IL PENSIERO DEL GIORNO

11 Agosto 2017


Oggi Gesù ci dice: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).

Benedetto Prete (Vangelo di Matteo): Il discepolo deve essere pronto a portare la croce a imitazione del suo Maestro. Il detto di Gesù è meglio collocato nel contesto presente che in Mt 10,38, poiché esso è posto subito dopo la profezia della passione.


Nostra aetate

La Chiesa deve annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore di Dio e fonte di ogni grazia.

4 La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.


Gaudium et spes

È necessario portare la croce.

38 Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne lui stesso e venuto ad abitare sulla terra degli uomini , entrò nella storia del mondo come uomo perfetto, assumendo questa e ricapitolandola in sé. Egli ci rivela «che Dio è carità» (1Gv4,8) e insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento dell’amore.
Coloro pertanto che credono alla carità divina, sono da lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani.
Così pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita.
Accettando di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna con il suo esempio che è necessario anche portare quella croce che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, agisce ora nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito; non solo suscita il desiderio del mondo futuro, ma con ciò stesso ispira anche, purifica e fortifica quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra.
Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza manifesta al desiderio della dimora celeste, contribuendo così a mantenerlo vivo nell’umanità; altri li chiama a consacrarsi al servizio terreno degli uomini, così da preparare-attraverso tale loro ministero quasi la materia per il regno dei cieli. Di tutti, però, fa degli uomini liberi, in quanto nel rinnegamento dell’egoismo e convogliando tutte le forze terrene verso la vita umana, essi si proiettano nel futuro, quando l’umanità stessa diventerà offerta accetta a Dio.

Apostolicam actuositatem

L’apostolato è innanzitutto conformazione a Cristo sofferente.

17 [...] i laici animino la propria vita con la carità e l’esprimano con le opere, secondo le proprie possibilità.
Si ricordino tutti che, con il culto pubblico e la preghiera, con la penitenza e la spontanea accettazione delle fatiche e delle pene della vita, con cui si conformano a Cristo sofferente (cfr. 2Cor 4,10; Col 1,24), essi possono raggiungere tutti gli uomini e contribuire alla salvezza di tutto il mondo.


Sequela della croce - Anton Wurzinger - I Vangeli proclamano in maniera inequivocabile l’esigenza della sequela (Mt 10,38; Lc 14,27; Mc 8,34 par). La decisione incondizionata per Gesù, richiesta al discepolo, può comportare il martirio per amore di Gesù (Mt 10,34-38). - L’odio del “mondo” preannunciato da Gesù si trasferisce ora sui discepoli (Gv 15,18.20). In queste Parole si riflette la situazione di persecuzione della chiesa primitiva. La persecuzione fa parte della sua origine. - Il martirio può diventare il caso serio per il cristiano. Ma non è lui che se lo va a cercare, perché è richiesta una particolare vocazione (Mt 10,19s).
Questi singoli detti sono oggetto, nella teologia paolina giovannea, di un approfondimento, non secondo la let­tera, ma riguardo al contenuto. Nella morte di croce, Gesù ha assunto il genere umano nella sua morte (2Cor 5,14s). L’esistenza cristiana diventa possibile soltanto a partire dalla croce: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2.20). Nella fede il cristiano pronuncia il suo sì pieno alla croce di Cristo, che dall’ambito della perdizione lo ha trasferito a un’esistenza nuova, redenta, con Dio.
Sequela significa dunque anzitutto: sapere di essere al sicuro in Dio a causa del sacrificio della croce di Cristo. La sequela non può esaurirsi in una malintesa imitatio Christi: o attraverso una immersione satura di misticismo, o attraverso esercizi e mortificazioni ascetici. La sequela esige una risposta totalitaria: non si accontenta dell’affermazione dell’amore verso Cristo, ma si realizza nel proprio atto d’amore verso gli uomini. La vera sequela si manifesta nell’apertura della propria esistenza di grazia ai propri simili (1Gv 3,16). L’amore di Dio, che si è rivelato nell’amore di Cristo sulla croce, vuol continuare a essere presentato nel dono d’amore dei credenti (Gv 13,34; 15,12.17). In questo senso va intesa l’espressione plastica del “quotidiano” prendere su di sé la croce (Lc 9,23) nella semplice vita quotidiana l’amore per i propri simili (1Gv 4,20). Soltanto in questo atto, sia i cristiani anonimi che i non anonimi diventano cristiani a pieno titolo. Il caso serio della sequela si dà così per tutti: nell’adempimento dell’amore del prossimo.


Catechismo degli Adulti

Camminare dietro a Cristo significa camminare nella carità.

817 «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34). Il discepolo di Gesù deve assumere il suo atteggiamento filiale di obbedienza al Padre e al divino disegno di salvezza, che lo ha condotto alla croce e alla risurrezione. «Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9).
Camminare dietro a Cristo significa camminare nella carità, avere i suoi medesimi sentimenti, amare come egli ha amato, fino a dare la vita per i fratelli: «Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli... Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità» (1Gv 3,16-18).
Ma è impossibile amare come Cristo ha amato, se egli stesso non ama in noi; è impossibile andargli dietro, se egli stesso non viene a vivere dentro di noi. Ebbene, comunicandoci lo Spirito Santo, egli entra nella nostra esistenza e la vive con noi, sì che ogni cristiano può dire come Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Egli perciò non rimane un modello esteriore; anzi, viene interiorizzato in virtù dello Spirito.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Camminare dietro a Cristo significa camminare nella carità.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Dio misericordioso, che hai ispirato a santa Chiara un ardente amore per la povertà evangelica, per sua intercessione concedi anche a noi di seguire Cristo povero e umile, per godere della tua visione nella perfetta letizia del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.