IL PENSIERO DEL GIORNO

13 LUGLIO 2017


Oggi Gesù ci dice:  “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). 

Una nota di grande rilievo è la raccomandazione di un assoluto disinteresse. Se i discepoli hanno ricevuto gratuitamente mandato e poteri, questi devono essere esercitati gratuitamente. La predicazione non va retribuita, anche se la comunità è tenuta a contribuire al sostentamento dei predicatori (Cf. 1Cor 9,4-6).


Papa Francesco (Tratto dalla Meditazione mattutina del 11 Giugno 2013 - Fonte Osservatore Romano): Povertà e lode di Dio: sono le due coordinate principali della missione della Chiesa, i «segni» che rivelano al popolo di Dio se «un apostolo vive la gratuità». Li ha indicati Papa Francesco durante la messa di stamane, martedì 11 giugno, nella Domus Sanctae Marthae [...]. La riflessione del Pontefice, prendendo spunto come di consueto dalle letture del giorno - tratte dagli Atti degli apostoli (11,21-26; 13,1-3) e dal vangelo di Matteo (10,7-13) - è stata tutta incentrata sul tema della gratutità. Perché, ha spiegato, «la predicazione evangelica nasce dalla gratuità, dallo stupore della salvezza che viene; e quello che io ho ricevuto gratuitamente, devo darlo gratuitamente».
Lo si vede quando Gesù invia i suoi apostoli e dà loro le istruzioni per la missione che li attende. «Sono consegne - ha evidenziato il Santo Padre - molto semplici: non procuratevi oro, né argento, né denaro»; visto che basteranno «le cinture, la sacca di viaggio, le due tuniche, i sandali, il bastone», per il compito loro affidato. Una missione di salvezza, aggiunge Gesù, che consiste nel guarire gli infermi, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni.
Si tratta di una missione, ha specificato Papa Francesco, per avvicinare gli uomini al regno di Dio, per dare loro la bella notizia che il regno di Dio è vicino, anzi è arrivato. Ma - ha subito avvertito - il Signore vuole per gli apostoli «semplicità» di cuore e disponibilità a lasciare spazio «al potere della Parola di Dio». Del resto, ha fatto notare, se essi non avessero avuto una grande «fiducia nella Parola di Dio, forse avrebbero fatto un’altra cosa», ma non avrebbero annunciato il Vangelo.
La frase chiave delle consegne di Cristo ai suoi è appunto: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»: parole in cui c’è tutta «la gratuità della salvezza». Perché - ha chiarito il Pontefice - «noi non possiamo predicare, annunziare il regno di Dio, senza questa certezza interiore che tutto è gratuito, tutto è grazia». È quanto affermava sant’Agostino: Quaere causam et non invenies nisi gratiam. E quando noi agiamo senza lasciare spazio alla grazia, ha affermato il Papa, allora «il Vangelo non ha efficacia».
Del resto, che la predicazione evangelica nasca dalla gratuità lo testimoniano diversi episodi della vita dei primi apostoli. «San Pietro - ha ricordato il Santo Padre - non aveva un conto in banca e quando ha dovuto pagare le tasse, il Signore lo ha mandato al mare a pescare per trovare dentro il pesce la moneta con cui pagare». E Filippo, quando ha incontrato il ministro della regina Candace, non ha pensato di creare «un’organizzazione per sostenere il Vangelo», non ha negoziato; al contrario, «ha annunziato, ha battezzato e se n’è andato». La buona novella, dunque, si diffonde “seminando” la Parola di Dio. È lo stesso Gesù che lo dice: «il regno è come il seme che Dio dà. È un dono gratuito».


Catechismo della Chiesa Cattolica

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

2121 La simonia [Cf At 8,9-24] consiste nell’acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all’opera negli Apostoli, Pietro risponde: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). È impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.


L’amore per i poveri

2443 Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano: “Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle” (Mt 5,42). “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri. Allorché “ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11,5), è segno che Cristo è presente.


Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino - Chi ha la missione di evangelizzare? La risposta ci viene prontamente suggerita dal concilio ecumenico Vaticano II: alla Chiesa «per mandato divino incombe l’obbligo di andare in tutto il mondo e di predicare il Vangelo ad ogni creatura» (DH 13).
Nell’opera della evangelizzazione sono innanzi tutto impegnati i Vescovi, successori degli Apostoli (Cf. LG 18; 22; 24; ecc.), e i presbiteri, in quanto cooperatori del Vescovo (Cf. PO 2; 4; 7).
Ma anche i fedeli devono spendere le loro forze nell’opera della evangelizzazione: «Tutti i fedeli, come membra di Cristo vivente, a cui sono stati incorporati e assimilati mediante il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, hanno l’obbligo di cooperare all’espansione e alla dilatazione del suo corpo, per portarlo il più presto possibile alla pienezza. Tutti i figli della Chiesa devono avere la viva coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico, devono spendere le loro forze nell’opera della evangelizzazione» (AG 36).
Quindi, l’evangelizzazione è frutto di una sincera cooperazione: «Essendo tutta la Chiesa missionaria ed essendo l’opera di evangelizzazione dovere fondamentale del popolo di Dio, il sacro sinodo invita tutti a un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del Vangelo, assumano la loro parte nell’opera missionaria tra le genti» (AG 35).
La constatazione che la Chiesa cattolica «deve operare instancabilmente “affinché la parola di Dio si diffonda e sia glorificata” [2Ts 3,1]» (DH 14), deve suscitare in noi due convinzioni.
A, evangelizzare è sempre un atto profondamente ecclesiale: «La prima convinzione è che evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale. Allorché il più sconosciuto predicatore, catechista o pastore, nel luogo più remoto, predica il Vangelo, raduna la sua piccola comunità o amministra un Sacramento, anche se si trova solo compie un atto di Chiesa, e il suo gesto è certamente collegato mediante rapporti istituzionali, ma anche mediante vincoli invisibili e radici profonde dell’ordine della grazia, all’attività evangelizzatrice di tutta la Chiesa. Ciò presuppone che egli agisca non per una missione arrogatasi, né in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Paolo VI, Esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”, n. 60).
B, l’evangelizzatore deve operare in comunione con la Chiesa: «Come conseguenza, la seconda convinzione: se ciascuno evangelizza in nome della Chiesa, la quale a sua volta lo fa in virtù di un mandato del Signore, nessun evangelizzatore è padrone assoluto della propria azione evangelizzatrice, con potere discrezionale di svolgerla secondo criteri e prospettive individualistiche, ma deve farlo in comunione con la Chiesa e con i suoi Pastori. La Chiesa, l’abbiamo già rilevato, è tutta intera evangelizzatrice. Ciò significa che, per il mondo nel suo insieme e per ogni singola parte del mondo ove si trovi, la Chiesa si sente responsabile del compito di diffondere il Vangelo» (ibidem).
I secoli passati hanno visto da un lato, la diffusione universale del cattolicesimo che ha raggiunto tutti i cinque continenti dall’altro, una diffusione della secolarizzazione che ha portato alla laicizzazione della società e quindi a un forte allontanamento dalla Chiesa. Si è ridotto il numero degli operai, ed è vero, ma è pur vero che quando l’inedia assale il cuore, allora la fede langue e il mondo rimane sempre più indifferente al fatto religioso. Bisogna ripartire dalla gioia dell’incontro con il Risorto e allora i passi ritorneranno a lambire ancora una volta le terre più lontane.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
**** La buona novella, dunque, si diffonde “seminando” la Parola di Dio.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai sollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore ...