IL PENSIERO DEL GIORNO
26 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto” (Cfr. Mt 13,1-9).
La parola del Signore è un seme che può portare moltissimo frutto, se cade su terreno ben disposto. E tuttavia non tutti quelli che ascoltano la Parola del Signore posseggono le migliori disposizioni per accoglierla. Diversi sono i livelli di profondità, nei quali il seme può penetrare; tale diversità è come un monito: occorre offrire buon terreno alla Parola che Dio ci rivolge.
Catechismo degli Adulti
Parola Viva ed efficace
610 Oggi la parola è inflazionata nel chiasso della pubblicità e della propaganda, nel vuoto di tanti discorsi e scritti; perciò la sua reputazione è in ribasso. Si sente dire: «Contano i fatti e non le parole». Ma è veramente così? La parola non è solo informazione: è comunicazione e azione. Provoca gioia e dolore, amicizia e ostilità, reazioni e iniziative. La sua forza costruisce e distrugge, unisce e divide; fa andare avanti la storia non meno dei fatti economici e tecnici.
A maggior ragione è attiva e feconda la parola di Dio che crea, libera, santifica, giudica e sconvolge. «La mia parola non è forse come il fuoco e come un martello che spacca la roccia?» (Ger 23,29). «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,... così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55,10-11. «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4,12).
I giorni del Signore (Commento delle Letture Domenicali, San Paolo): Creatrice e protagonista della storia, la parola testimonia la fedeltà ostinata di Dio, la sua lunga pazienza e il suo assiduo lavoro per la manifestazione della salvezza offerta a tutti gli uomini. Efficace e di una fecondità inaudita, questa parola, venendo da Dio che ha creato l'uomo libero e ha stabilito con la sua creatura un'alleanza d'amore, esige una risposta volontaria fatta di disponibilità, di conversione, di fiducia incessantemente rinnovata in colui che la pronuncia. Gli apparenti insuccessi mettono alla prova tanto il credente quanto il missionario, tentati di perdere fiducia e di lasciarsi vincere dallo scoraggiamento.
Ciascuno infatti vede moltiplicarsi indifferenze, contrasti, defezioni là dove la parabola dovrebbe manifestare la sua efficacia. Gesù stesso ha conosciuto questa situazione, i discepoli che lo attorniavano hanno dovuto anche loro affrontarla: essa resta la grande prova dei credenti e della Chiesa di tutti i tempi, che si sentono dire, con tristezza a ironia: «Dov'è il tuo Dio?» (Sal 41,11). È perciò necessario rileggere, approfondire e meditare la parabola della semente e del seminatore.
Sì, è vero, una parte della semente si perde, perché il seminatore la getta a piene mani e a tutti i venti affinché ne riceva anche l'angolo più appartato del terreno. E difatti, grazie a tale generosità, si vede la fecondità straordinaria di un solo seme che incontra un lembo di buon terreno, poiché «dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta» per uno!
Questione di puro caso o di fortuna, tale diversità di rendimento? Sicuramente no, giacché la parola viene seminata nel cuore dell'uomo. Le pietre e i rovi alludono alla durezza del cuore e alle cure mondane che lo ingombrano. Se il seme resta alla superficie, alla mercé degli uccelli del cielo, è perché l'uomo non lascia che penetri in lui. Se dunque la parola non porta i suoi frutti, ciò dipende dalla mancanza di disposizione in quelli che l'ascoltano.
Questo pressante appello alla responsabilità di ciascuno dev'essere accolto con un'immensa speranza. Il nostro tempo di lunga pazienza e di lavoro assiduo, di sofferenza anche, è il tempo di «un parto che dura ancora», ma che conoscerà ben presto l'ora gioiosa della liberazione. Allora ciò che è ancora nascosto verrà alla luce, e «la gloria dei figli di Dio» si rivelerà, con quella del Cristo uscito dall'ombra del sepolcro e che apparirà sulle nubi raggiante di splendore.
† GAETANO BONICELLI
La Sacra Scrittura va dunque accettata con fede. Non è sempre agevole comprendere il messaggio dello scrittore sacro e uno studio sempre più attento va riservato a tutte le questioni che possono essere sollevate sul piano della storia e della interpretazione dei testi. Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell'uomo. Ma hanno la garanzia di Dio che è quella della efficacia. Qui si innesta quel gioiello di testo del profeta Isaia, il secondo Isaia, che abbiamo letto nella prima lettura. La Parola di Dio scende nel cuore dell'uomo come la pioggia di primavera, fine e senza scrosci, penetra nella terra arida.
Pioggia e neve fecondano la terra; la Parola di Dio converte gli animi. A questo infatti è destinata, come ricorda saggiamente il testo sacro. Nel libro della Sapienza (18,15) si legge che la Parola scende nel mondo dal cielo come un guerriero a rimettere ordine. Anche San Paolo parla della Parola come di una spada (Ef 6,17), «affilata a due tagli» (Eb 4,12), mentre il profeta Amos preconizza un tempo in cui la gente avrà tanta fame, ma non di pane, ma di ascoltare la parola del Signore (cf. Am 8,11).
Proviamo ad esaminarci. Sempre più nelle nostre comunità si moltiplicano iniziative al riguardo. La Lectio biblica è un genere nuovo nella riflessione e nella preghiera. Non potrebbe, anche in questo periodo di vacanza, essere una riserva preziosa per la vita dei cristiani?
Nerses Snorhali, Jesus, 468-469
La parabola del seminatore (Mt 13,3-9)
Io mi sono indurito come roccia;
Son divenuto simile al sentiero;
Le spine del mondo m’hanno soffocato,
Hanno reso infeconda la mia anima.
Ma, o Signore, Seminator del bene,
La pianta del Verbo fa’ in me crescere:
Perché in uno dei tre io porti frutto:
Tra il cento (per cento), il sessanta o anche il trenta.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4,12).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: Dio dei nostri padri, che ai santi Gioacchino e Anna hai dato il privilegio di avere come figlia Maria, madre del Signore, per loro intercessione concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...