IL PENSIERO DEL GIORNO
2 LUGLIO 2017
Oggi Gesù ci dice: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38).
Felipe F. Ramos: Abbiamo nuovamente davanti a noi la parola di Gesù approfondita alla luce dell’esperienza della Chiesa. Gesù chiede una lealtà e una fedeltà assolute alla sua persona, lealtà e fedeltà superiori a quelle che dobbiamo praticare verso gli esseri più amati. Come è possibile questo? È necessario rapportare questa esigenza con l’insistenza dello stesso Gesù sugli obblighi del quarto comandamento (Mc 7,10-13). Ma può avvenire che anche i vincoli più stretti con gli esseri amati si trasformino in un ostacolo per i legami con Cristo e le esigenze che essi comportano.
Questo è stato messo in rilievo, particolarmente in tempi di persecuzione. In casi di concorrenza o di conflitto deve prevalere, nella gerarchia dei valori; il valore supremo.
La fedeltà totale nella sequela di Cristo comporta spesso difficoltà e anche persecuzioni. Accettare il discepolato cristiano senza condizioni, con tutte le implicazioni che porta con sé, è prendere sulle spalle la croce. Si tratta ei discepoli d’un uomo che morì sulla croce. Se i discepoli non possono aspirare a essere da più del Maestro devono essere disposti a morire come lui.
La croce era usata come ornamento ma anche come mezzo per l’esecuzione della pena di morte. Come ornamento era molto diffusa (p. es. nel Messico; anche come segno alfabetico e come complemento del disco solare). Per la pena di morte la croce cominciò ad essere usata dal secolo V a.C.
La croce di Gesù è usata come immagine per indicare la sequela dietro di lui, e perciò essa pone a ciascuno una questione decisiva (1Cor 1,18): se egli vuole essere con Gesù, non si richiedono belle parole, ma gli si chiede piuttosto di prendere e di «portare» (cfr. Lc 8,23) le proprie difficoltà, semplici a complesse, e quelle degli altri. Un tale atteggiamento sembra spesso poco saggio; in ogni caso non è glorioso, ma può essere piuttosto scomodo ed umiliante (cfr. Eb 13,13). Il cristiano sa però che egli si può «gloriare» nella croce di Gesù (Gal 6,14). Il vecchio uomo è stato crocifisso con Cristo (Rm 6,6), nel battesimo egli è morto con lui (Rm 6,3); il nuovo uomo vivrà con lui (Gal 2,19). Specialmente in Giovanni la croce è considerata come segno della vittoria di Gesù. (Fonte: Piccolo Dizionario Biblico)
Liberi dall’angoscia - Catechismo degli Adulti (n. 151): Il regno di Dio libera dalla paura di essere messi al bando dalla società e perfino dal timore di perdere la vita.
Gesù, quando sente dire che Erode Antipa vuole ucciderlo, come ha già fatto con Giovanni Battista, non cambia strada: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada» (Lc 13,32-33).
I discepoli sono chiamati a dar prova dello stesso coraggio. Non temano di essere anticonformisti e diversi dagli altri, di essere insultati e perseguitati; non si lascino sedurre dalla strada larga, dove cammina la maggioranza, o dai falsi maestri, che spacciano dottrine alla moda. Rinuncino all’idolatria del proprio io; mettano da parte le paure e gli interessi immediati, diano la loro vita e prendano la croce, come il condannato che esce dal tribunale e si avvia al luogo del supplizio, in mezzo alla folla che lo schernisce e lo maledice: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,34-35).
«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34). Il discepolo di Gesù deve assumere il suo atteggiamento filiale di obbedienza al Padre e al divino disegno di salvezza, che lo ha condotto alla croce e alla risurrezione. «Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9).
Camminare dietro a Cristo significa camminare nella carità, avere i suoi medesimi sentimenti, amare come egli ha amato, fino a dare la vita per i fratelli: «Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli... Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità» (1Gv 3,1618). Ma è impossibile amare come Cristo ha amato, se egli stesso non ama in noi; è impossibile andargli dietro, se egli stesso non viene a vivere dentro di noi. Ebbene, comunicandoci lo Spirito Santo, egli entra nella nostra esistenza e la vive con noi, sì che ogni cristiano può dire come Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Egli perciò non rimane un modello esteriore; anzi, viene interiorizzato in virtù dello Spirito.
La via maestra della santa Croce - Imitazione di Cristo (Libro II, Cap. XII,1): Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: “allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.
Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua - Santa Teresa Benedetta della Croce (Il Presepio e la Croce): Sulla via crucis, il Salvatore non è solo, e non è soltanto circondato da nemici che lo assillano. Sono anche presenti coloro che lo sostengono: La Madre di Dio, modello di coloro che, in ogni tempo, seguono l’esempio della croce; Simone di Cirene, simbolo di coloro che accettano una sofferenza imposta e, in questa accettazione, sono benedetti; e Veronica, immagine di coloro che l’amore porta a servire il Signore. Ogni uomo che, in seguito, ha portato un destino pesante ricordandosi della sofferenza del Salvatore, oppure ha liberamente fatto opera di penitenza, ha riscattato un po’ dell’enorme debito dell’umanità ed ha aiutato il Signore a portare il suo fardello. Anzi, è Cristo, Capo del Corpo mistico, a compiere la sua opera di espiazione nelle membra che si prestano con tutto il loro essere, corpo e anima, alla sua opera di redenzione.
Possiamo supporre che la vista dei fedeli che lo avrebbero seguito sulla sua via di sofferenza, abbia sostenuto il Salvatore nel giardino degli Ulivi. E il sostegno di questi portatori di croce gli è stato un soccorso in ciascuna delle sue cadute. I giusti dell’Antica Alleanza lo accompagnano tra la prima e la seconda caduta. I discepoli, uomini e donne, che aderirono a lui durante la sua vita terrena lo aiutano dalla seconda alla terza stazione. Gli amanti della croce, che egli ha suscitato e susciterà ancora lungo tutte le vicissitudini della Chiesa combattente, sono i suoi alleati fino alla fine dei tempi. A questo anche noi siamo chiamati.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** ** Accettare il discepolato cristiano senza condizioni, con tutte le implicazioni che porta con sé, è prendere sulle spalle la croce.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…