IL PENSIERO DEL GIORNO


7 Agosto 2017


Oggi Gesù ci dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31).

Benedetto Prete (Vangelo secondo Matteo): Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Gesù più che rimproverare l’apostolo intende illuminarlo; questo vivo dialogo tra Gesù e Pietro assume un particolare significato nello scritto di Matteo che più degli altri evangelisti ha messo in rilievo il valore ecclesiologico dei fatti di Cristo. Matteo narra tre episodi intorno al principe degli apostoli con i quali indica la posizione preminente di Pietro nella Chiesa (cf. 16,.17-19; 17,24-27).


Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica

Le caratteristiche della fede

28. La fede, dono gratuito di Dio e accessibile a quanti la chiedono umilmente, è la virtù soprannaturale necessaria per essere salvati. L’atto di fede è un atto umano, cioè un atto dell’intelligenza dell’uomo che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio, dà liberamente il proprio consenso alla verità divina. La fede, inoltre, è certa, perché fondata sulla Parola di Dio; è operosa «per mezzo della carità» (Gal 5,6); è in continua crescita, grazie all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera, essa fin d’ora ci fa pregustare la gioia celeste.


Lumen fidei

La Chiesa madre della nostra fede

37. Chi si è aperto all’amore di Dio, ha ascoltato la sua voce e ha ricevuto la sua luce, non può tenere questo dono per sé. Poiché la fede è ascolto e visione, essa si trasmette anche come parola e come luce. Parlando ai Corinzi, l’Apostolo Paolo ha usato proprio queste due immagini. Da un lato, egli dice: «Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo» (2Cor 4,13). La parola ricevuta si fa risposta, confessione e, in questo modo, risuona per gli altri, invitandoli a credere. Dall’altro, san Paolo si riferisce anche alla luce: «Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine» (2Cor 3,18). È una luce che si rispecchia di volto in volto, come Mosè portava in sé il riflesso della gloria di Dio dopo aver parlato con Lui: «[Dio] rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2Cor 4,6). La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce, come nella liturgia di Pasqua la luce del cero accende tante altre candele. La fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma. I cristiani, nella loro povertà, piantano un seme così fecondo che diventa un grande albero ed è capace di riempire il mondo di frutti.

38. La trasmissione della fede, che brilla per tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa anche attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione. Poiché la fede nasce da un incontro che accade nella storia e illumina il nostro cammino nel tempo, essa si deve trasmettere lungo i secoli. È attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù. Come è possibile questo? Come essere sicuri di attingere al “vero Gesù”, attraverso i secoli? Se l’uomo fosse un individuo isolato, se volessimo partire soltanto dall’“io” individuale, che vuole trovare in sé la sicurezza della sua conoscenza, questa certezza sarebbe impossibile. Non posso vedere da me stesso quello che è accaduto in un’epoca così distante da me. Non è questo, tuttavia, l’unico modo in cui l’uomo conosce. La persona vive sempre in relazione. Viene da altri, appartiene ad altri, la sua vita si fa più grande nell’incontro con altri. E anche la propria conoscenza, la stessa coscienza di sé, è di tipo relazionale, ed è legata ad altri che ci hanno preceduto: in primo luogo i nostri genitori, che ci hanno dato la vita e il nome. Il linguaggio stesso, le parole con cui interpretiamo la nostra vita e la nostra realtà, ci arriva attraverso altri, preservato nella memoria viva di altri. La conoscenza di noi stessi è possibile solo quando partecipiamo a una memoria più grande. Avviene così anche nella fede, che porta a pienezza il modo umano di comprendere. Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa. La Chiesa è una Madre che ci insegna a parlare il linguaggio della fede. San Giovanni ha insistito su quest’aspetto nel suo Vangelo, unendo assieme fede e memoria, e associando ambedue all’azione dello Spirito Santo che, come dice Gesù, «vi ricorderà tutto» (Gv 14,26). L’Amore che è lo Spirito, e che dimora nella Chiesa, mantiene uniti tra di loro tutti i tempi e ci rende contemporanei di Gesù, diventando così la guida del nostro camminare nella fede.

39. È impossibile credere da soli. La fede non è solo un’opzione individuale che avviene nell’interiorità del credente, non è rapporto isolato tra l’“io” del fedele e il “Tu” divino, tra il soggetto autonomo e Dio. Essa si apre, per sua natura, al “noi”, avviene sempre all’interno della comunione della Chiesa. La forma dialogata del Credo, usata nella liturgia battesimale, ce lo ricorda. Il credere si esprime come risposta a un invito, ad una parola che deve essere ascoltata e non procede da me, e per questo si inserisce all’interno di un dialogo, non può essere una mera confessione che nasce dal singolo. È possibile rispondere in prima persona, “credo”, solo perché si appartiene a una comunione grande, solo perché si dice anche “crediamo”. Questa apertura al “noi” ecclesiale avviene secondo l’apertura propria dell’amore di Dio, che non è solo rapporto tra Padre e Figlio, tra “io” e “tu”, ma nello Spirito è anche un “noi”, una comunione di persone. Ecco perché chi crede non è mai solo, e perché la fede tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia. Chi riceve la fede scopre che gli spazi del suo “io” si allargano, e si generano in lui nuove relazioni che arricchiscono la vita. Tertulliano l’ha espresso con efficacia parlando del catecumeno, che “dopo il lavacro della nuova nascita” è accolto nella casa della Madre per stendere le mani e pregare, insieme ai fratelli, il Padre nostro, come accolto in una nuova famiglia.


Bibbia di  Gerusalemme (Nota a Rm 1,16): La fede è un atto con cui l’uomo si rimette a Dio (che è nello stesso tempo verità e bontà) come all’unica fonte della salvezza. Essa si fonda sulla sua veracità e sulla sua fedeltà alle promesse (3,3s; 1Ts 5,24; 2Tm 2,13; Eb 10,23; 11,11) e sulla sua potenza nell’attuarle (4,17-21; Eb 11,19). Avendo Dio parlato per mezzo del suo Figlio (Eb 1,1), dopo la lunga preparazione dell’Antico Testamento (Eb 11), a lui ormai bisogna credere (cf. Mt 8,10+; Gv 3,11+) e dopo di lui al «kerygma» (10,8-17; 1Cor 1,21; 15,11.14; cf. At 2,22+) del Vangelo (1,16; 1Cor 15,1-2; Fil 1,27; Ef 1,13) annunciato dagli apostoli (1,5; 1Cor 3,5; cf. Gv 17,20), cioè che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e lo ha costituito Kyrios (4,24s; 10,9; At 17,31; 1Pt 1,21; cf. 1Cor 15,14.17), offrendo per mezzo di lui la vita a quanti crederanno in lui (6,8-11; 2Cor 4,13s; Ef 1,19s; Col 2,12; 1Ts 4,14).
La fede nel nome di Gesù (3,26; 10,13; cf. Gv 1,12; At 3,16; 1Gv 3,23), Cristo (Gal 2,16; cf. At 24,24; 1Gv 5,1), Signore (10,9; 1Cor 12,3; Fil 2,11; cf. At 16,31) e Figlio di Dio (Gal 2,20; cf. Gv 20,31; 1Gv 5,5; At 8,37; 9,20), è così la condizione indispensabile della salvezza (10,9-13; 1Cor 1,21; Gal 3,22; cf. Is 7,9+; At 4,12; 16,31; Eb 11,6; Gv 3,15-18).
La fede non è pura adesione intellettuale, ma fiducia, obbedienza (1,5; 6,17; 10.16; 16.26; cf. At 6,7) a una verità vitale (2Ts 2,12s) che impegna tutto l’essere nell’unione a Cristo (2Cor 13,5; Gal 2,16.20; Ef 3,17) e gli dà lo Spirito (Gal 3,2.5.14; cf. Gv 7,38; At 11,16-17) dei figli di Dio (Gal 3,26; cf. Gv 1,12). Facendo unicamente assegnamento su Dio, la fede esclude ogni atteggiamento di sufficienza (3,27; Ef 2,9) e si oppone al sistema della Legge (7,7+) e alla sua vana ricerca (10,3; Fi 3,9) di una giustizia meritata dalle opere (3,20.28; 9,31s; Gal 2,16; 3,11s): la vera giustizia che solo essa procura è la giustizia salvifica di Dio (qui; 3,21-26) ricevuta come un dono gratuito (3,24; 4,16; 5,17; Ef 2,8; cf. At 15,11).
In questo modo la fede raggiunge la promessa fatta ad Abramo (c 4; Gal 3,6-18) e apre la salvezza a tutti, anche ai pagani (1,5.16; 3,29s; 9,30; 10,11s; 16,26; Gal 3,8). Essa si accompagna al battesimo (6,4+), si esprime con una professione aperta (10,10; 1 Tm 6,12) e dà frutti con la carità (Gal 5,6; cf. Gc 2,14+). Ancora oscura (2Cor 5,7; Eb 11,1; cf. Gv 20,29) e accompagnata dalla speranza (5,2+), essa deve crescere (2Cor 10.15; 1Ts 3,10; 2Ts 1,3) nella lotta e nelle sofferenze (Fil 1,29; Ef 6,16; 1Ts 3,2-8; 2Ts 1,4; Eb 12,2; 1Pt 5,9), nella fortezza (1Cor 16,13; Col 1,23; 2,5.7) e nella fedeltà (2Tm 4,7; cf. 1,14; 1Tm 6,20) fino al giorno della visione e del possesso (1Cor 13,12; cf. 1Gv 3,2).


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** La Chiesa è una Madre che ci insegna a parlare il linguaggio della fede.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo...