma ciò non impedisce alla luce ed alle tenebre di avere un significato simbolico.
2. Il Dio vestito di luce. - Di fatto, al pari delle altre creature, la luce è un segno che manifesta visibilmente qualcosa di Dio, come il riflesso della sua gloria. A questo titolo fa parte dell’apparato letterario che serve ad evocare le teofanie. E la veste di cui Dio si copre (Sal 104,2). Quand’egli appare, «il suo splendore è simile al giorno, raggi escono dalle sue mani» (Ab 3,3 s). La volta celeste su cui poggia il suo trono è risplendente come il cristallo (Es 24,10; Ez 1,22). Altrove lo si descrive avvolto di fuoco (Gen 15,17; Es 19,18; 24,17; Sal 18,9; 50,3) oppure che lancia i lampi dell’uragano (Ez 1,13; Sal 18,15). Tutti questi quadri simbolici stabiliscono un legame tra la presenza divina e l’impressione che fa sull’uomo una luce abbagliante. Quanto alle tenebre, esse non escludono la *presenza di Dio, perché egli le scruta e vede ciò che avviene in esse (Sal 139,11s; Dan 2,22). Tuttavia le tenebre per eccellenza, quelle dello sheol, sono un luogo in cui gli uomini sono «recisi dalla sua mano» (Sal 88,6s.13). Dio quindi, nell’oscurità, vede senza farsi vedere, è presente senza offrirsi.
3. Dio è luce. - Nonostante questo ricorso al simbolismo della luce, bisogna attendere il libro della Sapienza, perché la si applichi all’essenza divina. La sapienza, effusione della gloria di Dio, è «un riflesso della luce eterna», superiore ad ogni luce creata (Sap 7,27.29s). Il simbolismo raggiunge qui uno stadio di sviluppo di cui il Nuovo Testamento farà più largo uso.
Catechismo della Chiesa Cattolica
52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
Dio come luce
157 La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all’esperienza umana, ma “la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale”. “Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio”.
214 Dio, “colui che è”, si è rivelato a Israele come colui che è “ricco di grazia e di fedeltà” (Es 34,6). Questi due termini esprimono in modo sintetico le ricchezze del Nome divino. In tutte le sue opere Dio mostra la sua benevolenza, la sua bontà, la sua grazia, il suo amore; ma anche la sua affidabilità, la sua costanza, la sua fedeltà, la sua verità. “Rendo grazie al tuo Nome per la tua fedeltà e la tua misericordia” (Sal 138,2). Egli è la Verità, perché “Dio è Luce e in lui non ci sono tenebre” (1Gv 1,5); egli è “Amore”, come insegna l’apostolo Giovanni (1Gv 4,8).
234 Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l’insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità” di fede. “Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato”.
240-242 Gesù ha rivelato che Dio è “Padre” in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo Unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11,27). 241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come “il Verbo” che “in principio” “era presso Dio”, “il Verbo” che “era Dio” (Gv 1,1), come “l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), come l’“irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3). Sulla loro scia, seguendo la Tradizione Apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è “consustanziale” al Padre, cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato “il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre”.
257 “O lux, beata Trinitas et principalis Unitas - O luce, Trinità beata e originaria Unità!”. Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuol comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della sua benevolenza, disegno che ha concepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, “predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,4-5), cioè “ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29), in forza dello “Spirito da figli adottivi” (Rm 8,15). Questo progetto è una “grazia che ci è stata data... fin dall’eternità” (2Tm 1,9-10) e che ha come sorgente l’amore trinitario. Si dispiega nell’opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Dio liberamente vuol comunicare la gloria della sua vita beata.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli Apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo...