IL PENSIERO DEL GIORNO
30 Settembre 2017
Oggi Gesù ci dice: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (Lc 9,44).
Dal Vangelo secondo Luca (9,43b-45): Luca presenta la missione di Gesù alla luce del progetto di salvezza di Dio. Un progetto che necessariamente deve passare attraverso la croce e la morte del Figlio di Dio. È da sottolineare il verbo consegnare. Nel porre la vicenda umana di Gesù in una cornice storica di fatti e di eventi si deve dire che Egli è stato tradito da Giuda e dal Sinedrio consegnato a Pilato perché fosse messo a morte, ma se vogliamo leggerla alla luce del piano di salvezza, allora Gesù è stato consegnato a morte da Dio stesso. Gesù dal Padre è stato consegnato nelle mani degli uomini, perché solo la sua morte poteva riconciliare gli uomini con il Padre: È piaciuto infatti a Dio che abiti in Cristo tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli (Col 1,19-20). Gli Apostoli non comprendono e hanno timore di interrogare Gesù su questo argomento.
La consapevolezza di Gesù: Catechismo degli Adulti 226: Da tempo Gesù si rendeva conto del rischio mortale. Ripetutamente aveva affermato che quanti si convertono al Regno vanno incontro a persecuzioni: a maggior ragione la stessa sorte sarebbe toccata a lui; tanto più che anche Giovanni Battista era stato ucciso, per ordine di Erode. Nei Vangeli troviamo numerose predizioni di Gesù riguardo a un suo futuro di sofferenza: alcune sono allusive; tre sono piuttosto dettagliate, rese probabilmente più esplicite dai discepoli alla luce degli eventi compiuti. Gesù dunque è consapevole del pericolo; ma gli va incontro con decisione: «Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore» (Mc 10,32). Il pericolo non indebolisce la sua fedeltà a Dio e non rallenta i suoi passi.
Cristo muore per noi: Pierre Grelot (Morte, Dizionario Teologia Biblica): [Cristo] per fare la volontà del Padre (Mc 14,36par.), è stato «obbediente sino alla morte» (Fil 2,8). E questo perché era necessario che egli «compisse le Scritture» (Mt 26,54): non era forse egli stesso il servo annunziato da Isaia, il giusto annoverato tra i malfattori (Lc 22,37; cfr. Is 53, 12)? Effettivamente, quantunque Pilato non abbia trovato in lui nulla che meritasse la sentenza capitale (Lc 23,15.22; Atti 3,13; 13,28), egli accettò che la sua morte avesse l’apparenza di un castigo richiesto dalla legge (Mt 26,66 par.). E questo perché, «nato sotto la legge» (Gal 4,4) ed avendo preso «una carne simile alla carne di peccato» (Rom 8,3), era solidale con il suo popolo e con tutta la razza umana. «Dio l’aveva fatto peccato per noi» (2Cor 5,21; cfr. Gal 3,13), per modo che il castigo meritato dal peccato umano doveva ricadere su di lui. Perciò morendo tolse ogni potere al peccato (Rom 6,10): benché innocente, assunse sino alla fine la condizione dei peccatori, «gustando la morte» come essi tutti (Ebr 2,8 s; cfr. 1Tess 4,14; Rom 8,34) e discendendo con essi «agli inferi». Ma recandosi così «dai morti», egli apportava la buona novella che la vita sarebbe stata loro restituita (1Piet 3,19; 4,6). Di fatto la morte di Cristo era feconda, come la morte del granello di frumento gettato nel solco (Gv 12,24-32). Imposta apparentemente come un castigo del peccato, essa in realtà era un sacrificio espiatorio (Ebr 9; cfr. Is 53,10). Cristo, realizzando alla lettera, ma in altro senso, la profezia involontaria di Caifa, è morto «per il popolo» (Gv 11,50s; 18,14) e non soltanto per il suo popolo, ma «per tutti gli uomini» (2Cor 5,14s). È morto «per noi» (1Tess 5,10), mentre eravamo peccatori (Rom 5,6ss), dandoci in tal modo il segno supremo di amore (5,7; Gv 15,13; 1Gv 4, 10). Per noi: non al nostro posto, ma a nostro beneficio; infatti, morendo «per i nostri peccati» (1Cor 15,3; 1Piet 3,18), ci ha riconciliati con Dio mediante la sua morte (Rom 5,10) cosicché possiamo ricevere 1’eredità promessa (Ebr 9,15s).
Cristo è morto per noi: Paolo VI (Discorso, 12 aprile 1968): [...] la dolorosissima morte del Salvatore è stata la nostra fortuna e ci riempie di gioia e di amore. Gesù è morto non solo perché da noi ucciso; è morto per noi. Egli, morendo sulla Croce, ci ha salvati. Per noi Egli ha patito ed è morto. E come tante raffigurazioni della Croce nell’arte cristiana fanno sgorgare ai piedi di quell’albero di vita rivoli di limpida acqua per indicare la grazia, l’amicizia con Dio, i Sacramenti, così effettivamente dalla Croce scaturisce un torrente di misericordia e offre a noi, a tutti, l’inestimabile sorte di essere perdonati, di essere redenti. Al punto tale che, con la liturgia della Chiesa, chiameremo «beata» la crudele Passione del Signore: poiché è fonte della nostra rinascita e della nostra felicità. Non più, dunque, la croce è un patibolo di ignominia e di morte, bensì simbolo di vittoria: in hoc signo vinces. Lo vediamo qui sotto l’arco di Costantino, trionfante da quando i destini della Croce di Cristo hanno aperto alla storia della Chiesa nuovi radiosi orizzonti. Così sarà per ognuno di noi. Possiamo, volendo, ricevere dalle lacrime, dal sangue, dalla morte di Cristo il nostro gaudio, la nostra speranza, la nostra salvezza.
San Girolamo: Benedetto XVI (Udienza Generale, 7 Novembre 2007): Che cosa possiamo imparare noi da san Girolamo? Mi sembra soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. Dice san Girolamo: «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo» (Commento ad Isaia, prol.). Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte, dev’essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio per ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio, che si rivolge anche a noi, e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi. Ma per non cadere nell’individualismo dobbiamo tener presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella verità nel nostro cammino verso Dio. Quindi essa, pur essendo sempre una Parola personale, è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva. Il luogo privilegiato della lettura e dell’ascolto della Parola di Dio è la Liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l’eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l’eterno, la vita eterna.
La madre Chiesa ci dà la Parola di Dio: Papa Francesco (Udienza Generale, 3 settembre 2014): La Chiesa è nostra madre perché ci ha partoriti nel Battesimo. Ogni volta che battezziamo un bambino, diventa figlio della Chiesa, entra nella Chiesa. E da quel giorno, come mamma premurosa, ci fa crescere nella fede e ci indica, con la forza della Parola di Dio, il cammino di salvezza, difendendoci dal male. La Chiesa ha ricevuto da Gesù il tesoro prezioso del Vangelo non per trattenerlo per sé, ma per donarlo generosamente agli altri, come fa una mamma. In questo servizio di evangelizzazione si manifesta in modo peculiare la maternità della Chiesa, impegnata, come una madre, ad offrire ai suoi figli il nutrimento spirituale che alimenta e fa fruttificare la vita cristiana. Tutti, pertanto, siamo chiamati ad accogliere con mente e cuore aperti la Parola di Dio che la Chiesa ogni giorno dispensa, perché questa Parola ha la capacità di cambiarci dal di dentro. Solo la Parola di Dio ha questa capacità di cambiarci ben dal di dentro, dalle nostre radici più profonde. Ha questo potere la Parola di Dio. E chi ci dà la Parola di Dio? La madre Chiesa. Lei ci allatta da bambini con questa parola, ci alleva durante tutta la vita con questa Parola, e questo è grande! È proprio la madre Chiesa che con la Parola di Dio ci cambia da dentro. La Parola di Dio che ci dà la madre Chiesa ci trasforma, rende la nostra umanità non palpitante secondo la mondanità della carne, ma secondo lo Spirito.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Rimani fermamente attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa esortare secondo la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono” (San Girolamo Ep. 52,7).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio che hai dato al sacerdote san Girolamo una conoscenza viva e penetrante della Sacra Scrittura fa’ che il tuo popolo si nutra sempre più largamente della tua parola, e trovi in essa una sorgente di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...