28 Aprile 2017
Il pensiero del giorno
Oggi Gesù ci dice: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,14)
Nella Sacra Scrittura la speranza è sempre l’attesa di una salvezza futura. Il regno di Dio con Cristo garantisce che questa speranza non è una utopia né una illusione. Questa speranza è solidamente fondata nella fedeltà di Dio (Sal 71; 1Cor 1,9) è non è solo pura pazienza, essa si adempie con la parusia di Gesù, però è una promessa fatta fin d’ora a questo mondo (cfr. Rm 8,19; Tt 3,7). La speranza rende i cristiani uomini gioiosi e schietti (Rm 12,12; 2Cor 3,12), a differenza di quelli che non hanno speranza e ritengono il mondo assurdo: “Ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo” (Ef 2,11-13).
La speranza cristiana: La speranza cristiana è l’attesa dei beni escatologici: la risurrezione del corpo (Rm 8,18-23; 1Ts 4,13s; cf. At 2,26; 23,6; 24,15; 26,6-8; 28,20), l’eredità dei santi (Ef 1,18; cf. Eb 6,11s; 1Pt 1,3s), la vita eterna (Tt 1,2; cf. 1Cor 15,19), la gloria (Rm 5,2; 2Cor 3,7-12; Ef 1,18; Col 1,27; Tt 2,13), la visione di Dio (1Gv 3,2s), in una parola la salvezza (1Ts 5,8; cf. 1Pt 1,3-5) di sé e degli altri (2Cor 1,6s; 1Ts 2,19). Pur designando anzitutto la virtù che attende i beni celesti, essa può talvolta designare questi stessi beni (Gal 5,5; Col 1,5; Tt 2,13; Eb 6,18). Un tempo deposta in Israele (Ef 1,11-12; cf. Gv 5,45; Rm 4,18) con esclusione dei pagani (Ef 2,12; cf. 1Ts 4,13), essa vi preparava una speranza migliore (Eb 7,19), che oggi è offerta anche ai pagani (Ef 1,18; Col 1,27; cf. Mt 12,21; Rm 15,12) nel mistero del Cristo (Rm 16,25). Essa si fonda su Dio (1Tm 5,5; 6,17, 1Pt 1,21; 3,5), sul suo amore (2Ts 2,16), sulla sua chiamata (1Pt 1,13-15; cf. Ef 1,18; 4,4), sulla sua potenza (Rm 4,17-21), sulla sua veracità (Tt 1,2; Eb 6,18) e sulla sua fedeltà (Eb 10,23) nel mantenere le promesse, che ha espresse mediante le Scritture (Rm 15,4) e il vangelo (Col 1,23) e realizzate nella persona del Cristo (1Tm 1,1; 1Pt 1,3.21). Così essa non può ingannare (Rm 5,5). Protesa per definizione verso beni invisibili (Rm 8,24; Eb 11,1), la speranza poggia sulla fede (Rm 4,18; 5,1s; 15,13; Gal 5,5; Eb 6,11s; 1Pt 1,21) e si nutre della carità (Rm 5,5; 1Cor 13,7), le altre due virtù teologali con le quali ha uno stretto legame (1Cor 13,13). Lo Spirito santo, dono escatologico per eccellenza già posseduto parzialmente (Rm 5,5; At 1,8), è la sua fonte privilegiata (Gal 5,5) che la illumina (Ef 1,17s), la fortifica (Rm 15,13), la fa pregare (Rm 8,25-27) e opera mediante essa l’unità del corpo (Ef 4,4). Fondata sulla giustificazione per mezzo della fede nel Cristo (Rm 5,1s; cf. Gal 5,5), essa è piena di sicurezza (2Cor 3,12; Eb 3,6), di conforto (2Ts 2,16; Eb 6,18), di gioia (Rm 12,12; 15,13, 1Ts 2,19) e di fierezza (Rm 5,2; 1Ts 2,19; Eb 3,6); non si lascia per nulla abbattere dalle sofferenze presenti, che contano poco in confronto della gloria promessa (Rm 8,18); al contrario le sopporta con una «costanza» (Rm 8,25; 12,12; 15,4, 1Ts 1,3; cf. 1Cor 13,7) che la prova (Rm 5,4) e la conferma (2Cor 1,7). (Fonte: Bibbia di Gerusalemme, 1974 - Nota a Rm 5,2).
Catechismo della Chiesa Cattolica
La speranza
1817 La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo. “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso” (Eb 10,23). Lo Spirito è stato “effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna” (Tt 3,6-7).
1818 La virtù della speranza risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al Regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell’attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo e conduce alla gioia della carità.
2090 Quando Dio si rivela e chiama l’uomo, questi non può rispondere pienamente all’amore divino con le sue proprie forze. Deve sperare che Dio gli donerà la capacità di contraccambiare il suo amore e di agire conformemente ai comandamenti della carità. La speranza è l’attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio; è anche il timore di offendere l’amore di Dio e di provocare il castigo.
2091 Il primo comandamento riguarda pure i peccati contro la speranza, i quali sono la disperazione e la presunzione: Per la disperazione, l’uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza personale, gli aiuti per conseguirla o il perdono dei propri peccati. Si oppone alla bontà di Dio, alla sua giustizia - il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse - e alla sua misericordia.
La speranza sostiene e aiuta la fede
162 La fede è un dono che Dio fa all’uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: Combatti “la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede” (1Tm 1,18-19). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla; essa deve operare “per mezzo della carità” (Gal 5,6), essere sostenuta dalla speranza ed essere radicata nella fede della Chiesa.
J. Duplacy
Gesù Cristo speranza della Chiesa
La speranza della Chiesa è, nella fede, una speranza pienamente appagata. Infatti il dono dello Spirito ha terminato di compiere le promesse (At 2,33.39). Tutta la forza della sua speranza si concentra quindi nell’attesa del ritorno di Gesù (1,11; 3,20). Chiamato parusia (Gc 5,8; 1Ts 2,19), giorno del Signore, visita, rivelazione, questo futuro appare vicinissimo (Gc 5,8; 1Ts 4,13ss; Eb 10,25.37; 1Pt 4,7) e ci si stupisce facilmente che tardi (2Pt 3,8ss). In realtà verrà «come un ladro nella notte » (1Ts 5,1ss; Pt 3, l0; Ap 3,3; cfr. Mt 24,36). Questa incertezza esige che si vegli (1Tess 5,6; 1Pt 5,8) con una pazienza incrollabile nelle prove e nella sofferenza (Gc 5,7ss; lTs 1,4s; lPt 1,5ss; cfr. Lc 21,19).
La speranza della Chiesa è gioiosa (Rm 12,12), anche nella sofferenza (1Pt 4,13; cfr. Mt 5,11s), perché la gloria attesa è così grande (2Cor 4,17) da ridondare sul presente (1Pt 1,8 s). Essa produce la sobrietà (lTs 5,8; 1Pt 4,7) e il distacco (1Cor 7,29ss; 1Pt 1,13s; Tito 2,12). Che sono infatti i beni terreni nei confronti della speranza di «partecipare alla natura divina» (2Pt 1,4)? La speranza suscita infine la preghiera e l’amore fraterno (1Pt 4,7s; Gc 5,8s). Ancorata nel mondo futuro (Eb 6,18), essa anima tutta la vita cristiana.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** La speranza, ancorata nel mondo futuro, anima tutta la vita cristiana.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Padre, che nella Pasqua del tuo Figlio hai ristabilito l’uomo nella dignità perduta e gli hai dato la speranza della risurrezione, fa’ che accogliamo e viviamo nell’amore il mistero celebrato ogni anno nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo...