IL PENSIERO DEL GIORNO

23 MAGGIO 2017


Oggi Gesù ci dice: “È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi” (Gv 16,7).


Lo Spirito Santo, che Gesù glorificato invierà alla sua Chiesa, unirà la sua testimonianza a quella di Gesù (Gv 3,11), perché la giustizia della causa del Salvatore sia manifesta agli occhi dei credenti, metterà in piena luce il peccato del mondo che è l’incredulità, e manifesterà il senso della morte di Gesù: la disfatta definitiva e la condanna perpetua del principe di questo mondo.


Salvatore Alberto Panimolle

LA GLORIFICAZIONE DI GESÙ

Lo Spirito della verità è inviato ai discepoli, affinché renda testimonianza a Gesù e introduca i cristiani nel cuore della rivelazione; in tal modo egli renderà gloria al Figlio di Dio, dopo aver convinto il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio (Gv 16,7ss). Lo Spirito santo in realtà è orientato completamente verso il Cristo; egli non deve svolgere una funzione autonoma, indipendente o in opposizione con la rivelazione di Gesù. Come il Figlio vive per il Padre (Gv 6,57) e lo scopo della sua missione è la gloria del Padre (Gv 7,18; 8,49s; 13,32; 14,13), eseguendo in modo perfetto la sua volontà (Gv 4,34; 5,30; 6,38 ecc.), così lo Spirito è donato ai credenti con il fine di glorificare il Cristo. In effetti egli svelerà ai discepoli il bene di Gesù, cioè la sua rivelazione e la sua persona divina (Gv 16,14), farà assimilare da essi la verità del Cristo, richiamando alla loro mente e alloro cuore le sue parole (Gv 14,26).
Lo Spirito della verità non porterà una nuova rivelazione, ma la sua azione didattica interiore ha per oggetto il mistero del Figlio di Dio, ascoltando la sua parola e manifestandone il significato profondo, in modo da farla accogliere (Gv 16,12ss). Quindi non solo il Padre glorifica il Figlio (Gv 8,54; 13,32; 17,1 ecc.), ma anche lo Spirito santo (Gv 16,14).


Catechismo della Chiesa Cattolica


CCC 692 Gesù, quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama “Paraclito”, letteralmente: “Colui che è chiamato vicino”, “ad-vocatus” (Gv 14,16; 14,26; 15,26; 16,7). “Paraclito” viene abitualmente tradotto “Consolatore”, essendo Gesù il primo consolatore. Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo “Spirito di verità” (Gv 16,13).

CCC 1287 Questa pienezza dello Spirito non doveva rimanere soltanto del Messia, ma doveva essere comunicata a tutto il popolo messianico. Più volte Cristo ha promesso questa effusione dello Spirito, promessa che ha attuato dapprima il giorno di Pasqua e in seguito, in modo più stupefacente, il giorno di Pentecoste. Pieni di Spirito Santo, gli Apostoli cominciano ad “annunziare le grandi opere di Dio” (At 2,11) e Pietro afferma che quella effusione dello Spirito sopra gli Apostoli è il segno dei tempi messianici. Coloro che allora hanno creduto alla predicazione apostolica e che si sono fatti battezzare, hanno ricevuto, a loro volta, il dono dello Spirito Santo.

CCC 91 Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l’unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa e li guida “alla verità tutta intera” (Gv 16,13).

CCC 388 Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il Popolo di Dio dell’Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, significato che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo. Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere “il mondo quanto al peccato” (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore.

CCC 243 Prima della sua Pasqua, Gesù annunzia l’invio di un “altro Paraclito” (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione, che già aveva “parlato per mezzo dei profeti”, dimorerà presso i discepoli e sarà in loro, per insegnare loro ogni cosa e guidarli “alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un’altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.

CCC 2673 Nella preghiera, lo Spirito Santo ci unisce alla Persona del Figlio unigenito, nella sua umanità glorificata. Per essa ed in essa la nostra preghiera filiale entra in comunione, nella Chiesa, con la  Madre di Gesù.


Catechismo Tridentino (Articolo VIII,100)

Lo Spirito Santo terza Persona

Bisogna spiegare accuratamente ai fedeli che lo Spirito santo è Dio nel senso che costituisce una terza Persona nella natura divina, distinta dal Padre e dal Figlio, e prodotta per via di volontà. Tralasciando gli altri testi scritturali, la forma del Battesimo insegnataci dal Salvatore chiaramente mostra che lo Spirito santo è una terza Persona, per sé sussistente nella natura divina, e distinta dalle altre (Mt 28,19). Anche le parole dell’Apostolo sono chiare in proposito: La grazia del signor nostro Gesù Cristo, la carità di Dio e la partecipazione dello Spirito siano con tutti voi. Cosi sia (2Cor 13,13).


Paolo VI (Udienza Generale, 17 maggio 1967):

Come custodire il «Dulcis Hospes animae»

«Con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione con (Cristo) suo Sposo. Poiché lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù “Vieni” (cfr. Apoc. 22,17). «Così la Chiesa universale si presenta come “un popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”» (Lumen Gentium, 4). Da questa stupenda sintesi dottrinale noi trarremo due semplici, ma importanti conclusioni. La prima riguarda i rapporti della nostra anima con lo Spirito Santo, il culto cioè che dobbiamo alimentare, nel segreto del cuore e nell’espressione della preghiera, con questo ineffabile «dulcis Hospes animae», soave ospite dell’anima; un culto che comincia con il senso interiore della sacralità, che ogni cristiano, reso dal battesimo tempio dello Spirito Santo (cfr. 1Cor. 3,16), deve avere di se stesso, con l’affinamento della coscienza, per la quale è «picciol fallo amaro morso» (Purg. 3,9), e alla quale una cosa preme sopra tutte, l’essere in grazia di Dio, essere vigilante nell’amore e nella fedeltà al Dio presente; e un culto che arriva a riconoscere nello Spirito Santo il principio stesso della preghiera, da Lui derivando a noi la beata possibilità di proferire il nome di Gesù (1Cor. 12,3), e la mistica sorgente della più commossa orazione (Rom. 8,26), e a Lui riconoscendo, come fosse passato sopra la sua Chiesa, il rinnovamento liturgico del tempo nostro (Sacr. Concilium, 43). Fra tutte, la prima devozione nostra dovrebbe essere allo Spirito Santo.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Fra tutte, la prima devozione nostra dovrebbe essere allo Spirito Santo.
Questa parola cosa ti suggeriscono?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale,  così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…