4 Luglio 2019
Giovedì della XIII Settimana T. O.
Giovedì della XIII Settimana T. O.
Gen 22,1-19; Sal 114 (115); Mt 9,1-8
Colletta: O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Due più due fa quattro, almeno per gli uomini di buon senso, non per gli scribi. La guarigione immediata del paralitico comprovava che Gesù aveva il potere di rimettere i peccati, e se aveva il potere di rimettere i peccati era Dio. Invece per gli eterni spioni e irriducibili sostenitori della Legge di Mosè, Gesù è un trasgressore della Legge, un millantatore e un bestemmiatore che merita la morte. Al contrario, nell’altro campo, quello del due più due fa quattro, le folle vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. L’ipocrisia rende ciechi gli scribi, ingabbiati nei loro pregiudizi non riescono a vedere al di là del loro naso, e sono pronti a mettere le mani alle pietre pur di difendere le loro idee, dall’altra parte la folla che sa guardare con occhi puliti, vede, constata e tira le giuste conclusioni. Certo la fede della folla è ancora immatura, ma invece di dare la stura a giudizi avventati sa aprirsi all’intelligenza dello stupore e del timore, trasformando la guarigione del paralitico in una liturgia di lode. Se per gli scribi tutto va giudicato alla luce di una legge umana, la folla sa scorgere in un evento prodigioso l’amore del Padre e la sua sconfinata misericordia verso gli uomini.
Vangelo - Dal Vangelo secondo Matteo 9,1-8: In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Ti sono perdonati i peccati... costui bestemmia: la bestemmia consisteva nel maledire il nome di Dio ed era punita con la lapidazione (Cf. Lv 2,16). Nel nostro caso, gli scribi potevano parlare di bestemmia soltanto in modo indiretto: Egli che era uomo si faceva Dio (Cf. Gv 10,33), appropriandosi di prerogative divine come quella di perdonare i peccati. La reazione degli scribi è la reazione degli ottusi; la risposta di coloro che si sono faticosamente e ostinatamente costruite certezze su Dio, sull’uomo e nelle quali si sono rinchiusi perché abbarbicati al passato e sopra tutto per paura del nuovo.
«Ecco, io faccio una cosa nuova ... io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati» (Is 43,19): la parola di Dio che risuona per bocca del profeta Isaia ora trova pienezza e compiutezza nel potere di Gesù di sanare i malati e di rimettere i peccati: «Figlio, ti sono perdonati i peccati... alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua» (Vangelo). Proprio perché Dio è imprevedibile è meglio tenerlo relegato dentro i confini della più rigorosa interpretazione della Legge: Dio è fedele e non può smentire se stesso; Dio nessuno lo può vedere e restare vivo (Cf. Es 33,20) e solo lui può rimettere i peccati (Cf. Is 1,18), quindi Gesù, che si arroga questo potere, è un bestemmiatore; un uomo pericoloso che mina il potere costituito e corrompe le tradizioni dei padri, quindi deve essere immediatamente eliminato: «E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6).
Il giudizio degli scribi era «fondamentalmente giusto, perché il rimettere i peccati è una prerogativa esclusiva di Dio [Cf. Es 34,6-8; Sal 103,3; Is 43,25; 44,22]. Ma avevano torto in quanto dall’osservazione dei fatti prodigiosi compiuti da Gesù non avevano saputo risalire alla sorgente divina delle sue facoltà» (Adalberto Sisti, Marco). La tentazione di imprigionare Dio dentro gli oscuri schemi della grettezza umana, di asservirlo alle proprie conoscenze sono purtroppo manovre tentate spesso dai battezzati e anche dagli uomini di Chiesa: è la tentazione dei nostalgici. Gesù con una impietosa operazione chirurgica mette fuori, alla luce del sole, i pensieri occulti degli scribi e anche questa è una prerogativa divina: solo Dio può conoscere i pensieri dell’uomo, solo Lui scruta il cuore degli uomini (Cf. Ger 17,9-10).
Che cosa è più facile…: Il perdono dei peccati è qualcosa che non si può riscontrare, il miracolo sì; ecco perché Gesù per dare prova che il «Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra», sana il paralitico nel corpo. Solo la folla a questo punto applaudisce. È meravigliata non tanto, o non solo, per il miracolo prodigioso, quanto per l’autorità che Gesù rivendica a sé.
A Cafarnao Gesù aveva già operato guarigioni, liberazioni di indemoniati meravigliando tutti, ma ora, cosa mai vista, sana un uomo dalla lebbra del peccato dandone la prova certa guarendolo dalla paralisi, per questo motivo le «folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini» (Vangelo). Ma quanta amarezza nel vedere come gli scribi, che avevano le carte in regola per riconoscere tali cose, in verità, per la loro albagia, escono fuori dal coro.
Ed egli si alzò e andò a casa sua - Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Che l’infermo si alzi realmente e vada a casa, appare una semplice e naturale conseguenza del fatto che era stato guarito nello spirito. Così la storia termina senza scalpore. La cosa principale per la gente non è la guarigione miracolosa, ma che Dio abbia «dato un tale potere agli uomini». Come deve essere grande Dio, proprio per questa liberalità, che non tiene gelosamente per sé il suo tesoro. L’accento, quindi, viene posto su quanto Dio fa: egli trasmette agli uomini i suoi poteri. Qui, ora, è stato il Figlio dell’uomo in persona, ma ciò non viene sottolineato; in seguito saranno degli uomini semplici ad avere il potere di rimettere i peccati in nome di Dio, un miracolo che si rinnova ogni volta che veniamo perdonati. Siamo consapevoli che Dio mette a nostra disposizione qualcosa di esclusivamente suo e dona a un uomo la sua stessa autorità? Siamo coscienti che si tratta di una grazia concessa liberamente?
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Dio che aveva dato tale potere agli uomini; la folla capì l’argomentazione del Maestro e ne rimase stupita. Il testo dice: furono prese da timore; agli Ebrei ogni manifestazione del potere divino infondeva timore, poiché essi consideravano soprattutto la grandezza e la maestà di Dio; si tratta quindi di timore riverenziale. Il versetto considera la remissione dei peccati più che la guarigione; l’espressione vedendo ciò va presa in senso improprio, cioè sentendo ciò. La folla ammira che Gesù, uomo come gli altri, rimette i peccati. Tuttavia la redazione del versetto (lodarono Dio che aveva dato tale potere agli uomini) ha presente l’uso della Chiesa primitiva, nella quale ogni credente vedeva che degli uomini (i ministri sacri) rimettevano i peccati in nome di Gesù.
Gesù dinanzi alla malattia - Jean Giblet e Pierre Grelot (Dizionario di Teologia Biblica): 1. Durante il suo ministero, Gesù trova ammalati sulla sua strada. Senza interpretare la malattia in una prospettiva di retribuzione troppo stretta (cfr. Gv 9,2s), egli vede in essa un male di cui soffrono gli uomini, una conseguenza del peccato, un segno del potere di Satana sugli uomini (Lc 13,16). Ne prova pietà (Mt 20, 34), e questa pietà guida la sua azione. Senza soffermarsi a distinguere ciò che è malattia naturale da ciò che è possessione diabolica, «egli scaccia gli spiriti e guarisce coloro che sono ammalati» (Mt 8,16 par.). Le due cose vanno di pari passo.
Manifestano entrambe la sua potenza (cfr. Lc 6,19) ed hanno infine lo stesso senso: significano il trionfo di Gesù su Satana e la instaurazione del regno di Dio in terra, conformemente alle Scritture (cfr. Mt 11,5 par.).
Non già che la malattia debba ormai sparire dal mondo, ma la forza divina che infine la vincerà è fin d’ora in azione quaggiù. Perciò, dinanzi a tutti gli ammalati che gli esprimono la loro fiducia (Mc 1,40; Mt 8,2-6 par.), Gesù non manifesta che una esigenza: credere, perché tutto è possibile alla fede (Mt 9,28; Mc 5,36 par.; 9,23). La loro fede in lui implica la fede nel regno di Dio, ed è questa fede a salvarli (Mt 9,22 par.; 15,28; Mc 10,52 par.).
2. I miracoli di guarigione sono quindi in qualche misura un’anticipazione dello stato di perfezione che l’umanità ritroverà infine nel regno di Dio, conformemente alle profezie. Ma hanno pure un significato simbolico relativo al tempo attuale. La malattia è un simbolo della stato in cui si trova l’uomo peccatore: spiritualmente, egli è cieco, sordo, paralitico ... Quindi la guarigione del malato è anche un simbolo: rappresenta la guarigione spirituale che Gesù viene ad operare negli uomini. Egli rimette i peccati del paralitico e, per dimostrare che ne ha il potere, lo guarisce (Mc 2,1-12 par.). Questa portata dei miracoli-segni è messa in rilievo soprattutto nel quarto vangelo: la guarigione del paralitico di Bezatha significa l’opera di vivificazione compiuta da Gesù (Gv 5, 1-9. 19-26), e quella del cieco nato fa vedere in lui la luce del mondo (Gv 9). I gesti che Gesù compie sugli ammalati preludono cosi ai sacramenti cristiani. Egli infatti è venuto quaggiù come il medico dei peccatori (Mc 2, 17 par.), un medico che, per togliere le infermità e le malattie, le prende su di sé (Mt 8,17 = Is 53,4). Tale sarà di fatto il senso della sua passione: Gesù parteciperà alla condizione dell’umanità sofferente, per poter trionfare infine dei suoi mali.
Per la Sacra Scrittura, le malattie mostrano il male nel mondo. Perciò le guarigioni miracolose sono segno della salvezza e del regno di Dio, che mettono definitivamente fine al male: Giovanni il Battista chiamati due discepoli «li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”... In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella» (Lc 11,18-22).
In una ottica tutta cristiana, la malattia è un dono dall’immenso valore espiatorio e redentivo. Un dono che per vie misteriose fa approdare l’uomo, beneficato dal dono della sofferenza, alla esaltante certezza di essere figlio amato da Dio Padre: «È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Se invece non subite correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete illegittimi, non figli!» (Eb 12,7-8).
Ma qual è il comportamento della Chiesa e dei credenti verso i malati?
La risposta è ovvia: sull’esempio di Gesù, la cura e la visita dei malati per i cristiani non sono un’opera buona complementare, ma uno stretto dovere sul quale verterà il giudizio finale di Dio (Cf. Mt 25,36-45). La Chiesa - afferma il Compendio - «avendo ricevuto dal Signore l’imperativo di guarire gli infermi, si impegna ad attuarlo con le cure verso i malati, accompagnate da preghiere di intercessione» (315).
Perché questo impegno amoroso? Perché il malato - per usare il linguaggio di san Camillo de Lellis - è “la persona stessa di Cristo”, è “pupilla e cuore di Dio”, è “mio signore e padrone”.
Anche all’incredulo malato, al bestemmiatore, a quello che la insulta, la Chiesa, con Camillo, dice: “Tu mi puoi comandare ciò che vuoi...!”.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** In una ottica tutta cristiana, la malattia è un dono dall’immenso valore espiatorio e redentivo.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
La divina Eucaristia, che abbiamo offerto e ricevuto, Signore,
sia per noi principio di vita nuova,
perché, uniti a te nell’amore,
portiamo frutti che rimangano per sempre.
Per Cristo nostro Signore.
sia per noi principio di vita nuova,
perché, uniti a te nell’amore,
portiamo frutti che rimangano per sempre.
Per Cristo nostro Signore.